Teatro

27 marzo: Giornata Mondiale del Teatro

Fin dal 1962 il 27 marzo di ogni anno si festeggia la Giornata Mondiale del Teatro, istituita dall’Istituto Internazionale del Teatro a sostegno delle arti di scena, riconoscendo a livello nazionale un occasione ideale per celebrare una delle forme d’arte più antiche ed apprezzate.

“Benvenuti a teatro. Dove tutto è finto ma niente è falso“. Con queste parole Gigi Proietti descriveva l’unicità dell’arte teatrale, capace di dar voce a personaggi mai esistiti, di raccontare storie che altrimenti sarebbero finite nel vortice dell’oblio, di scegliere ogni giorno tra una sfilza di maschere da indossare per poter vestire i panni altrui. Ricordiamo che la Giornata Mondiale del Teatro non serve solamente a celebrare quello che tutti noi amiamo, l’emozione di salire sul palco o di sedersi in platea per assistere alla magia del teatro. Il 27 Marzo serve anche a ricordarci come le arti sceniche siano importantissime per accrescere la cultura di ogni individuo

e quindi di ogni popolo. E ci chiede di alimentare il Teatro ogni giorno.

Il famoso “messaggio internazionale” per l’occasione viene chiesto a un esponente del mondo teatrale, musicale o comunque culturale, di scrivere un messaggio che poi sarà letto nei teatri, nelle scuole, nei luoghi di cultura e nei punti di aggregazione nel mondo. Quest’anno per celebrare l’edizione 2024 il delicato compito è toccato allo scrittore Jon Fosse, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura 2023, che ha scritto il messaggio, dal titolo “L’arte è Pace“, in cui sottolinea il valore pacifico e universale dell’arte.

Ricordiamo che la prima personalità teatrale che ha avuto l’onore e l’onere di esporre il suo “messaggio internazionale” è stato il drammaturgo Jean Cocteau.

Nel corso degli anni molti altri esponenti teatrali hanno avuto questo importantissimo compito, tra cui le grandi Judi Dench e Helen Mirren, nonché il nostro compianto Dario Fo.

Lo scrittore Jon Fosse, pone l’accento sulle guerre che oggi devastano l’umanità. Sia quelle sconosciute ai più, che quelle messe in risalto dai media. 

Jon Fosse afferma che la buona arte si contrappone alla guerra. L’arte infatti riesce nel meraviglioso compito di mettere “insieme le qualità individuali di ognuno”. 

Ci comunica le nostre unicità, facendoci allo stesso tempo comprendere ciò che è diverso da noi. Riesce cioè a combinare insieme “il totalmente unico con l’universale” .

La guerra, al contrario, identifica ciò che è diverso con il nemico, con qualcosa o qualcuno da distruggere e annientare. E l’unicità di ognuno di noi non è più l’occasione per conoscere e comprendere il diverso. Ma diventa una collettività cieca e violenta.

Il testo integrale del suo messaggio per questa giornata:

L’arte è pace

Ogni persona è unica, ma allo stesso tempo simile a ogni altra persona. Il nostro aspetto esteriore e visibile è diverso da quello di chiunque altro – questo è appurato – ma c’è anche qualcosa dentro ciascuno di noi che appartiene a quella persona e a quella soltanto. Che è quella persona soltanto. Potremmo definirlo il suo spirito, o la sua anima. Oppure possiamo decidere di non etichettarlo con parole, ma di lasciarlo stare e basta.

Ma anche se siamo tutti diversi l’uno dall’altro, siamo ugualmente simili. Persone da ogni parte del mondo fondamentalmente si assomigliano, indipendentemente dalla lingua che parlano, dal colore della pelle o dei capelli.

Lo si potrebbe considerare una specie di paradosso: ci assomigliamo e siamo allo stesso tempo profondamente diversi. Forse in quanto persone siamo intrinsecamente paradossali, nel nostro legame tra corpo e anima: inglobiamo tanto l’esistenza più terrena e tangibile, quanto qualcosa che trascende questi limiti terreni e materiali.

L’arte – la buona arte – riesce nella sua meravigliosa maniera a combinare il totalmente unico con l’universale. Ci fa capire cos’è diverso – cos’è estraneo, si potrebbe dire – in quanto universale. Così facendo, l’arte infrange le barriere tra le lingue, le regioni geografiche, i Paesi. Mette insieme non solo le qualità individuali di ognuno, ma anche, in un altro senso, le caratteristiche individuali di ogni gruppo di persone, per esempio di ogni Nazione.

L’arte compie questo senza appianare le differenze e rendendo tutto uguale ma, al contrario, mostrandoci ciò che è diverso da noi, ciò che è alieno o straniero. Tutta la buona arte contiene precisamente questo: qualcosa di alieno, qualcosa che non è possibile capire completamente, ma che allo stesso tempo comprendiamo, in un certo senso. Contiene, così per dire, un mistero. Qualcosa che ci affascina e quindi ci spinge oltre i nostri limiti, e così facendo crea la trascendenza che tutta l’arte deve contenere in sé e che deve allo stesso tempo guidarci.

Non conosco modo migliore per mettere insieme gli opposti. Questo è l’approccio esattamente contrario rispetto a quello dei violenti conflitti che vediamo fin troppo spesso nel mondo, che concedono la distruttiva tentazione di annichilire tutto ciò che è estraneo, tutto ciò che è unico e differente, spesso usando le invenzioni più disumane che la tecnologia abbia messo a nostra disposizione. C’è terrorismo nel mondo. C’è guerra. Perché la gente ha anche un lato animale, guidato dall’istinto di percepire l’altro, l’estraneo, come una minaccia alla propria esistenza, piuttosto che un affascinante mistero.

Ecco come l’unicità – le differenze che tutti possiamo vedere – scompare, lasciandosi dietro una identicità collettiva, in cui qualsiasi cosa diversa è una minaccia da sradicare. Ciò che da fuori è visto come una differenza, per esempio nell’ideologia religiosa o politica, diventa qualcosa che va sconfitto e distrutto.

La guerra è la battaglia contro ciò che si trova dentro di noi, nel profondo: qualcosa di unico. Ed è anche la battaglia contro l’arte, contro ciò che si trova dentro tutta l’arte, nel profondo.

Ho parlato qui dell’arte in generale, non del teatro o della drammaturgia in particolare, ma l’ho fatto perché, come ho detto, tutta la buona arte, nel profondo, ruota attorno alla stessa cosa: prendere il totalmente unico, il totalmente specifico, e renderlo universale. Unire il particolare all’universale esprimendolo artisticamente: non eliminando la sua specificità, ma sottolineando questa specificità, facendola risplendere attraverso ciò che è sconosciuto e poco familiare.

Guerra e arte sono opposti, proprio come lo sono guerra e pace.

È semplicemente così.

L’arte è pace.

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