Viene dai giovani il nuovo volto della cittadinanza europea

Vi è fermento nel mondo accademico internazionale, e non da oggi, infatti, ruolo e funzioni degli studi superiori universitari si pongono realmente il problema di servire uomini e società attraverso la scienza e le sue applicazioni, ma anche, di prevenire mali sociali, culturali, ambientali, di tutelare benessere fisico e mentale delle popolazioni, di mettere a frutto indagini e scoperte a favore dell’umanità. Ecco, l’estensione della Terza Missione, a livello europeo. La terza missione universitaria, nata in Italia con la legge 240/2010, è l’insieme delle attività attraverso cui le università interagiscono con la società, al di fuori della didattica e della ricerca, per generare un impatto positivo a livello sociale, culturale ed economico. Include azioni come il trasferimento tecnologico, la formazione continua, la sostenibilità, l’inclusione e la salute, il public engagement e la valorizzazione del patrimonio culturale. Parallelamente, in Europa (o viceversa), le Università pensano di estendere il proprio mandato istituzionale a favore dell’umanità per favorire processi di inclusione, benessere diffuso, uguaglianza sostanziale, sostenibilità ambientale, nuovo modello di service accademico che si avvia alla fine degli anni Novanta del XX secolo. Entro tale scenario, lo scorso ottobre, a Madrid, ecco i primi laureati europei del Bachelor of Arts in European Studies (BAES), e nel 2026 toccherà all’Università di Bologna ospitare la cerimonia conclusiva del baccalaureato europeo.
Magna Charta Universitatum 2020
La Magna Charta Universitatum, dichiara e stabilisce i principi fondanti della missione delle Università: il primo principio è relativo all’indipendenza: la ricerca e l’insegnamento devono essere intellettualmente e moralmente indipendenti da ogni influenza politica e da interessi economici; il secondo riguarda l’inscindibilità di insegnamento e ricerca, e l’impegno degli studenti nella ricerca della conoscenza e di una più ampia comprensione; il terzo identifica l’università come il luogo privilegiato per la libera indagine e il dibattito, caratterizzato dall’apertura al dialogo e dal rifiuto dell’intolleranza. Firmata nel 1988 da 388 Rettori in occasione del 900° anniversario dell’Università di Bologna, la Magna Charta Universitatum riconobbe che le università potessero esprimersi in forme diverse, influenzate reciprocamente da fattori culturali, geografici e storici. Firmandone nel 2020 una rivisitazione che riflettesse i cambiamenti del mondo universitario, gli aderenti ribadirono il proprio impegno a rispettare la dichiarazione originaria, contribuendo alla tutela del pianeta e al benessere, alla prosperità e alla comprensione reciproca a livello globale: oggi, sono oltre 950 i leaders universitari di tutto il mondo che lo hanno sottoscritto. Ogni anno l’Osservatorio Magna Charta organizza una conferenza internazionale per affrontare temi che le continue sfide impongono relativamente all’impegno sempre più gravoso di servire responsabilmente la società. L’ultima si è tenuta a novembre 2025 presso il King’s College London, UK.
Una Europa
A dar seguito, nel 2018, undici università europee hanno creato l’European University Alliance, con UNA Europa, puntando sulle eccellenze dei partners a creare un ambiente interuniversitario europeo; un accordo sinergico che apre uno spazio accademico condiviso, multilingue e multidisciplinare, per introdurre nuovi scenari nell’istruzione superiore e nella ricerca scientifica. L’alleanza universitaria europea è formata dalle Università seguenti: Freie Universität Berlin, Alma Mater Studiorum Università di Bologna, University College Dublin, University of Edinburgh, Helsingin yliopisto, Universiteit Leiden, Uniwersytet Jagielloński w Krakowie, KU Leuven, Universidad Complutense de Madrid, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, Universität Zürich. UNA Europa vuole incoraggiare lo sviluppo strutturale dello Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore e della Ricerca, stabilendo legami a lungo termine, sostenibili, solidi e dinamici. L’alleanza vuole inoltre costruire un’immagine dell’Università futura, dove gli studenti possono frequentare corsi integrati in vari paesi e in diverse lingue, e il personale o gli accademici spostarsi liberamente tra più sedi, seguendo le proprie esigenze professionali. Le istituzioni partner di questa rete sono pronte a collaborare con organizzazioni nazionali, europee e internazionali sulle idee, le politiche e le scelte che daranno forma al futuro dell’istruzione e della ricerca: gli innovativi formati congiunti di educazione e mobilità sviluppati da UNA Europa potrebbero, e dovrebbero, diventare un punto di riferimento per le università di tutto il mondo.
L’ultima tendenza: i corsi di laurea in Studi Europei
Così, l’Alliance arriva ai risultati operativi con un baccalaureato triennale, applicazione dello spirito europeo universitario introdotto da UNA: Bachelor of Arts in European Studies (BAES) è un programma congiunto unico, co-sviluppato da otto università partner di Una Europa.
