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Lou von Salomé, la prima donna psicanalista

«Da quali stelle siam caduti per incontrarci qui?»

F. W. Nietzsche a Lou von Salomè, incontro davanti alla Basilica di San Pietro.

1.

Nella vita di ogni uomo fa irruzione sempre una donna fatale, una donna straniera proveniente da terre lontane. L’azione della donna straniera è fonte di grandi delusioni e di profondissime crisi, specie quando l’interessata mostra una forza ed un’indipendenza di carattere fuori dal comune.

Il ruolo della donna fatale e straniera si adatta molto a Lou von Salomè (1861-1937), la “bella e affascinante russa” che Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900) amò disperatamente. Questa donna lasciò un segno profondo nel suo cuore e determinò una profondissima crisi durante la quale Nietzsche scrisse il suo capolavoro: Così parlò Zarathustra.

In ragione di ciò, Lou è onnipresente in tutti i manuali di filosofia, nelle introduzioni ai libri di Nietzsche o nei saggi a lui dedicati. Allo stesso tempo, questa sfortunata vicenda l’ha condannata e ridotta ingiustamente all’archetipo della donna straniera che ha infranto il cuore di Nietzsche, il filosofo del Superuomo.

Negli ultimi decenni, con la pubblicazione dell’edizione storico-critica delle opere di Nietzsche gli storici hanno cercato di fare luce su molti eventi della vita del filosofo e su Lou von Salomè. Com’è evidente, filosofia e biografia, in questo specifico caso, sono strettamente connesse.

2.

Ma chi era Lou von Salomè?

Lou era la sesta figlia di un generale russo al servizio dello Zar presso il Palazzo d’Inverno. Quando nacque, il padre aveva compiuto 53 anni. Indossava sempre la divisa e rispettava sua moglie. Tuttavia le sue decisioni erano definitive ed irrevocabile e talvolta aveva attimi di ira. Soprattutto verso il padre conserverà una profonda venerazione.

La sua era una famiglia cosmopolita e che dava molto spazio allo studio e alla cultura.  La presenza di fratelli più grandi fu la sua fortuna perché assorbì molto dalle loro letture e dai loro studi.

A 16 anni perse la fede e divenne atea. Poco dopo decise di studiare con il pastore Hendrick Gillot, che ben presto si innamorò di lei e le propose di sposarla. Le disse chiaramente che avrebbe divorziato dalla moglie pur di sposarsi con lei. Lou rifiutò in modo deciso e – in qualche modo – rimase profondamente scossa dall’episodio.

Insieme alla madre intraprese numerosi viaggi. Soggiornò per un certo tempo a Zurigo dove frequentò l’università. A quell’epoca le donne che frequentavano l’università erano pochissime e pochissime erano laureate.

Su consiglio dei medici lasciò Zurigo per l’Italia dove conobbe Paul Reè, giovane pensatore di origine ebraica che faceva parte delle conoscenze della scrittrice femminista Malwida von Meysenbug (1813-1906). Tramite Paul, Nietzsche conobbe Lou e se ne invaghì. Le diede appuntamento presso la basilica di San Pietro a Roma ed esordì dicendo: «Da quali stelle siam caduti per incontrarci qui?».

Intanto, Reè si era innamorato di Lou e si era fatto avanti chiedendo di sposarla e ottenendo solo un rifiuto. I tre decisero di portare avanti dei progetti culturali che, ben presto, naufragarono per gli impegni e perché Nietzsche si innamorò perdutamente di Lou. Prese a frequentarla più assiduamente, a tempestarla di lettere. La portò in gita presso il lago d’Orta (5 maggio 1882). Su Monte Sacro i due forse ebbero alcuni momenti di maggiore intimità. Nietzsche serbò un ricordo profondo di questo evento. Sicuramente gli diede un valore e un significato esagerato, al contrario di Lou. Più volte le fece proposte di matrimonio che furono respinte. Varie volte arrivò a baciarla in pubblico con grande scandalo. Con lei visse un altro momento di forte intesa a Tautenburg. Di questa periodo rimangono molte testimonianze scritte (Il diario di Tautenburg, il Libro di Stibbe). Ma Lou fu irremovibile: non voleva assolutamente convolare a nozze né con lui, né con Paul, né con nessun altro uomo. Emerse palesemente il suo complesso rapporto con il corpo e la sessualità.

Le conseguenze su Nietzsche furono molto devastanti ed evidenti. Il filosofo ruppe ogni rapporto con Richard Wagner e cominciò a criticare aspramente il Parsifal. Abbandonò precipitosamente l’Università di Basilea.

