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Io non sono morto: chiamami!

Un abbandono immediato, consumatosi il giorno stesso del parto, quando ricorreva l’anno 1974. Venuto al mondo e subito abbandonato. Un piccolo bimbo, un neonato accudito da tre amorevoli suore e messo in adozione. Poi, l’arrivo di una famiglia ad assicurargli un’esistenza dignitosa. Nella lettera che segue, dopo 46 anni, la ricerca pacata della propria madre biologica. La speranza è di riuscire a riunire mamma e figlio. Raggiungere l’obiettivo è possibile, il sogno di un figlio con la collaborazione può realizzarsi.

Diventare genitori è una delle esperienze più meravigliose nella vita di un uomo, ma per alcuni può anche rappresentare una sfida insormontabile. Non è insolito, ad esempio, che una donna partorisca un bambino e che, dopo il parto, le venga detto dagli operatori sanitari: mi dispiace, suo figlio è nato morto, e invece non è vero.
Per lei, che mi ha dato alla luce portandomi in questo mondo. La ringrazio. Grazie perché senza di lei non avrei mai conosciuto questa vita meravigliosa.
Cara Signora, non so se riuscirà a leggere questa lettera. Le scrivo perché voglio ringraziarla. Sono nato il giorno 22 settembre dell’anno 1974, presso l’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa Ibla, nato e abbandonato lo stesso giorno e, stando a quanto mi risulti dalle informazioni che sono riuscito ad ottenere, quel giorno le hanno detto che io sono nato ‘Deceduto’. Bene! Non è vero nulla, sono vivo, ho una famiglia. Sono marito di una Donna fantastica che mi ha donato 3 meravigliosi figli. Il giorno della mia nascita, mi hanno dato il nome di Elio Vittorio Puini. E grazie alla mano divina, il 13 marzo del 1975, sono stato adottato da una meravigliosa famiglia. Ho cambiato non solo il cognome ma anche il nome e oggi il mio nome è un altro. I dati anagrafici e il numero di telefono le verranno forniti dalla redazione. Quante le ricerche fatte per cercare lei, ricerche non andate a buon fine. Le scrivo qua. Mi piacerebbe conoscerla, un giorno, e stringerle la mano, solo per dirle grazie. Grazie di avermi messo al mondo, grazie per avermi partorito in ospedale e per avermi lasciato lì, nelle mani di 3 fantastiche Suore del Sacro Cuore: Suor Massimina, Suor Stella e Suor Biagina, che oggi purtroppo (queste meravigliose donne) non sono più tra noi, ma voglio comunque ricordarle. Spero che qualcuno possa farle leggere questa lettera. Magari qualche amico che conosce la nostra storia.
Ho riflettuto su cosa possa spingere qualcuno ad abbandonare un neonato e non ho trovato risposta. Ma, in fondo, l’unica cosa che conta è che ho trovato una mamma e un papà che mi hanno voluto bene. E non solo loro ma tutta la famiglia, dai nonni agli zii, e le voglio dire che il bambino che ha portato in grembo per 9 mesi, che ha poi dato alla luce, beh quel bambino, Elio Vittorio Puini, non è morto”.

Chiunque conosca la storia e volesse rendersi utile e contribuire, può contattare la Redazione al seguente indirizzo di posta elettronica redazione@sikelian.it, oppure può telefonare al numero di cellulare 349 585 3834.

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