Al Piccolo Teatro della Città “Trucchi per l’anima” del drammaturgo Rosario Galli ha lasciato dapprima perplessi e poi convinti. In scena Marcella Marino, Domenico Maugeri, Salvo Brocato — particolarmente abile nella recitazione grottesca — e Alessia Costa. Regia di Gianni Scuto. Produzione Associazione Città Teatro.
Lo spettacolo prende avvio con un uomo e una donna che, pur trattandosi come estranei, rievocano il proprio passato di coppia.Ne emerge una fotografia del reale, loro e nostro: schermaglie amorose, giustificazioni, fiducia mal riposta, manipolazioni sentimentali.
Il dialogo insiste su dinamiche riconoscibili — litigi, rivendicazioni, separazioni e ritorni — con alcune battute a sfondo sessuale trattate con eleganza, capaci di alleggerire anche i passaggi più tesi.
Poi, a tre quarti dello spettacolo, tutto cambia. Entrano in scena due figure mascherate, in abito scuro, che dichiarano: il teatro è il luogo dove tutto accade secondo un rituale generato dalla fantasia. Si spegne la luce, il sipario si apre, e ciò che c’era si dissolve.
È qui che emerge il senso della messinscena: abbiamo assistito sinora a un esperimento terapeutico. Per uscire da una relazione amorosa fallimentare, i protagonisti si affidano a un imbonitore-psicologo che li induce a teatralizzare il loro vissuto. Siamo stati anche noi dentro una terapia. Quando il sipario si chiude, resta una sensazione di vuoto che riporta alla realtà, quasi a suggerire che la vita ricominci proprio da lì, fuori dal teatro.
Interessante anche la costruzione scenica: gli attori non entrano dalle quinte. Lui è già in platea, seduto tra il pubblico prima dell’inizio, senza alcun segno distintivo; anche lei entra in scena mescolandosi agli spettatori. La recitazione è prevalentemente naturalistica.
Fa eccezione Salvo Brocato, che porta in scena una cifra grottesca e marcata, rivelandosi particolarmente efficace nel momento in cui il meccanismo teatrale si svela e la finzione viene dichiarata apertamente. È lì che lo spettacolo trova la sua forma più compiuta.
Foto di Dino Stornello
