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Todorov e i nemici intimi della democrazia

La democrazia è un sistema politico estremamente vulnerabile. Il suo buon funzionamento dipende da molti fattori quali l’estensione dei diritti individuali e collettivi, la distribuzione della ricchezza, il pluralismo nella cultura e nei media.

Il filosofo Cvetan Todorov (1939-2017) sottolinea l’estrema fragilità e vulnerabilità della democrazia nel saggio intitolato I nemici intimi della democrazia. È stato pubblicato nel 2012 e si è rivelato tristemente profetico perché ha previsto molti fenomeni che si sono verificati in questi ultimi anni.

Ricordando la sua giovinezza passata in Bulgaria ai tempi in cui c’era il regime comunista, il filosofo sottolinea come l’aspirazione alla libertà abbia percorso tutto il XX secolo. L’assenza di libertà ha determinato un’azione politica collettiva per cercare di raggiungerla e di ottenerla.  Afferma di avere creduto in passato che “la libertà fosse uno dei valori fondamentali della democrazia”. In tempi più recenti ha cambiato idea. Spesso negli stati democratici si assiste all’abuso della libertà oppure alla distorsione dei diritti di alcuni contro i diritti di altri cittadini o di stranieri.

Todorov sostiene che le minacce alla democrazia non provengono dall’esterno (fondamentalismi, dittature, regimi totalitari), ma piuttosto dall’interno perché è in atto in tutto il mondo uno svuotamento dei processi democratici. Il saggio vuole mettere in guardia i cittadini dai nemici intimi della democrazia.

I pericoli contenuti nell’idea stessa di democrazia nascono isolando e assolutizzando una delle sue componenti. Ciò che accomuna questi diversi pericoli è la presenza di una forma di dismisura. Il popolo, la libertà e il progresso sono il fondamento della democrazia, ma se uno di essi si emancipa dai propri rapporti con gli altri – sfuggendo così a ogni tentativo di limitazione ed ergendosi a unico principio –, si trasforma in pericolo: populismo, ultraliberalismo [ossia il neoliberismo più sfrenato o addirittura l’anarcocapitalismo], messianismo sono i nemici profondi della democrazia. Ciò che gli antichi greci definivano hybris, o dismisura, era considerato il peggiore difetto del comportamento umano: una volontà ebbra di sé, un orgoglio capace di persuadere chi lo prova che tutto gli è possibile. Il suo opposto era considerato la virtù politica per eccellenza: la moderazione, la temperanza.”.

Lo svuotamento della democrazia nasce da tre fattori: 1) l’individualismo esasperato; 2) l’imposizione della logica del mercato a qualsiasi ambito umano; 3) la demagogia del populismo.

Questo disallineamento dei valori all’interno delle democrazie ha avuto conseguenze anche all’esterno degli stati e nella comunità internazionale. Gli effetti sono la guerra infinita al terrorismo, le azioni unilaterali della NATO in Kosovo e l’intervento in Libia, le torture nelle carceri di Abu Ghraib in Iraq, flussi migratori giganteschi, precarietà economica diffusa.

Secondo Todorov, la democrazia può continuare ad esistere solo se sarà in grado di correggere i propri difetti e darsi un nuovo equilibrio di valori tra individuo e società, tra cittadini e stranieri, tra legge e mercato, tra politica ed economia, tra stati e comunità internazionale.

Cvetan Todorov, I nemici intimi della democrazia, Garzanti, Milano, 2012.

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