Cultura

La Lettera sul fanatismo di Shaftesbury

1. La Lettera sul fanatismo.

La Lettera sul fanatismo è l’opera più famosa di Anthony Ashley-Cooper, conte di Shaftesbury (1671-1713). Fu pubblicata anonima nel 1708 ottenendo un grande successo editoriale. Solo con la sesta edizione (1736) fu svelato al mondo il nome del suo autore.

Il titolo originale in inglese è A Letter concerning Enthusiasm, e talvolta alcune edizioni recano la dizione più letterale Lettere sull’entusiasmo (es. una recente edizione curata da IlSole24Ore). Il filosofo riprendeva il termine “entusiasmo” direttamente dalla lingua greca. Questa parola, infatti, nasce dalla fusione di tre termini: “en” “Theos” e “ousia”. Entusiasmo significa letteralmente “essere in Dio”, “essere presi da Dio”. I greci utilizzavano tale termine per indicare lo stato di coloro che erano influenzati in modo particolare dalla divinità come i profeti, i sacerdoti e gli indovini. Nell’Inghilterra del XVIII secolo, l’entusiasmo indicava l’atteggiamento di coloro che si ritenevano investiti o inviati da Dio a convertire gli altri ad una denominazione cristiana. Spesso tali individui utilizzavano un linguaggio aggressivo o incitavano a forme di intolleranza. Con Voltaire, alcuni decenni più tardi, questo atteggiamento è stato tradotto con fanatismo e specificatamente con la locuzione “fanatismo religioso”.

Nel linguaggio attuale, l’entusiasmo ha un significato molto diverso. Proprio in ragione di ciò, alcune ristampe dell’opera di Shaftesbury utilizzano il termine fanatismo che è più vicino al nostro modo di intendere.

Oggi per fanatismo si intende l’atteggiamento di una vasta gamma di persone. In ambito religioso, sinonimi di fanatismo sono dogmatismo, fondamentalismo, integralismo. In altri ambiti il fanatismo è stato applicato all’atteggiamento violento di coloro che hanno ideologie politiche totalitarie come il fascismo e il nazismo che sono delle vere e proprio “religioni politiche” con il culto del capo, dei miti politici, una ritualità. Il termine è stato applicato anche ai seguaci del comunismo in quanto alcuni studiosi sostengono che il leninismo abbia i caratteri di una setta millenarista. Oltre all’adesione razionale al materialismo dialettico, il marxismo in alcune frange assume i caratteri quasi di una fede laica in cui alla fine della storia i poveri e i buoni prevarranno sulle forze maligne del capitalismo e della ricchezza.

2. L’uso della Ragione e il fanatismo.

Il tema principale della Lettera sul fanatismo è l’inclinazione degli esseri umani ad entusiasmarsi e ad ingannare se stessi: “gli uomini, quando ci si mettono d’impegno, sono straordinariamente abili nell’arte di ingannare se stessi: ci basta provare appena un briciolo d’una passione, non solo per simularla in maniera perfetta, ma anche per convincerci che essa ci consumi e sia più forte di noi.”.

Lo zelo e l’ardore nel sostenere determinate affermazioni o passioni ha sicuramente alcuni aspetti positivi. Ma superando certi limiti tali sentimenti possono tramutarsi in fanatismo o in forme estreme di violenza. Anche “un uomo d’indole tranquilla, che venga appena irritato, può, scaldando il proprio risentimento, trasformarsi in una furia assetata di vendetta.”. Allo stesso modo, un credente può passare da una fede ammirabile all’intolleranza più sanguinaria.

Pertanto, una società è veramente libera quando permette ai magistrati di correggere gli eccessi umani e alla Ragione di correggere gli errori e vizi. La caratteristica importante della Ragione secondo Shaftesbury è l’uso dell’ironia e la possibilità della satira nei confronti dei potenti, degli errori e contro talune verità ritenute incontestabili. Riteneva che l’uso dell’ironia e della satira fosse necessario alla Ragione per aprire una seria riflessione su un problema. Scriveva: “Se un individuo tollera d’esser rimproverato per i suoi difetti, mostra già la volontà di correggersi. (…) Dove lo spirito di casta, la corruzione dei potenti, o qualunque altra causa, sono tanto forti da limitare anche in parte la libertà di critica, la benefica efficacia di questa dote dell’irriverenza sulla società va distrutta. Non può esservi infatti critica del costume spregiudicata e imparziale dove una certa parte del costume nazionale è ritenuta fuori causa, e non solo considerata intoccabile, ma persino adulata con tecnica raffinatissima. Soltanto in un paese libero l’impostura non gode privilegi, e non può schivare la persecuzione che l’insegue sotto ogni forma o camuffamento, non essendo protetta né da una corte, né dalla prepotenza nobiliare, né dall’iniquità d’una Chiesa.”.