In una lettera del luglio 1882, Lou scriveva a Ida Overbeck:“Purtroppo non posso avvalermi della prima prospettiva di alloggio a Vienna temo infatti che le condizioni poste dalla signora von Wagner limiterebbero troppo la mia libertà di rapporti con i nostri comuni amici – quella libertà che, per raggiungere i nostri scopi, debbo anteporre a tutto. D’altro canto trovo naturale che la mia sistemazione incontri dovunque difficoltà pratiche analoghe a quelle create da questa signora – per quale motivo si dovrebbe dar fiducia a una ragazza straniera? Nelle nostre insolite condizioni ciò si può conquistare soltanto a poco a poco, una volta pazientemente superati tutti i pregiudizi naturali. Ma noi ci riusciremo – io guardo con fiducioso coraggio alla vita, che finora mi ha fatto superare tutti gli ostacoli felicemente, anche se non senza combattere.” (F.W. Nietzsche, P. Reè, L. Salomè, Triangolo di lettere, pag. 186-187). Parole molto forti, se si considera che Lou aveva solo 21 anni.

Con un carattere del genere, lo scontro con la madre e la sorella di Nietzsche era inevitabile. Franziska, madre del filosofo, odiò Lou sin dal primo incontro e la classificò come “donna immorale”. Anche la sorella Elisabeth si schierò apertamente contro di lei. Provava nei suoi confronti una repulsione quasi fisica Riteneva che fosse una specie di mantide e di mangiauomini. La accusò apertamente di avere insidiato pure suo marito, Bernhard Forster. A nulla servirono i chiarimenti e le spiegazioni di Lou, che non voleva sposare Friedrich e che disprezzava l’antisemita marito di Elisabeth.

La madre e la sorella di Nietzsche avviarono una campagna volta a screditare Lou in società.

Distrutto dalla delusione, amareggiato dall’ostilità della famiglia il filosofo rivolse i suoi attacchi contro Reè. La gelosia lo divorò totalmente e cadde in una profonda crisi. In qualche modo ne uscì solo con la stesura e pubblicazione della sua opera più famosa: Così parlò Zarathustra.

Da allora i tre si divisero e non si rividero mai più. Nietzsche per anni serbò rancore contro la ragazza, contro la madre e la sorella e contro tutti gli amici e conoscenti che avevano avuto una qualche parte in questa storia.

3.

Messo da parte Nietzsche, Lou continuò a studiare e pubblicò svariate opere. Era sempre insidiata da uomini che, affascinati dalla sua bellezza e dalla sua intelligenza, la chiedevano in sposa, ricevendo solo secchi rifiuti. Si sposò con Carl Friedrich Andreas, uno studioso di lingue orientali che aveva un carattere profondamente autoritario. Per mostrare la sua forza di carattere, pare che mettesse la mano su una candela accesa senza temere di bruciarsi o di ustionarsi. Il matrimonio non fu felice e non fu mai consumato per reciproca scelta dei due. Andreas si unì alla governante, con cui ebbe un figlio. Probabilmente, la russa vedeva nel marito solo un sostituto del suo anzianissimo padre.

Lou continuò a vivere in modo indipendente e a viaggiare. Si innamorò perdutamente del poeta Rainer Rilke, di quindici anni più giovane. Con lui, a 36 anni, ebbe il primo rapporto sessuale. Ne intuì il genio e si prodigò per inserirlo nei circoli letterari e per pubblicare le sue opere. Gli insegnò il russo affinché leggesse Dostoevskij e Tolstoj in lingua originale. Divenne la sua musa ispiratrice.

4.

Viaggiava in continuazione. Frequentò Bayreuth dove Richard Wagner aveva costruito il suo teatro. Visitò Parigi e Berlino. Soggiornò a Vienna. Tutte queste scelte non furono determinate da ragioni turistiche o di diletto ma da precise scelte culturali e di ricerca.

Si interessò, infatti, alla psicanalisi ed incontrò Sigmund Freud con il quale ebbe un’intesa collaborazione intellettuale e professionale. Lou fu una delle prime donne psicanaliste ed ottenne anche successo in questa professione. Il suo libro Erotik fu un best-seller di successo.

Dell’amicizia e della collaborazione professionale tra Freud e Lou è stato formato un epistolario. Alcuni ritengono che Lou abbia sedotto anche il padre della psicanalisi.

5.

Lou von Salomè rifiutò sin dalla giovane età la religione e Dio. Con la madre frequentò a Zurigo tutti i circoli intellettuali liberali e socialisti. La sua vita potrebbe essere ricollegata a quelle di Marie Curie e di Maria Montessori, che negli stessi anni frequentavano l’università ed eccellevano nelle loro materie.

A differenza di Marie Curie e di Maria Montessori, Lou era anche molto bella e affascinante e con una fama di donna fatale. Questa sua fama le creò sempre numerosi problemi soprattutto tra le donne. Tra le sue nemiche ci furono proprio la madre e la sorella di Nietzsche che provenivano da famiglie religiosissime non potevano che rifiutarla.

