Brevi

Catania, le Metamorfosi di Nino Romeo da Ovidio al Bastione degli Infetti

Da giovedì 21 a domenica 24 settembre alle ore 21,00 al Bastione degli Infetti (Catania, Antico Corso – via Torre del Vescovo) GRIA Teatro, in collaborazione con il Comitato Antico Corso, presenterà lo spettacolo teatrale

METAMORFOSI

scritto e diretto daNino Romeo

da Publio Ovidio Nasone

con Graziana Maniscalco, Matilde Piana, Pietro Cucuzza

assistente alla regia Salvatore Valentino 

costumi Serena Siclari 

direzione tecnica Giuseppe Romeo

durata dello spettacolo 60 minuti

ingressointero 10,00 – ridotto 7,00

info e prenotazioni 380 2676235

Nino Romeo ha scritto tre pièce teatrali, tra loro collegate in uno spettacolo organico, ispirandosi a tre miti ovidiani: Eco e NarcisoSalmace e ErmafroditoProgne e Filomela.

I primi due racconti hanno per protagonisti due adolescenti bellissimi ma refrattari alle passioni amorose. Ambedue sono attratti dalle fonti d’acqua: ed è in questi luoghi che si consuma il loro tragico destino.

Narciso, insidiato da Eco, ninfa senza corpo e solo voce, si ritrova in una fonte e, chinandosi, vede la sua immagine riflessa nell’acqua: se ne innamora perdutamente; cerca di raggiungerla, ignaro che colui per cui brama è la sua stessa persona. Stremato dal desiderio, si distende sull’erba; e muore d’amore.

Ermafrodito, figlio di Ermes ed Afrodite, dai quali prende il nome, si trova ad una fonte dove abita la ninfa Salmace che, vedendolo, si infiamma d’amore per lui. Credendo d’esser solo, Ermafrodito si denuda ed entra in acqua. Salmace non sa trattenersi: si spoglia, lei pure, e gli si avventa. Ma Ermafrodito non accetta il contatto e l’allontana. Ne segue una lotta; la ninfa avvinghiata al giovane, lui che si dimena tra le sue braccia. Lei si rivolge agli dei affinché quell’abbraccio non si sciolga mai. Così, Ermafrodito assume sembianze di uomo e di donna, pur non essendo né l’uno né l’altra.

Il terzo mito scelto ha lo sviluppo della tragedia classica.

Progne e Filomena, figlie di Pandione, re di Atene, sono legate, l’una all’altra, da un amore indissolubile che, però, viene sciolto dal padre quando, per ingraziarsi il potente re tracio Tereo, uomo rozzo e rude, gli da in sposa la primogenita Progne. Tereo conduce Progne nella lontana Tracia. Dalla loro unione nasce Iti. Dopo anni, Progne supplica il marito di andare ad Atene e recarle la sorella. Tereo parte con le sue navi. Appena il re tracio vede la bella Filomena, viene scosso da una passione incontenibile e, giunto in Tracia, abusa di lei in una stalla abbandonata. All’indicibile violenza, seguiranno vicende –oggi le definiremmo grandguignolesche-  che porteranno alla catastrofe finale.

Spiega Nino Romen: “Ho riscritto il mito di Narciso, assecondando la narrazione poetica ovidiana. Il mito di Ermafrodito è affidato ad una narratrice che lo racconterà, dapprima, in modo colloquiale, quasi domestico; per poi virare in toni descrittivi che diverranno epici al momento della lotta tra i due sessi che, infine, si congiungono.  Sarà la stessa Progne, ormai avanti negli anni, a raccontare la tragica storia sua e della sorella, mentre la muta Filomela sottolineerà con gesti e contrazioni mimiche lo strazio che, ancor oggi, prova a rievocare quei fatti. Non si tratta di esercizi di stile ma di declinazioni diverse nell’affrontare la contemporaneità del mito”.

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