Maggio 14, 2026 00:15

Silvana Raffaele

Writer & Blogger

Viva la morte insiem!: Andrea Chénier al Massimo Bellini

È in scena al Bellini “Andrea Chénier”, opera in quattro quadri di Umberto Giordano. Libretto di Luigi Illica. Sul podio, il direttore Paolo Carignani guida Orchestra e Coro, regia di Giandomenico Vaccari, costumi di Mariana Fracasso, allestimento scenico di Arcangelo Mazza.
Il doppio cast vede protagonisti i tenori Fabio Sartori e Vincenzo Costanzo nel ruolo di Andrea Chénier, i baritoni Devid Cecconi e Massimo Cavalletti in quello di Carlo Gérard, e i soprani Valeria Sepe e Soojin Moon-Sebastian come Maddalena di Coigny.
Umberto Menotti Maria Giordano (1867-1948) si formò al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli suscitando interesse in Sonzogno durante un concorso vinto da Mascagni ma che gli consentì di mettersi in luce. Successivamente l’opera ‘Regina Diaz’ fu un insuccesso dopo il quale il compositore si trasferì a Milano, ritornando al verismo con il suo lavoro più conosciuto, l’Andrea Chénier/ libretto di Luigi Illica.
Il compositore morì ottantunenne nel 1948 a Milano.
Importante per il (in un primo tempo) contrastato successo dell’opera fu per Umberto Giordano la collaborazione con Luigi Illica (1857- 1919), sicuramente tra i principali librettisti dell’epoca post-verdiana.
Dopo studi irregolari a Piacenza e Cremona, Illica viaggiò alcuni anni per mare. Ritornato in Italia si dedicò al giornalismo a Milano (Corriere della sera), a Bologna e infine ancora a Milano. Scelse poi totalmente la scrittura come librettista anche grazie alla lunga collaborazione con Ricordi, e a importanti commissioni come quelle di Puccini, Mascagni e del nostro Giordano.
Un cast di notevole spessore ha risposto volentieri alle nostre interviste sottolineando le caratteristiche dei loro personaggi.
Valeria Sepe descrive la sua Maddalena come una donna appassionata in evoluzione, dall’amore giovanile al dramma finale, all’interno di una scrittura, quella di Giordano, molto difficile.
Fabio Sartori si dichiara felice di lavorare con un cast affiatato per interpretare “questo poeta amoroso con molte emozioni che si sviluppano nel corso dell’opera…”.
Il regista Giandomenico Vaccari mette in scena per la seconda volta quest’opera che definisce un capolavoro, il segno più forte della modernità.
Il direttore d’orchestra infine, Paolo Carignani, è entusiasta del teatro “più bello d’Italia” per un pubblico seduto come per vedere un film con una colonna sonora diretta da Vaccari in grado di vedere in anticipo il rapporto tra orchestra e cantanti.
Un’opera profondamente intrisa di storia, quella in scena al ‘Bellini’, a cominciare dal suo protagonista il poeta francese Andrea Chénier (1762l- 1794) realmente esistito.
Stabilitosi con la famiglia a Parigi (1765), Andrea nel 1782 si avviò alla carriera militare, che abbandonò ben presto per coltivare le sue inclinazioni artistiche recandosi nella capitale alla vigilia della Rivoluzione. Nell’87 conobbe Alfieri, ardentemente patriottico, e si recò come segretario all’ambasciata di Londra dove, con frequenti incursioni a Parigi, rimase fino al ’90, sempre attento – da antigiacobino, costituzionale- alle preoccupanti vicende della patria. Dopo la condanna a morte di Luigi XVI, si ritirò a Versailles, ove rimase quasi tutto il ’93, quando si recava di nuovo a Parigi durante il ‘Terrore’. Il 7 marzo 1794 venne arrestato e imprigionato nella prigione di Saint-Lazare sotto numerosi capi di accusa. Il poeta fu condannato la mattina del 7 termidoro e giustiziato il pomeriggio, due giorni prima della caduta di Robespierre.
L’opera ‘Andrea Chénier’ di Umberto Giordano – Il 28 marzo 1896 avvenne la prima assoluta alla Scala di Milano- dunque si svolge in un arco temporale che va dal 1789 al 1794, coprendo le fasi cruciali della Rivoluzione Francese.
Nel quadro primo si assiste ad un ricevimento che la Contessa di Coigny offre alla nobiltà del luogo ignara della rivoluzione che bussa alle porte. Al centro della scena ci sono il giovane servitore Gérard (ispirato al rivoluzionario Jean-Lambert Tallien) e la contessina Maddalena, della quale Gérard è segretamente innamorato. Viene invitato anche il poeta Andrea Chénier che esprime il suo disprezzo per la decadenza dei tempi, mentre un gruppo di mendicanti introdotto dallo stesso Gérard interrompe la gavotta degli ospiti.
In seguito (quadro II), tra il ‘Terrore’ e il ‘Termidoro’, il poeta, pedinato per ordine di Robespierre e spinto a fuggire, è trattenuto dal desiderio di conoscere la mittente di numerose lettere che invocano aiuto e protezione e che si rivelerà essere Maddalena.
Quando i due giovani si incontrano nasce la passione mentre irrompe Gérard che sfida a duello Chénier; ma venendo ferito dichiara, generosamente, di non conoscere il feritore.
Nel terzo quadro Maddalena si presenta al Tribunale rivoluzionario che deve giudicare Chénier, offrendosi al suo ex servo purché salvi la vita dell’amato. Nonostante tutto Chénier è condannato a morte.
Successivamente, nel cortile della prigione (quadro IV), Maddalena riesce a ottenere un colloquio con Andrea. Corrompendo la guardia si sostituisce a una prigioniera condannata e i due amanti si avviano, sereni perché uniti nell’amore (“vicino a te s’acqueta l’irrequieta anima mia”), incontro alla ghigliottina e alla morte: “Viva la morte insiem!”
E questo intreccio tra amore e patria è, come ben sottolinea Carlo Di Bella nel suo colto saggio, ciò che caratterizza la lirica nel passaggio tra romanticismo e verismo. C’è un valore aggiunto: l’appartenenza…non più al corpo mistico del Re ma alla metafora della ‘nazione’!
Applausi anche a scena aperta dal pubblico entusiasta nonostante l’ora tarda dovuta alle lunghe pause tra un quadro e l’altro.

Foto e video di Lorenzo Davide Sgroi

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