Maggio 14, 2026 00:46

Redazione

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Vignaioli indipendenti, identità e sfide: dalla Sicilia un modello che chiede riconoscimento e spazio

I vignaioli indipendenti siciliani sono vivaci e attivi sui territori, ma la loro identità è ancora poco compresa sia da chi produce vino sia da chi lo consuma. Conoscerli significa però compiere un passaggio essenziale per riequilibrare il sistema, rafforzare la sostenibilità economica e garantire maggiore trasparenza nella filiera.

È da Catania che la delegazione siciliana della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) rilancia questo impegno: difendere un modello fondato sulla filiera verticale e sulla responsabilità diretta del vignaiolo, ancora oggi sottovalutato nonostante il suo ruolo strategico nel panorama vitivinicolo dell’Isola.

A rappresentarlo è anche il simbolo FIVI: un uomo stilizzato, Ampelio (dal greco ampelos, vite), che cammina con una cesta d’uva sulla testa. La sua ombra, che prende la forma di una bottiglia, racconta con immediatezza l’essenza di questo modello: il vino come risultato diretto del lavoro in vigna, senza intermediazioni.

Al centro dell’incontro con la stampa organizzato stamattina dalla FIVI siciliana non caso c’è la presentazione del “Sabato del Vignaiolo”, l’iniziativa nazionale in programma il 9 maggio,che in piazza Scammacca a Catania, a partire dalle ore 17, porterà produttori e pubblico a incontrarsi direttamente, offrendo degustazioni e racconti delle aziende locali. Con un passaggio strategico: per la prima volta, infatti, i vignaioli indipendenti scelgono uno spazio urbano aperto per dialogare con i cittadini e rendere visibile il proprio lavoro.

Durante l’incontro, Carmela Pupillo, vice presidente nazionale FIVI, e Andrea Annino, delegato regionale FIVI Sicilia, hanno delineato le criticità e le prospettive del settore.

Pupillo ha sottolineato la crescita graduale dell’associazione nell’Isola, evidenziando al contempo le differenze strutturali tra le diverse aree della Sicilia:

“La delegazione Sicilia è andata crescendo negli anni, con una presenza più forte nella zona orientale, dove storicamente esiste una maggiore vocazione alla filiera verticale. Lo spirito di FIVI è quello di promuovere questo modello produttivo che è la spina dorsale del Paese vitivinicolo”.

Da qui la scelta di portare l’iniziativa sabato in piazza: “Vogliamo portare il marchio FIVI a contatto diretto con i cittadini, perché possano capire cosa sta dietro a una parola in etichetta che sembra insignificante ma non lo è: “integralmente prodotto ed imbottigliato all’origine”. È questa singola espressione che testimonia il lavoro del vignaiolo”.

E poi ci sono le criticità normative e strutturali: “Nessuno ha mai pensato di valorizzare la figura giuridica del vignaiolo. In Francia esiste, in Italia no: siamo tutti indistinti, dal piccolo produttore alla grande cooperativa. A livello nazionale abbiamo chiesto di eliminare la soglia minima di accesso ai bandi per la promozione nei Paesi terzi, perché era inaccessibile per le piccole aziende. Se le soglie si abbassano, tante realtà siciliane potranno finalmente accedere a queste opportunità”. 

Tra le sfide aperte anche quella dell’enoturismo e della distribuzione:

“Oggi non possiamo spedire facilmente il vino ai turisti che visitano le nostre cantine, soprattutto verso alcuni Paesi europei ma servono  meccanismi fiscali unici che lo consentano”. 

Sul piano della percezione pubblica si è soffermato Andrea Annino, evidenziando una criticità culturale ancora irrisolta:

“Il primo problema riguarda la percezione dei vignaioli indipendenti: soprattutto in Sicilia non è chiaro né al consumatore né all’assaggiatore che il vignaiolo indipendente lavora esclusivamente le proprie uve e segue tutta la filiera produttiva”.

Un tema che si lega direttamente alla dimensione identitaria del settore: “Essere vignaiolo indipendente significa controllo della qualità e assunzione di responsabilità su tutto il processo. Non si lavora uva di altri, non si imbottiglia vino acquistato: si firma integralmente il proprio prodotto. Il vignaiolo indipendente, però, non ha un’etichetta sul modo di produrre: può essere biologico o meno, naturale o meno. Non è questo che lo definisce”.

Particolarmente rilevante il passaggio sulla complessità burocratica:

“Il vignaiolo indipendente svolge tre lavori contemporaneamente: produttore di uva, vinificatore e imbottigliatore. – prosegue Annino- Dal punto di vista amministrativo, questo significa affrontare una burocrazia tripla, oltre a quella d’impresa. I controlli non sono proporzionati alla dimensione produttiva: chi produce 30.000 bottiglie ha la stessa probabilità di essere controllato di chi ne produce un milione”. 

Sul fronte della rappresentatività, Annino ha evidenziato un limite strutturale nei consorzi:

 “Si vota in proporzione alla quantità prodotta. Questo significa che i piccoli produttori, di fatto, non incidono nelle decisioni”.  Esiste però un’evidente  prospettiva di crescita, legata soprattutto alla consapevolezza e all’adesione di nuovi produttori: “Ci sono tanti produttori che non hanno ancora tutti i requisiti per dirsi ‘vignaioli indipendenti’ – conclude  Annino – ma stanno lavorando per averli. Questo dimostra che il modello è attrattivo”. 

Il “Sabato del Vignaiolo” del 9 maggio a Catania rappresenterà, in questo senso, un banco di prova concreto.

“Piazza Scammacca nasce come luogo di incontro e di racconto delle eccellenze del territorio, e ospitare i vignaioli indipendenti significa rafforzare questa vocazione. Portare il “Sabato del Vignaiolo” in uno spazio urbano come questo vuol dire creare un dialogo diretto tra produttori e cittadini”, ha dichiarato Nicola Vitale.

Per Giulia Fichera: “Lavorare su format aperti e partecipativi consente di avvicinare nuovi interlocutori e di valorizzare non solo il prodotto, ma anche le storie, i territori e le persone che stanno dietro ogni bottiglia”.

Ecco il programma del “Sabato del vignaiolo”: per le ore 17 è prevista l’ apertura banchi d’assaggio, per le 18 masterclass dei vini rossi a cura di  AIS, con Mariagrazia Barbagallo (“FIVI presenta i suoi rossi: dalla carne al pesce, con un tocco di rosato”), alle 18,30 via alla masterclass dedicata ai  bianchi a cura di ONAV, con Danilo Trapanotto (“Sicilia Contemporanea: Identità, Territori e Nuove Visioni nei Bianchi dei Vignaioli FIVI”). Alle 19.30 via al talk aperto da Nicola Vitale ceo di Piazza Scammacca, con Carmela Pupillo, vice presidente nazionale FIVI, Andrea Annino, delegato regionale FIVI Sicilia, un rappresentante di Verallia Italia, Maria Grazia Barbagallo (Ais), Danilo Trapanotto (Onav). Coordina Rosa Maria Di Natale. Spazio anche alla degustazione olio d’oliva con FIOI, la Federazione italiana olivocoltori indipendenti.

Alle 21 musica con dj set Vinyl set con Frankie Raiti & K.V.A.

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