L'Intervista

Sasà Salvaggio in versione Paladino della Risata

Con lo spettacolo “Pupiata siciliana”, Sasà Salvaggio, classe 1968, comico palermitano doc sarà in scena al Teatro Angelo Musco di Catania dal 22 febbraio fino a domenica 10 marzo. Lo abbiamo sentito telefonicamente il giorno prima dello spettacolo per farci raccontare alcune sfaccettature del suo spettacolo e per parlare del suo personaggio a trent’anni di stanza di suoi esordi. 

Sasà Salvaggio da dove è nata l’idea di questo spettacolo?

Facciamo la classica pupiata e poi io stesso vestirò i panni di un vero pupo siciliano, mi trasformo nelle vesti di Rinaldo nel tentativo di difendere la mia sicilianità. Questo spettacolo ebbe un successo enorme nel 2018 a Palermo, poi l’ho interrotto. A Catania non l’ho mai fatto. Giovedì 22 febbraio è il mio debutto.

Traccerà molto quelli che sono i vizi e le virtù dei siciliani a 360 gradi. Cosa le piace di più del carattere dei siciliani?

I siciliani sono un popolo complicato: mi piace la loro generosità, mentre altre volte non hanno alcun tipo di rispetto, non hanno educazione civica e neanche quella generale del saper vivere, ma ogni volta che trovo il siciliano che non va, mi rincuora incontrare un siciliano che mi fa ricredere per le sue spiccate doti che ci contraddistinguono. Speriamo nel futuro trovare più siciliani che facciano il bene della Sicilia che quelli che non ci tengono tanto, speriamo di aumentare la percentuale. Dobbiamo essere positivi.

Quando Sasà Salvaggio si cala nelle vesti del paladino Rilando, cosa riesce a dire meglio?

Io ci “cafuddu”, negli spettacoli faccio vedere l’enorme cultura della Sicilia.  Metto in evidenza pregi e difetti, sottolineo le incoerenze – e ce ne sono tante. Abbiamo una terra meravigliosa ma purtroppo non la rispettiamo come dovrebbe essere.

Come sogna la Sicilia fra 30 anni?

Vivo nella speranza che sia migliore, ma guardando ai tempi  e alle cose che succedono nel mondo, non so se cambierà tanto. Ovviamente spero bene dal punto di vista ambientale, di avere una regione moderna, anche se ne abbiamo strada da fare, ma dobbiamo essere speranzosi. 

E, invece, come si immagina fra 30 anni lavorativamente?

Con più di 30 anni di esperienza alle spalle, quando mi sveglio la mattina io ringrazio di esserci, mentre ci sono persone che danno tutto per scontato, che per loro ogni la mattina cominci una routine. Mentre o apprezzo tutto, anche l’aria che respiro. Spero di poter stare bene, di continuare a lavorare, non fumo, non bevo faccio sport. Ogni siamo qua, domani chi lo sa…

Quali traguardi lavoratovi ancora vorrebbe raggiungere?

Nella mia carriera trentennale ho fatto di tutto, ma in questo periodo sto raccogliendo i frutti delle piante seminate tanti anni fa con questa idea del rilancio della Sicilia nel mondo e devo dire che sta avendo un enorme successo. Tutti questi spettacoli che faccio all’estero hanno amplificato il mio lavoro. Mi chiamano ovunque, molto estero, è una tournée infinita. Non mi posso lamentare. Io penso che un artista non si fermi mai. Ovviamente cambia, si evolve, ma non si ferma mai, finché si ha la salute che ci ti accompagna.

Qual è il suo motto?

Lunga vita al mio nemico perché possa vedere la mia vittoria. E’ meravigliosa. Siccome purtroppo uno degli aspetti negativi dei siciliani è l’invidia, che mostra inferiorità a chi la prova, me ne guardo bene. Io sono uno che non sono invidioso, ho sempre camminato per la mia strada e non ho mai augurato il peggio a nessuno. Io invece auguro al mio nemico di vedere la mia vittoria, perciò figurati.

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