Disagio socio-economico e povertà educativa nelle periferie delle città siciliane

Nell’ultimo scorcio del 2025, l’Istat ha reso disponibili i primi risultati di un progetto volto a misurare il disagio socio-economico, inteso come “Condizione in cui gli individui sperimentano difficoltà a soddisfare adeguatamente le loro necessità di base a causa della carenza o insufficienza delle risorse e delle opportunità di tipo sociale, economico, lavorativo ed educativo”. L’indice, denominato Iside – Indice di Disagio socio-economico di individui e famiglie a livello sub-comunale – è basato su dati verificati al 2021 e fornisce una fotografia completa di tutta Italia. A essere oggetto di indagine sono state infatti 25 grandi città italiane – tra cui Catania, Messina e Palermo.
I dati, riferiti al 2021, non ci dicono nulla di nuovo, rispetto a quanto sappiamo già. Trappeto nord, Zia Lisa, Fortino, Cappuccini, San Cristoforo, i viali Grimaldi e Moncada a Librino, l’area degli Angeli Custodi e delle Salette sono le zone con maggior disagio che superano il valore 100 che è la media comunale attribuita all’intera città. Angeli Custodi, ad esempio ha un Iside di 114,2, il più alto di Catania poiché presenta una consistente percentuale di individui che vive in famiglie senza reddito (52,7%), o a basso reddito i( 75,8%). Più o meno la stessa situazione di disagio per quanto riguarda il basso livello di istruzione (76,5%) e il numero di Neet, ovvero giovani da 15 ai 29 anni che non lavorano e non studiano e non sono impegnati in alcuna attività formativa (66,9%). L’Iside alto interessa tutta l’area “San Cristoforo estesa”, e scende di poco nelle altre aree che oscillano da 112 ( viale Moncada a Librino, in cui il basso livello di istruzione interessa oltre il 79% della popolazione di Catania) a 107,5 (Zia Lisa).
Più aggiornato e più drammaticamente realistico, è il rapporto di Openpolis “Giovani e periferie” 2025 che registra, a Catania come a Palermo, un quadro talmente drammatico da rappresentare un pugno allo stomaco. A Catania (6,2%), come a Napoli (6%) e a Palermo (5,8%) l’incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico risulta enorme. Si tratta di nuclei familiari con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e nessun componente è occupato o pensionato. “Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord: Bologna 1,2%, Venezia e Genova 1,3%, Milano e Firenze 1,4%. Il dossier mette in evidenza la differenza che c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia.”
A Catania oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a Palermo la percentuale è del 19,8%. Se si prendono in considerazione soltanto le famiglie con genitori privi di diploma, il tasso di abbandono passa rispettivamente al 36,5% e al 29,1%.
Le due principali città siciliane si piazzano in vetta anche tra i Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano: nel capoluogo etneo la percentuale è del 35,4%, a Palermo del 32,4%. Le differenze socio-economiche esistono in maniera evidente anche all’interno della stessa città e dei vari quartieri.
A Catania, per esempio, le famiglie con figli che si trovano in disagio economico è il 6,2%. Il dato è il più alto a livello nazionale tra le Città Metropolitane, ma tra i residenti della sesta municipalità – comprendente i quartieri di Librino, San Giorgio, San Giuseppe la Rena e Villaggio Sant’Agata – arriva fino al 9,3%. Nella prima municipalità (Civita, San Cristoforo) tra chi è figlio di genitori che al massimo hanno la terza media, ben il 39,5% abbandona la scuola senza diploma superiore, mentre nella terza municipalità (Borgo Sanzio) il dato è del 14,1%.
A Messina, i Neet sono il 32,8% nella terza circoscrizione, comprendente anche i quartieri di Gazzi e Mangialupi, mentre nella quinta (Villaggio Svizzero, Giostra, Basile ecc.) calano al 24,7%.
A Palermo, la zona dove si registra una maggiore difficoltà potenziale per le famiglie con figli è Brancaccio-Ciaculli. “In questo quartiere l’incidenza dei nuclei con figli dove la persona di riferimento ha fino a 64 anni e nessun componente è occupato o pensionato raggiunge il 9,9%. Molto più della media comunale del 5,8% e dato più elevato in assoluto tra le aree oggetto di analisi”.
A Catania un adolescente su quattro non rispetta gli obblighi scolastici e formativi e questo dato ha fatto della città metropolitana la capitale della dispersione. Povertà educativa e devianza minorile camminano di pari passo e, pertanto, ad un’area opulenta e ricca, costituita dai quartieri “bene”, tra cui in primis il Corso Italia, dove la dispersione scolastica è molto bassa, si contrappone un’area dove la devianza e soprattutto la dispersione scolastica sono fenomeni molto diffusi, che si manifestano soprattutto nei quartieri degradati e nella “città nella città” come viene inteso il quartiere di Librino.
Come ha scritto Carlo Colloca “i giovani che si allontanano dalla scuola: possono assumere più frequentemente comportamenti antisociali/devianti; sono meno pronti ad inserirsi nella comunità intesa come sfera dei diritti, dei doveri e di responsabilità reciproche; incidono negativamente sulla crescita economica del paese, in quanto meno preparati a svolgere lavori e professioni che richiedono conoscenze specifiche e competenze avanzate”.
Ma a chi è imputabile la povertà educativa? Alcuni puntano il dito sulla latitanza dello Stato e sul mancato svecchiamento del sistema scolastico, altri sullo smantellamento del welfare state, sulla mancanza di scuole a tempo pieno e sulla carenza di opportunità, altri ancora sulla scarsità di lavoro e sull’assenza di modelli culturali e sociali positivi ma anche sul facile guadagno che i giovani pensano di ottenere arruolandosi tra le fila della criminalità e spacciando. C’è, però. anche da sottolineare il fatto che anche in possesso di diplomi e di lauree, in Sicilia, risulta difficile trovare un posto di lavoro gratificante. Per non parlare dell’idea diffusa, corroborata dagli scandali politici, che in assenza di un protettore e di una raccomandazione risulti difficile trovare un posto di lavoro adeguatamente retribuito.
Foto creata con ChatGPT