Il fanatismo si fonda sull’idea che su certi argomenti non sia ammessa alcuna critica o satira o ironia. La cupezza è la compagna del fanatismo: “La pesantezza è un ingrediente essenziale dell’impostura. Non solo agisce da maschera, ma è capace perfino di dissimulare se stessa. Anche nella vita di ogni giorno, quant’è difficile per l’uomo austero conservare a lungo un contegno che non scivoli nell’artificio e dunque nella falsità!”. Questo pericoloso atteggiamento ha sia una dimensione individuale (l’uomo austero e il religioso fanatico) che una dimensione collettiva ossia l’imposizione violenta di un credo religioso, la persecuzione di una minoranza religiosa, lo sterminio di un gruppo religioso.

3. L’essenza della libertà di pensiero.

Il miglior antidoto a tutte le forme di fanatismo, a tutti gli errori e a tutti i visi è, secondo l’autore, la libertà di pensiero. In modo molto chiaro l’autore della Lettera scriveva: “Equilibrio di pensiero, proprietà di stile, finezza di modi, buona educazione, gentilezza nei comportamenti possono esser prodotti soltanto da una continua ricerca ed esperienza del meglio. Si conceda libertà alla ricerca, e in ogni cosa la giusta misura sarà presto trovata. Qualunque opinione abbia a sorgere, se è innaturale non regge: il ridicolo, anche se inizialmente mal diretto, alla fine andrà a colpire nel segno.”.

Alla libertà di pensiero, Shaftesbury ricollega sempre lo spirito critico e la libertà di satira: “Sono convinto che l’unico modo per salvare il buon senso degli uomini, come per preservare l’intelligenza nel mondo sia di concedere libertà allo spirito critico. Ma lo spirito critico non sarà mai libero se viene soppressa la libertà di motteggio, perché contro gli eccessi di seriosità e gli umori malinconici non v’è altro rimedio che questo.”. In questa prospettiva qualsiasi commissione di censura o tribunale che limiti e controlli la libertà di espressione e di satira è considerato il Nemico Assoluto.

4. Un nuovo modo di intendere la religione e la società.

Nel corpo della lettera, il conte distingue due tipi di religiosità: una fondata sul buon umore e una fondata sul fanatismo. Secondo il conte, Dio è essenzialmente buono. Per essergli graditi, gli esseri umani devono essere di buoni umore. Devono praticare la tolleranza e agire spinti da uno spirito di amore e di carità verso il prossimo. Al contrario, a Dio non sono graditi coloro che vendono profezie o seminano odio e intolleranza. I fanatici immaginano Dio come un essere cattivo e malvagio che vuole penitenze, sacrifici sugli altari e il martirio personale. Questo atteggiamento così tetro, per conseguenza, si estrinseca in azioni violente sul piano politico che degenerano nella violenza, nella persecuzione e nello sterminio di altri gruppi di persone.

Il conte Shaftesbury non manca di sottolineare come spesso il potere politico degenera in violenza facendo leva sulla tristezza e la cupezza e quindi sul fanatismo.

Su queste basi, il filosofo immagina che la società possa essere caratterizzata da un ampio uso pubblico della Ragione che presuppone un’ampia libertà di pensiero, di espressione, di coscienza e soprattutto di satira. A questa Ragione benevolente e mite si accoppia una Religione fondata sulla gentilezza e il buon umore, caratterizzata ad un atteggiamento fraterno e dall’amore per il prossimo.

5. Riflessioni.

La Lettera sul fanatismo è sicuramente un testo molto interessante che pone delle riflessioni anche oggi in un’epoca caratterizzata da forti contrasti e contraddizioni.

È possibile compiere delle riflessioni su quattro argomenti: A) la religione nel mondo attuale; B) l’uso della Ragione in TV e sui social; C) la ragione mite di Habermas e l’etica del discorso; D) la natura umana.

A) La religione nel mondo attuale.

Negli ultimi tre decenni, gli studiosi hanno analizzato il ritorno della religione nella dimensione pubblica. In Europa e negli Stati Uniti d’America sono cresciuti gruppi fondamentalisti che utilizzano un linguaggio fondamentalista ed aggressivo. In altre parte del mondo, il fondamentalismo religioso ha raggiunto forme violentissime (terrorismo islamico, fondamentalismo islamista, fondamentalismi vari in tutte le principali religioni del mondo).

Anche oggi il fanatismo religioso ha alcuni dei caratteri delineati dal conte Shaftesbury: l’immagine di un Dio Cattivo, pessimismo antropologico, mancanza di ironia e di libertà di pensiero, presenza di leader carismatici che usano un linguaggio estremamente aggressivo.

È anche vero che ci sono forme religiose completamente all’opposto. Esiste ormai la Cristo-teca, una discoteca di stampo cristiano. Pur di attirare i giovani, alcuni preti e volontari hanno scritto canzoni rap. Certi gruppi religiosi intendono diffondere l’ottimismo, il buon umore e la felicità. Sicuramente questo atteggiamento ha alcuni aspetti positivi. Ci sono tuttavia molti aspetti negativi, in quanto il tema del wellness, della felicità e dell’ottimismo ha sviluppato un vero e proprio business che coinvolge palestre, docenti, psicologi, economisti e religiosi. Alcuni religiosi parlano persino di domanda e offerta del sacro. Esistono pubblicazioni di economisti in cui la religione viene collegata al marketing e il credo religioso è trattato un brand da lanciare sul mercato.

