Politica

Un tempo la politica era partecipazione

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, così recita l’art. 49 della Costituzione Italiana, tema argomentativo della conferenza “Democrazia, Costituzione e Partiti: la partecipazione dei cittadini tra passato, presente e futuro”.
L’incontro, tenutosi nella sala Convegni Alice Anderhub dell’Aias di Acireale, organizzato dalla diocesi di Acireale e fortemente voluto dal vescovo Antonino Raspanti, ha posto l’accento sulla partecipazione civica alla vita politica.
La conferenza ha promosso i principi della legalità e della cittadinanza attiva e consapevole, tramite un approccio storico-critico- sociale. Una riflessione sui valori costituzionali e una discussione sulle numerose tematiche che il testo costituzionale offe. La Costituzione, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 (promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 1947), riafferma il principio di sovranità del popolo, dopo la sconfitta dei totalitarismi europei di impronta nazi-fascista. La regolamentazione dei partiti politici è la conseguenza storica di una contingenza di ordine politico-sociale che trova formula di garanzia nell’articolo 49. Invero l’articolo 49 rappresenta una sorta di elemento di comunicazione tra la società e lo stato. Sono i cittadini ad essere chiamati a concorrere alla vita politica, per mezzo di quegli elementi costitutivi di uno stato democratico, quali sono i partiti. L’articolo 49 richiede e presuppone il metodo democratico come unica formula ammessa dal nostro sistema per una corretta partecipazione dei cittadini alla vita democratica della nazione. Al di là delle ovvie motivazioni etiche e politiche, la democrazia non è solo costruzione istituzionale, ma impegno, collaborazione e maggiore partecipazione alle scelte collettive e al confronto nell’ odierno dibattito politico e giuridico:
“Il dibattito politico si è modificato, com’è naturale che sia, nel corso degli ultimi cinquant’anni. Dal secondo dopoguerra ad oggi, i meccanismi di formazione del consenso hanno dovuto fare i conti con gli sviluppi incalzanti della tecnica e delle tecnologie nell’ambito della comunicazione. Ciò ha prodotto nuovi meccanismi di investimento del capitale, da cui i cittadini e le stesse formazioni politiche, in quanto enti concreti, inevitabilmente attingono. Ciò avviene non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa e del mondo. In gioco c’è, dunque, non solo il futuro del nostro territorio, ma anche la creazione e il consolidamento di relazioni sane tra comunità e popoli diversi”, come da comunicato stampa.
Protagonisti del dialogo sono stati i deputati regionali Nicola D’Agostino e Nuccio Di Paola, gli ex parlamentari nazionali ed ex ministri Anna Finocchiaro (in video conferenza da Roma) e Calogero Mannino che, insieme al vescovo Raspanti e al giornalista Salvo Fallica, hanno offerto spunti di riflessione circa i problemi che affliggono le relazioni sociali nel contesto attuale.
“Questo è un tempo in cui il cittadino si esclude dalla vita politica, in cui primeggia la forza di altri poteri, dislocati nel mondo virtuale della rete”, ha detto Anna Finocchiaro.
“La partecipazione dei cittadini è condizione fondamentale della vita democratica. Si muove e si impianta l’organizzazione della vita politica che passa attraverso i partiti ormai a gestione molto personale. Non più una gra tra partiti, ma tra uomini. I partiti sono personali e si immiseriscono”, ha affermato Calogero Mannino.
“Assistiamo ad una crescita costante di violenza sociale e in modo proporzionale notiamo come il dibattito pubblico si sia ridotto notevolmente nell’ambito delle proposte, salvo poi manifestarsi esclusivamente nella lamentela e negli scontri, non appena vengono a mancare alcuni servizi. In quanto cristiani, non possiamo rimanere sordi dinanzi al grido di una comunità civile che richiede attenzione e proposte lungimiranti. Vivere e organizzare un partito è un fenomeno democratico che garantisce la vita della Repubblica. Essenziale allo svolgimento della vita politica è la nostra Costituzione che disciplina il diritto e la responsabilità. Quello della partecipazione politica oggi non è un argomento qualunque, bensì il tema principale sul quale si basa il funzionamento dell’apparato amministrativo di un territorio”, ha dichiarato il vescovo Raspanti.
“Nei primi quarant’anni della Repubblica c’era l’impegno. E c’era il riconoscersi da una parte o da un’altra che creava dibattito, confronto, tensione, scontro. Succedeva a scuola, nei luoghi di lavoro, in piazza, sui giornali, dentro le sedi di partito che ormai non esistono più. Ancora negli anni 70 e 80, fino al crollo del Muro, i partiti avevano un ruolo egemone: erano fini. E si stava dentro o si votava per, con enorme convinzione: la convinzione di una fede. Era ancora il tempo delle ideologie. Oggi sono diventati mezzi: contenitori molto similari tutto fra di loro in termini valoriali, dei frullatori dove le leadership prevalgono sugli stessi partiti e per cui lo stesso significato di partito diventa impalpabile. La domanda allora è: quale nuovo ruolo i partiti hanno assunto negli ultimi 30 anni per difendere la Costituzione e praticare la democrazia? Cosa dobbiamo aspettarci dall’impegno dei partiti? Non dimentichiamo che sono odierni due temi dirimenti e preoccupanti: la modifica della Costituzione con il cosiddetto Presidenzialismo e con l’Autonomia Differenziata. In un contesto in cui il popolo ha sempre meno voglia, quando chiamato in causa, di diventare elettore”, ha concluso D’Agostino.

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