Storie Arcane

La leggenda della Messa interrotta

Un’antica leggenda, cruenta e fiera al tempo stesso, si tramanda da secoli con orgoglio tra gli abitanti di Gulfi, un borgo in provincia di Ragusa oggi chiamato Chiaramonte Gulfi dal nome del conte Manfredi III Chiaramonte che la rifondò nel XIV secolo.  

Una leggenda di morte ma anche di vendetta.

Si narra che, nel 1299, un gruppo di soldati angioini, dopo aver saccheggiato la cittadina, entrarono nella chiesa dell’Annunziata all’interno della quale i fedeli erano raccolti in preghiera.

Essi irruppero con prepotenza selvaggia nell’esatto momento in cui il calice era tenuto in alto tra le mani del sacerdote per la consacrazione. I soldati corsero verso l’altare, bloccarono il sacerdote e gli strapparono via il calice con violenza in un atto sacrilego.

In preda alla ferocia e alla furia omicida, lo uccisero e poi massacrano tutti i presenti. Fieri della loro crudeltà, uscirono e andarono a sollazzarsi e a bere poco più distante, soddisfatti delle loro uccisioni e dei beni che avevano rubato durante il loro saccheggio nelle case del paesino.

Ma a mezzanotte precisa, la campana della chiesa cominciò a suonare di nuovo l’inizio della messa nella chiesa dell’Annunziata e dalla penombra emerse la figura del prete ucciso con tutti i paramenti insanguinati. Con un passo lento ma deciso avanzò tenendo tra le mani il calice che gli era stato strappato via, mentre dietro di lui procedeva una fila silenziosa di tutti i fedeli che erano stati barbaramente uccisi.

I francesi, superato l’iniziale stupore, cominciarono a tremare in modo sconnesso, assaliti da un terrore profondo, però non riuscirono a scappare via, bloccati da una forza invisibile che li costrinse a seguire il corteo fin dentro la chiesa.

I fedeli ritornarono a sedersi sui banchi insanguinati e il sacerdote si riposizionò dietro l’altare e sollevò il calice di nuovo in alto e riprese a officiare dall’esatto momento in cui era stato interrotto dai soldati. Ma nel preciso istante in cui si compì la consacrazione, si sollevò un vento terribile, innaturale, che come un violento soffio infernale, travolse ogni arredo all’interno della chiesa. Per la violenza, le vetrate vibrarono con forza e le mura dell’edificio tremarono paurosamente.

All’improvviso il pavimento si squarciò in due e si aprì una voragine profonda e buia che, come un enorme buco nero, attrasse nella sua cavità tutti i soldati.

Essi in un ultimo disperato tentativo, provarono ad aggrapparsi ai banchi di legno e a tutto quello che potesse fornire un appiglio, ma inutilmente. Le anime con una forza sovrannaturale, li trascinarono senza pietà nel burrone senza fondo.

Immediatamente dopo la voragine si richiuse, e le anime dei fedeli, oramai in pace in quanto giustizia era stata fatta, iniziarono una danza gioiosa.

Questa suggestiva leggenda così come tante altre custodite nei piccoli borghi siciliani, è nata da un preciso accadimento storico vissuto in passato dagli abitanti del luogo.

Storicamente Ghiaramonte Gulfi fu distrutta, durante la rivolta dei Vespri, dall’esercito francese che irruppe in città e massacrò tutti i suoi abitanti.

L’efferato eccidio compiuto dagli angioini è documentato da numerosi fonti storiche. Lo storico Maurolico scrive che rimasero in vita solo 60 donne.

Si riporta che gli uomini furono trapassati dalle spade, le donne violentate e uccise e i bambini schiacciati contro la porta dell’Annunziata che ancora oggi esiste.

Il massacro poté essere compiuto poiché, dopo due mesi di assedio, i chiaramontesi furono ingannati dai vizzinesi (Vizzini si era alleata con i francesi) che li tradirono e fecero entrare le truppe francesi nella cittadina pur sapendo quali fossero le loro reali intenzioni.

Da questo antico tradimento mai dimenticato e perdonato nacque un noto proverbio in dialetto siciliano ancora oggi pronunciato sia a Chiaramonte che nei paesi vicini:

“Lassa lu scursuni, pista a testa r’o vizzinisi”

Lascia il serpente e pesta la testa del vizzinese.

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