Le religioni si presentano sotto molte forme: fariseismo religioso, mercato del sacro, violenza terroristica. Shaftesbury si limita a parlare del fanatismo sorvola sui complessi rapporti dei gruppi religiosi con la società e quelli molto incestuosi con il denaro e la politica.

B) L’uso della Ragione in TV e sui social.

Alla luce di questi fenomeni attuali, a nostro modesto avviso, possiamo dire che il conte Shaftesbury ha un’eccessiva fiducia nella Ragione, nella libertà di pensiero e di satira. Sia nelle televisioni e nei social media spesso non è semplice neanche impostare un dialogo sereno su qualsiasi questione. L’errore di fondo del conte, di John Stuart Mill (Saggio sulla libertà) e di J. Habermas sta nella tesi secondo la quale gli esseri umani parlino in pubblico in modo onesto o eticamente responsabile. Questa è una tesi filosofica che non tiene conto degli usi concreti del linguaggio (es. il linguaggio nei tribunali, il linguaggio comune spesso vago ed errato). Tutti questi autori non si pongono neanche il problema della demagogia.  

C) La ragione mite di Habermas e l’etica del discorso.

L’impostazione del conte Shaftesbury anticipa alcuni temi cari alla sociologia di Habermas: l’uso mite della ragione postmoderna e l’etica del discorso. Il grande e famoso sociologo ha elaborato una complessa ed interessante teoria dell’agire comunicativo. L’uso pubblico della Ragione presuppone una vera e propria etica del discorso. Questa impostazione ha importanti conseguenze sul modo di intendere la democrazia, il pluralismo e la tolleranza.

Anche Habermas sopravvaluta gli esseri umani e ammette che nel discorso gli esseri umani agiscano con verità e in modo eticamente responsabile. La conferenza che ha tenuto insieme a Ratzinger (Papa Benedetto XVI) a Monaco (2004), sebbene esaltata, ha messo in luce come la Ragione Mite e la Fede Ragionata siano in parte non comunicanti.

D) La natura umana.

Da una lettura oltre il testo, appare evidente che la vera questione non sia tanto la polarizzazione serenità-fanatismo, ragione mite – religione fraterna, ma piuttosto la natura umana. Shaftesbury assume che Dio sia buono e che gli esseri umani siano fondamentalmente buoni e onesti. In ragione della loro bontà, gli esseri umani possono discutere. Tutta la società e la religione sono strutturate in modo da assecondare tale natura positiva. Ma questa visione spesso si infrange davanti alla dura realtà della vita. Gli esseri umani sono malvagi, falsi, simulatori e menzogneri. Il fanatico religioso e anche alcuni fanatici di ideologie politici partono da questa amara e negativa considerazione. Nessuna società umana riuscirà mai a realizzare né una Civitas Dei né la società perfettamente giusta dell’Utopia. Il potere politico è gestito attraverso una complessa macchina poliziesca che ha il compito di arginare i difetti e la malvagità umana. In un sistema del genere, la libertà di pensiero e la felicità sono quelle utili e misurabili in funzione della sopravvivenza delle strutture burocratiche e di polizia di una comunità. A questo va aggiunto che spesso le comunità passano fasi particolari come le guerre, gli stati di emergenza e le pandemie. Questi eventi riducono ancora di più l’azione della Ragione come delineata da Shaftesbury a J. S. Mill a J. Habermas.

Bisogna anche riflettere sull’efficacia di pochi individui che agiscano in nome della libertà di pensiero su una questione. La loro azione può essere vana se entrano in contrasto con organizzazioni ramificate ed organizzate come le chiese, i partiti e taluni settori economici. La buona fede di pochi sarà schiacciata dalla propaganda ben orchestrata di gruppi sociali più organizzati ed economicamente più forti. Come le religioni si sono diffuse sotto la protezione della spada degli imperatori, così certe idee si diffondono solo perché sono propagandate da gruppi economici organizzati o da politici ben installati in grandi centri di potere.

Shaftesbury, Lettere sull’entusiamo, Arte e letteratura, pubblicazione settimanale con il Sole 24 Ore s.p.a., Milano, 2010.

Shaftesbury, Lettera sul fanatismo, Chiare Lettere, Milano, 2016.

J. Habermas – J. Ratzinger, Ragione e Fede in dialogo, Marsilio, 2005.

J. Habermas, Teoria dell’agire comunicativo, Il Mulino, Bologna, 2022.

J. Habermas, Etica del discorso, Laterza, Napoli, 1993.

J. S. Mill, Saggio sulla libertà, Il Saggiatore, Milano, 2023.

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