La sua vita mostra anche come anche negli ambienti più progressisti della fine del XIX secolo, l’emancipazione della donna fosse ammessa solo a parole ma non accettata. I vari Gillot, Reè, Nietzsche immaginavano per lei solo un placido futuro da mogliettina che assecondasse le loro passioni culturali. Le posizioni di Sigmund Freud sulla sessualità femminile erano la trasposizione in chiave psicanalitiche della misoginia provenienti dai teologi cristiani. Con una notevole forza, Lou rifiutò chi la voleva ridurre a placida mogliettina e criticò da psicanalista le posizioni “misogine” di Freud.

Lou non era solo una bella donna, era soprattutto una donna colta che aveva un notevole intuito verso il genio e verso le questioni fondamentali filosofiche e politiche della sua epoca. Ha pubblicato numerosi romanzi e racconti. Ha dedicato grande attenzione alle opere di Ibsen. Conosceva molto bene gli scritti di Dostoevskij e di Tolstoj. Come filosofa ha riflettuto sull’io, sull’inconscio e su Dio. Come psicanalista ha approfondito la figura paterna, il tema della sessualità femminile e dell’erotismo.

A lei si deve la prima biografia di F. Nietzsche che va letta insieme a quella di Elisabeth Nietzsche. Le due donne continuarono ad odiarsi sino alla morte e a contendersi un posto nella biografia del filosofo. Elisabeth scrisse molte pagine contro Lou, in particolare sul periodo in cui il fratello abbandonò definitivamente l’università di Basilea.

Erano due donne totalmente agli antipodi. Elisabeth era religiosissima e profondamente conservatrice. Non nascose mai il suo favore verso il nazionalsocialismo. Lou, al contrario, era cosmopolita, libera, profondamente influenzata dai circoli intellettuali liberali e socialisti.

Nietzsche ne intuì la grande intelligenza, l’originalità e la genialità. Perché fu rifiutato?

Contestando il ritratto di Friedrich Nietzsche compiuto da Lou nella sua biografia, è possibile dire che il filosofo era un uomo molto modesto e quasi ridicolo. Non era forte. Era fortemente miope. Indossava spesso occhiali verdi. Era estremamente riflessivo e timidissimo. Nella sua filosofia, molti temi sono l’espressione di ciò che avrebbe voluto essere ma che non era. Desiderava essere forte e in salute. Desiderava essere carismatico all’università e nella sua vita sentimentale. Desiderava realizzare grande imprese in cui era fondamentale avere un corpo forte e atletico. Ma egli non era né forte, né atletico. Nella foto con la divisa da militare è ridicolo. Aveva le pupille di dimensione diversa per un difetto congenito ed era leggermente strabico. La miopia e le continue emicranie lo spinsero verso l’introspezione e la riflessione filosofica. In essa spesso emerge la ricerca di un’autenticità e sincerità nella vita concreta da assaporare con “bianchi denti voraci”. Rifiutava la sua condizione di perenne invalidità. Nietzsche fu un baby-pensionato all’età di 34 anni, quando lasciò la cattedra universitaria. Le alte cime della filosofia furono l’unico modo per potere uscire dalla sua condizione di sofferenza fisica e psichica.

Lou era bellissima e mordeva la vita “con bianchi denti voraci”, rubava l’amore con gli occhi, faceva disperare gli uomini. Nietzsche forse intuì in lei, quella parte di sé che gli mancava. Non capiva che non avrebbe mai potuto sottomettere quella ragazza a sé, né per l’amore, né per la cultura, né sull’altare di qualsiasi filosofia. Non aveva il fisico e il carisma. Di lui, Lou disse che era un genio e una mente, ma null’altro. Nietzsche non era un uomo né un superuomo. Le sue idee si scontrarono con la realtà e con la bellezza di Lou. La sua mente si arenò davanti ai problemi con la sessualità che Lou aveva e che cercò di chiarirsi e di chiarire con la psicanalisi. Spesso gli uomini commettono l’errore di considerare una “bella ragazza” come un sinonimo di perfezione, mentre in realtà spesso le “belle ragazze” hanno molti problemi con sé stesse, con il proprio corpo, con i propri desideri e con la propria sessualità. Nietzsche si illuse del fatto che Lou lo avesse capito e che lo amasse. Nel caso specifico, Lou era una bella ragazza, era straniera, era colta e aveva 21 anni.

Lou riuscì a raggiungere una sua dimensione nel misterioso triangolo composto da filosofia (Nietzsche), poesia (Rilke) e psicanalisi (Freud) con l’indipendenza e la libertà.

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