Proclamati appena un mese fa, presso l’Universidad Complutense di Madrid, i primi laureati, di ambo i sessi, del Bachelor of Arts in European Studies, si dichiarano molto soddisfatti dell’esperienza e delle competenze acquisite. Percorso internazionale fortemente innovativo, abbina prospettive accademiche, linguistiche e culturali di tutta Europa, con focus su caratteristiche e valori fondamentali dell’Unione Europea, dei Paesi e delle società che la costituiscono e sul ruolo dell’Europa nel mondo. Il percorso formativo può essere svolto in due o tre sedi universitarie diverse, scegliendo tra gli atenei coinvolti. Ilaria, tra i primi 160 studenti laureati, consapevole di aver avuto il privilegio di partecipare a un corso molto innovativo, candidamente ammette di ambire «alla costruzione di un’Europa giusta, sostenibile e più aperta al dialogo di quanto lo sia oggi […] e ne sono orgogliosa». Si tratta, continua la neo-laureata, «di un corso trasversale tra Scienze Politiche, Diritto, Economia, Storia, Lingue, Sociologia, nel quale i ragazzi devono stare per due semestri in altre università del gruppo, il terzo è facoltativo. Oltre alla propria lingua, e all’inglese, si deve imparare un’altra lingua comunitaria».
Ai ragazzi l’Europa piace, e interessa: «Vorrei capire come si prendono a Bruxelles decisioni che hanno un impatto concreto sulla nostra vita» continua Ilaria. La prospettiva, per lei e per molti altri studenti dei corsi in Studi Europei (la maggior parte in lingua inglese, European Studies), è quella di lavorare in un’istituzione europea, o in un’organizzazione non governativa, sempre legata al ‘vecchio’ continente. Superato ogni nazionalismo, questi giovani si sentono cittadini del mondo, con la valigia sempre pronta e una voglia di confrontarsi con altre culture e altre esperienze. Il BAES è un esempio di successo: se i giovani appena usciti con il diploma sono 50, per il secondo “giro” si sono candidati addirittura in 600, ne sono stati ammessi 310 e alla fine ne sono entrati 250. La formula, evidentemente, piace.
A latere, serve segnalare che tra i corsi di laurea triennali in European Studies, in Italia, molto accreditata, in lingua italiana, primeggia quello in Scienze internazionali e istituzioni europee (SIE) della Università Statale di Milano (Open day a maggio 2026). Più numerose sono le Lauree magistrali: alla Sapienza, e a Tor Vergata, a Roma, a Padova, a Siena, in lingua inglese.
La prima a inaugurare un percorso tutto in inglese, circa quindici anni fa, è stata quella di Trento, con il Master’s degree in European and International Studies. Presenta una didattica che punta alla partecipazione attiva in classe e a sviluppare menti critiche con lezioni interattive e workshop. Sull’innovazione insiste il responsabile del corso, Mauro Caselli: «Abbiamo appena inaugurato un nuovo corso laboratoriale, dove i ragazzi devono applicare la teoria a un caso concreto scelto dagli insegnanti, lavorando in gruppo.Siamo una piccola realtà, io conosco tutti gli studenti e riesco a intercettare i loro bisogni». Tra i laureati al MEIS, molti trovano un posto a Bruxelles, sia nelle istituzioni, sia nel Terzo settore.
Sono motivati a lavorare nel vasto apparato dell’Unione europea, poiché i giovani credono che abbia un ruolo internazionale molto importante.
Nel panorama italiano, ancora, altre possibilità di iniziazione universitaria alle realtà professionali europee ed estere, dopo la Laurea triennale, prima di iscriversi alla Laurea magistrale (o in alternativa), si può optare per un Corso annuale, come il Master in European Studies di primo livello della LUISS: è a tempo pieno, i partecipanti sono solo venticinque,e il suo punto di forza è la preparazione mirata per le selezioni European Personnel Selection Office (EPSO). Il direttore del Master e del Dipartimento di Scienze politiche della LUISS di Roma, al venticinquesimo posto al mondo nella classifica QS World University Rankings by Subject 2025, professor Giovanni Orsina, osserva e spiega che «in una stagione di crescente polarizzazione, l’Europa continua a rappresentare un orizzonte di senso e di opportunità per le giovani generazioni. Per chi aspira a lavorare nelle istituzioni internazionali, gli studi europei offrono la chiave per comprendere come si costruisce, giorno dopo giorno, uno spazio politico in cui nazioni diverse scelgono di condividere sovranità, lavori e regole».
Il quadro appena presentato è interessante, soprattutto per chi, come me, ha guardato fuori dall’Italia quasi sempre per comparazione, confronto, conoscenza e apprendimento, inaugurando relazioni scientifiche, e/o professionali, occasionali, non sistematiche, consumando, e mai producendo cultura d’oltralpe. Sosteniamo, dunque, questi giovani europei, perché, ovunque volga il loro sguardo territoriale, sanno muoversi, con interesse e lungimiranza insperata, verso conoscenze e relazioni fuori dai confini -non solo geografici- tradizionali.
Antonia Criscenti
Prof. Ordinaria di Storia sociale dell’educazione
Università di Catania
Foto realizzata con ChatGPT



