Café allongé è il romanzo d’esordio di Antonella Sgroi. Un libro intenso, ben scritto, che si legge tutto d’un fiato. È un romanzo d’amore ambientato in Sicilia e in Francia e più precisamente a Parigi, la patria di Charles Aznavour che cantava “Mourir d’aimer”, ma anche di Sartre e Simone De Beauvoir, simbolo di un amore libero e incondizionato, più profondo di ciò che la società si aspettava da una coppia di filosofi parigini, bizzarri e stravaganti. Un vero sodalizio intellettuale tra il padre dell’esistenzialismo e la madre del femminismo.
Ma non sono più i tempi; né di Jean-Paul Sartre, né quelli di Charles Aznavour.
Da allora, tutto sembra cambiato. Viviamo in un’epoca in cui tutto scorre veloce: le informazioni, i lavori, le mode, le idee, i progetti e anche le relazioni. Zygmunt Bauman ha descritto questo fenomeno con una metafora che è diventata celebre: la “modernità liquida”. In un mondo in cui tutto si dissolve rapidamente, anche l’amore ha perso la sua consistenza, diventando fragile e instabile. Non a caso si parla di “amore liquido”, e di una nuova configurazione relazionale: la “coppia liquida”.
La realtà, però, spesso è assai più complicata di quanto Bauman descrive. Ed ecco che Anna, la protagonista del romanzo, una donna colta, sensibile e autonoma, ma anche profondamente vulnerabile, quando il suo matrimonio diventa liquido e finisce, decide di trasferirsi da Gangi, dove esercitava la sua professione di medico, a Parigi, presso il prestigioso ospedale La Pitié-Salpêtrière.
In Francia trova la sua dimensione lavorativa e culturale ed anche nuove amicizie.
L’ambientazione a Parigi, per Antonella Sgroi e, quindi, per la protagonista del romanzo, non rappresenta un espediente narrativo ma costituisce una scelta precisa. Parigi è un luogo del cuore, emozionale e vibrante; da Rue Mouffetard all’Île Saint-Louis, dal Quartiere Latino alle sale del Musée de l’Orangerie tutto sembra contribuire a stabilire un legame profondo tra la nuova città e Anna. Attraverso Hemingway, Joyce, Baudelaire, Claudel, e tanti altri, la letteratura, l’arte e la storia si intrecciano e contribuiscono alla crescita e alla serenità della protagonista.
A scardinare tutto, però, in una fredda giornata d’inverno, mentre Anna si trova nel suo appartamento di Rue Claude Bernard, a gustare un café allongé accompagnato dalle note malinconiche di Caetano Veloso, è un messaggio vocale, dolce quanto inaspettato. A cercarla è Sergio Palmieri, un uomo che riappare da un lontano passato.
Venticinque anni prima, nella Sicilia delle Madonie, tra Anna e Sergio, medico e informatore scientifico, era nata una profonda amicizia, fatta di stima, di confidenze e di un’attrazione mai del tutto confessata. Entrambi erano, allora, sentimentalmente impegnati e coniugati e non solo avevano tenuto a bada l’attrazione fisica ma avevano anche lasciato sospeso il coinvolgimento amoroso.
Ma, dopo tanti anni, l’amico di un tempo riallaccia l’antico legame. Sergio decide di raggiungere Anna a Parigi, ufficialmente per uno stage professionale; l’incontro determina e accende un amore, passionale e spirituale.
Il racconto procede attraverso un riuscito gioco degli specchi e un’alternanza tra presente e passato. Il passato alimenta il presente, mentre l’opportunità e le cambiate circostanze consentono ai due di ritrovarsi.
Senza ricorrere a noiose considerazioni sociologiche, a dissertazioni sui cambiamenti della società e sui progressi di genere, l’autrice Antonella Sgroi preferisce sondare l’animo umano, femminile e maschile, scavare dentro i suoi personaggi attraverso una sottile analisi psicologica. D’altra parte, chi meglio di un notaio conosce le logiche familiari, gli intrecci amorosi, i tradimenti, le delusioni?
Non a caso, Anna è la vera e assoluta protagonista del suo romanzo. Da medico, si interessa all’omeopatia e al rapporto tra corpo, emozioni ed energia, mettendo al centro della cura l’ascolto della storia della persona che da oggetto diventa soggetto del percorso di cura. Questa dimensione scientifica-umanitaria si riflette nella sua visione del mondo, nella sua personale Weltanschauung fatta di valori, di idee, di desideri, di modelli e riferimenti culturali, di senso della vita, Quando ritrova Sergio, si innamora perdutamente e senza remore glielo dichiara e glielo dimostra sotti tutti i punti di vista.
Sergio, invece, è un uomo controllato, ancorato a usanze e vecchi stereotipi e modelli culturali. Intrappolato in un matrimonio ormai svuotato, mantenuto per quieto vivere, manifesta una grande reticenza al cambiamento e seguendo logiche piccolo-borghesi preferisce non recidere il legame matrimoniale condannando sé stesso e chi lo circonda a una vita piatta dentro binari preordinati. E qui la grande differenza con Anna che, nonostante desideri un grande amore totalizzante, gli lascia del tempo per decidere. L’attesa si rivela lunga, densa di ansie, sospesa nel tempo e nello spazio. E quando lui non si fa sentire decide di contattarlo e di raggiungerlo in Sicilia e il mare siciliano, da Mondello a Marsala, diventa uno spazio identitario, un ritorno alle origini capace di restituire ad Anna una forza interiore e il coraggio di affrontare una grande delusione, di accettare ciò che non si compie e di capire che “chi ci abbandona non sempre è la persona sbagliata… spesso, al contrario, è quella giusta, ma lo è solo per un tratto di strada. A volte ci porta una lezione, ci aiuta a crescere o ci svela parti ignote di noi…”
Bellissimo il capitolo finale, delicato e malinconico al tempo stesso.

