Sulle tracce della religione perenne

Nell’età del Rinascimento Agostino Steuco ha introdotto la locuzione “philosophia perennis” per indicare una sapienza comune a tutta l’umanità e trasversalmente presente in tutte le religioni. È stata ripresa da G. W. Leibniz per distinguerla dalla philosophia nova della rivoluzione scientifica. La ricerca della philosophia perennis ha avuto fortuna soprattutto negli ambienti dell’esoterismo. Questa linea di pensiero è presente in forme diverse nei pensieri di Helena Blavatsky, Aldous Huxley, René Guenon, Julius Evola, Elémire Zolla, Ananda Coomaraswamy, Frithjof Schuon.
La Teosofia di Henry Olcott ed Helena Blavatsky è, infatti, uno dei tentativi più famosi di ricostruire l’antica sapienza spirituale ed iniziatica dell’umanità. In una prima fase, i teosofi rivolsero l’attenzione principalmente al buddismo. Olcott era un fervente ammiratore e studioso di questa religione. Con la Blavatsky, gli elementi principali furono ravvisati nell’induismo. In polemica con la teosofia, René Guenon operò una propria ricostruzione della tradizione primordiale e di tutte le manifestazioni religiose ed esoteriche. