Settembre 12, 2026 03:52

Silvana Raffaele

Writer & Blogger

Tre storie di vita e di guerra al femminile al Brancati

È in scena al Teatro della città Vitaliano Brancati “Letizia va alla guerra” di Agnese Fallongo. Con Agnese Fallongo e Tiziano Caputo. Drammaturgia: Agnese Fallongo. Accompagnamento musicale dal vivo: Tiziano Caputo. Coordinamento creativo: Raffaele Latagliata. Ideazione e regia: Adriano Evangelisti. Produzione: Teatro de Gli incamminati. In collaborazione con ARS Creazione e Spettacolo.
Una magistrale lezione di metodologia della storia quella dello spettacolo in scena al Brancati. Esattamente un secolo fa, negli anni Trenta del Novecento la rivista ‘Les Annales’ annunciava la “Nouvelle Histoire” che, a firma di Lucien Febvre e March Bloch, rivoluzionava il modo di concepire la storia e le sue fonti. Non più histoire ‘événe mentielle’ bensì ‘histoire totale, histoire sociale’. Tutto è storia, non solo i grandi personaggi della macrostoria meritavano di essere citati nei manuali, ma anche gli uomini comuni, i soggetti della microstoria e quindi…anche le donne.
E la pièce della Fallongo sembra concretizzare questa teoria attraverso le ‘piccole’ storie di tre piccole/grandi donne – una fanciulla, una donna, un’anziana -, unite dal medesimo nome, ‘amaramente’ Letizia, e dal sentimento (l’amore) che le accomuna in un tempo diacronico che parte dalla prima guerra mondiale per giungere alla seconda e all’arrivo degli alleati
“Letizia va alla guerra” è un racconto tragicomico e al contempo tenero che vede in scena Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, coppia artistica affiatata e una chitarra che non solo accompagna dal vivo il canto di Caputo ma che, con le sue note, diventa essa stessa protagonista, parte viva del racconto.
Tre donne del popolo che attraverso la bravura trasformista e polidialettale della Fallongo rivelano la loro provenienza — Veneto, Sicilia e Lazio — e le tre età diverse — una fanciulla, una donna e un’anziana — sono unite dallo stesso nome, Letizia, e da un destino sconvolto dalla guerra destinandole, nel tempo, irrimediabilmente a tre ruoli: la suora, la sposa e la puttana
La prima Letizia è una giovane, ancora vestita da sposa, pronta a partire allo scoppio della Prima Guerra Mondiale (24 maggio 1915) dalla Sicilia per il fronte carnico con la speranza di trovare suo marito Michele. La seconda Letizia è un’orfanella cresciuta a Littoria (Latina) dalle suore e riconosciuta dalla zia solo al momento della sua maggiore età. Arrivata a Roma durante l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno del 1940, non le resta che prostituirsi in un bordello fino alla liberazione della capitale da parte delle truppe americane (4 giugno del 1944) e all’entrata in vigore della Legge Merlin (20 settembre 1958).
Infine, l’anziana suor Letizia di origini venete che, presi i voti da adulta, si rivelerà un trait d’union, un sottile fil rouge dei destini di queste iconiche donne che pur senza esserne protagoniste in prima linea, hanno fatto, con piccoli/grandi atti di coraggio e d’amore, la Storia partendo da fonti poco conosciute.
Due soli interpreti, Agnese Fallongo e Tiziano Caputo, un uomo e una donna creano oltre dieci personaggi, con l’intento di far vivere “la storia dei piccoli”, la microstoria.
“Intendevo dare luce alle persone comuni – scrive l’autrice – quelle rimaste nell’ombra, e in particolare alle donne che molto hanno amato e troppo hanno taciuto. Un’ode alla donna e alla vita”.
“L’originalità della storia – continua Agnese Fallongo – risiede nell’intento di indagare una tematica di solito ad appannaggio maschile in una visione femminile. Si, perché durante la prima e la seconda guerra mondiale, lo scenario in cui operano le protagoniste del racconto, l’esercito degli uomini non fu l’unico impegnato in battaglia. Un altro, più silente, combatté una guerra diversa, sicuramente meno feroce, ma ugualmente faticosa e logorante: l’esercito delle donne. Desideravo dare voce al “sesso debole”, ai piccoli, alle persone comuni che, pur senza esserne protagoniste, hanno fatto la storia.
“La scrittura – continua Agnese Fallongo – si basa su un’approfondita documentazione storica legata a fonti poco conosciute (lettere dei soldati, lettere delle crocerossine, libri, documentari e film) per poi giungere ad un’altra fase fondamentale per la delineazione di una trama verosimile: le interviste a chi quel contesto storico l’ha vissuto sulla propria pelle. In questo caso è stato illuminante parlare con reduci di guerra, mogli, ex prostitute e suore. Lo scenario è sempre l’Italia verace, ruvida, quella dei nostri nonni, dei piccoli, degli ultimi e, quindi, delle donne”.
Il regista Adriano Evangelisti ha precisato il fatto che quando la pièce era stata ideata non pensava che la guerra fosse così vicina, ma aveva la memoria delle guerre, un valore, questo, assolutamente fondamentale.
Attraverso le 200 repliche in tutta Italia, aggiunge Tiziano Caputo ha notato come ci si riconosce sempre all’interno delle singole storie. Lo spettacolo è cantato e suonato dal vivo: è un nostro “marchio di fabbrica”…la musica riempie quando il teatro è in assenza, riempie i vuoti.
Le tre donne, conclude Agnese Fallongo, tra le due guerre mondiali compiono piccoli gesti e grandi atti di coraggio.
Indagare sull’umano potrebbe cambiare la guerra e la storia…

Video di Lorenzo Davide Sgroi

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