Spettacoli

I Giganti di Leontinoi, spettacolo teatrale di e con Angelo D’Agosta

Avvolti dalla voce intensa dell’attore Angelo D’Agosta, che riempie il silenzio delle cuffie, ci si immerge in un’atmosfera onirica fatti di antichi miti e di racconti leggendari. Magistralmente trasportati dalle parole dell’attore, che fluiscono con la stessa impetuosa leggerezza di un fiume in piena, si intraprende un metaforico viaggio che riporta indietro alla grandezza di un tempo lontano intriso di storie in cui realtà e mito si intrecciano tra di loro ma che rappresentano il tessuto vitale di Lentini, restituendola alla contemporaneità in tutta la sua grandezza e bellezza.
Storie da non dimenticare per ricordare a tutti noi le radici più profonde che ci legano alla nostra terra di Sicilia.
I Giganti di Leontinoi, è uno spettacolo teatrale andato in scena, per la prima volta il 20 e 21 aprile, nel caratteristico Vicolo Sparta ubicato all’interno del particolare Parco Urbano d’Arte di Lentini (Siracusa) ed è stato prodotto dalla cooperativa Badia Lost & Found, impegnata da alcuni anni nella rigenerazione urbana della città e nella valorizzazione del suo patrimonio culturale.
Una scenografia molto suggestiva, arricchita da murales pittorici che animano i muri intorno e che, con la vividezza dei colori, sembrano pulsare di vita propria e donarla come respiro eterno alla quotidianità del luogo.
In questa aura sospesa tra passato e presente, emerge prepotente l’interpretazione di Angelo D’Agosta, un moderno gigante dell’arte contemporanea, che attraverso una narrazione densa e penetrante, rievoca i Giganti del passato che hanno vissuto in questa terra di Lentini e che le hanno reso onore con le loro gesta eroiche o con le loro opere immortali.
In modo teatralmente appassionato, fa affiorare dalle ombre del tempo, con una rinnovata vitalità plasmata dalla sua oramai ben conosciuta e apprezzata arte espressiva, popoli storicamente vissuti in Sicilia come i Sicani e li intreccia alle figure leggendarie dei Giganti Lestrigoni, incontrati dall’eroe Ulisse durante il suo viaggio di ritorno a Itaca.
In questo percorso narrativo risale così alle origini mitiche della città, legate da secoli alla leggenda di Eracle, l’eroe che, dopo aver ucciso il leggendario Leone Nemeo, ne donò la pelle alla popolazione che abitava in questi luoghi, e che da quel momento decise di chiamare la città Leontinoi e di indentificarla con il simbolo del leone.
Emergono da questo profluvio teatrale che si srotola con innegabile maestria narrativa, non solo Giganti leggendari, ma anche Giganti storicamente nati a Lentini come il filosofo Gorgia, discepolo di Empedocle, il cui pensiero filosofico sulla nostra incapacità di comprendere la realtà, è ancora oggi un insegnamento per tutti noi che ci affanniamo a cercare di capire a ogni costo principi universali mentre perdiamo di vista l’essenzialità delle nostre vite fatte dalle nostre azioni e dall’unicità della nostra individualità.
E ancora il poeta Iacopo da Lentini, tra i principali esponenti della Scuola Siciliana e padre del Sonetto.
Attraverso una vibrante declamazione dei suoi versi, Angelo D’Agosta pone in primo piano un altro importantissimo tema: quello della centralità dell’amore nella vita umana. Dai muri, citati nell’incipit d’inizio del suo monologo, che dividono e che creano divari generando diversità e pregiudizi tra i popoli, l’attore sposta l’attenzione dello spettatore e lo catapulta in una nuova dimensione plasmata da questo sentimento che oggi sembra essere stato seppellito dai muri di indifferenza e di odio che abbiamo innalzato tra di noi.
L’amore che “move il sol e l’altre stelle” così come ricordato dall’attore, deve modellare i nostri pensieri e soprattutto le nostre azioni, deve animare e nutrire giorno dopo giorno le nostre esistenze. Esattamente come l’amore dimostrato dai tre fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino, Santi Patroni di Lentini, torturati fino alla morte dai prefetti romani e che, secondo la leggenda, donarono l’acqua potabile dove oggi ci sono tre pozzi, quando la lingua di Alfio cadde a terra e rimbalzò proprio in quei tre punti.
Una leggenda d’amore che, in questo vortice evocativo, si intreccia secoli dopo con il coraggio e la determinazione della sindacalista Graziella Vistrè. Una donna che, nonostante gli stereotipi maschilisti dell’epoca, negli anni 60 si unì alla lotta dei lavoratori agricoli per far valere i loro diritti di esseri umani e che chiamò a raccolta tutte le donne del posto per far fronte comune contro ogni forma di ingiustizia.
Amore che, come un sottile ma non fragile filo sotterraneo, permea tutta l’emozionante narrazione di un Angelo D’Agosta superbo nella sua veste pura e chiara di poeta e vate dei giorni nostri.
Un Angelo D’Agosta che prima di narrare ha impresso sulla pagina scritta l’eroismo e l’amore di tutti questi Giganti di Lentini e li ha fatti rivivere in pienezza in questo suo personale testo teatrale che si pone nel panorama artistico come un vigoroso momento non solo di memoria storica e culturale del luogo ma soprattutto come un’occasione per staccarci dalla frenesia quotidiana e fermarci a riflettere su chi siamo stati e sulle nostre vere priorità.
Per questo per la prima volta in Sicilia questo spettacolo si è espresso in una forma molto particolare e suggestiva: il “Silent Theatre” all’interno del quale lo spettatore viene connesso in modo intimo con la voce penetrante dell’attore siciliano, il quale, attraverso l’utilizzo di cuffie, estrania dai rumori esterni, dalla caoticità quotidiana e sussurra valori importanti, mai sopiti, coinvolgendo e fagocitando in una realtà narrativa molto potente.
Nella penombra di questo cortile divenuto teatro per una notte, Angelo D’Agosta affascina con la sua sola presenza pregna di pathos, seduce con l’abile maestria artistica con cui modula e intona la sua voce, ora lieve, ora decisa, e conduce in un fascinoso viaggio che sembra a ritroso, ma che in realtà si proietta con evidenza e prepotenza sulle incertezze del nostro presente.
Eccelso cantore dell’animo animo, di ieri e di oggi, avvolge in un sublime abbraccio teatrale e suscita emozioni che scuotono le coscienze di oggi verso una necessaria riflessione che dai Giganti di Lentini si allarga al mondo intero affinché diventi terra di Giganti moderni che invece di distruggere e di innalzare muri, costruiscano l’unione tra i popoli e soffino il vento dell’amore sui venti di guerra che infuriano violenti.
E noi tutti congiungiamo le mani a forma di cuore così come l’ultimo Gigante ricordato, San Francesco D’Assisi, e lasciamo che i versi del Cantico delle Creature, recitati alla fine con commossa profondità, si imprimano nell’animo di ognuno e vivano e vibrino nel ricordo di questo avvincente monologo come antidoto ai muri di odio e come un momento di bellezza universale.

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