Politica

Il nuovo impegno o un impegno nuovo dei Cattolici in politica?

Capita, ogni tanto mi capita. Capita di beccare in tv, ovviamente sulle reti RAI, qualche film documentario sulla ri-nascita della democrazia all’indomani della affermazione della Repubblica sulla Monarchia.
Vederne uno è come guardarsi dentro e rivedere in qualche ora gli elementi essenziali della nostra formazione civile e politica: capire da dove veniamo e trovare in ciò la bussola di questi giorni di smarrimento.
L’altro giorno, su Rai Premium, ho beccato proprio il film su De Gasperi e ho potuto goderne pienamente non dovendo l’indomani riprendere a lavorare.
Non mi soffermò sullo statista e nemmeno sull’uomo, perché della grandezza dell’uno e dell’altro sono piene le pagine di storia.
Non riesco a tenere di avere tratto dalla visione un convincimento che fino a quale giorno fa era un sospetto.
Sotto il profilo dell’azione di governo e dell’impegno politico dei cattolici, questi mesi, questi giorni, assomigliano molto a quelli di De Gasperi e della sua Democrazia Cristiana, il “nuovo” partito dei cattolici nato sulle ceneri del Partito Popolare.
Non rilevo nulla sul profilo governativo, dove le somiglianze sono notevoli (sostanzialmente siamo alle prese con un nuovo piano Marshall e alla guida abbiamo uno statista apprezzato per curriculum e serietà), ma su quello dell’impegno politico dei cattolici.
Oggi, come allora, detto impegno incontra le stesse sfide.
Condividerlo con gente che ha rappresentato il malcostume degli ultimi vent’anni giusto per assicurasi la vittoria elettorale o tirare dritto per intraprendere la sfida di un nuovo consenso, espresso da gente libera?
Condividerlo con gente che vuole ripristinare un sistema di costrizione elettorale, impostato sul favore fatto al grande elettore (il primario ospedaliero, il dirigente, l’avvocato o l’ingegnere plurincaricato, il titolare di una catena di supermercati o di un’azienda di trasporto regionale, etc) e la promessa allo stesso di un nuovo favore, ove una visione del futuro conta molto meno già di un posto di lavoro anche saltuario o di un raccomandazione all’università per figli (per fermarsi qui); oppure, intraprendere la sfida di cercare il consenso nel non voto (oggi verso il 40%, di cui Conte, leggi Scotti, e Meloni, leggi La Russa, hanno intercettato quasi la metà), proponendo un piano di riforme in grado di ripristinare la democrazia, di annullare la corruzione, sconfiggere il cancro dell’infiltrazione mafiosa e garantire parità di condizioni a tutti i figli?
La grandezza di De Gasperi e quella del motore elettorale di quella Democrazia Cristiana (la base dell’azione Cattolica che si oppose nettamente all’intento di Padre Lombardi e di Gedda di riannodare il filo con i fascisti in cerca di posizioni di privilegio nella nuova condizione politica) fu proprio quella di intraprendere le nuove sfide.
La Democrazia Cristiana di questi giorni, che a fatica ha ripreso la sua attività nel solco della legittimità, incontra proprio le stesse sfide.
Non si tratta dunque di proporre una “nuova” democrazia cristiana o una democrazia cristiana “nuova”: ma di scegliere tra il passato e il futuro.
Non si tratta solo di preparare i giovani all’impegno politico (molti hanno le qualità per fare a meno dei corsi di formazione politica), ma di dare loro un indicazione etica, fare toccare con mano, con l’esempio, che il consenso si semina con l’impegno costante e trasparente al servizio degli altri sicchè lo si raccoglie spesso senza chiederlo; che l’elezioni si possono vincere facendo a meno in lista di chi ha cambiato mille “partiti” per poi trovare comodo riaccasarsi perché tutti hanno voglia di ritrovarsi con gli altri che a casa sono sempre rimasti; che si può fare ameno dei grandi elettori così da risparmiare la loro violenza elettorale su operatori sanitari, sui pazienti, sugli operatori aeroportuali, su dirigenti regionali e comunali se non ministeriali, etc.
Si tratta di volere essere nuovi dentro, prima di proporsi tali agli altri: nuovi nel rispetto delle regole, nell’impegno a chiudere definitivamente con il passato e nella volontà di accettare la lezione venuta fuori dalle ultime competizioni elettorali; di fare girare meno soldi e più idee; di avere una chiara lettura della realtà ed una lucida visone del futuro.

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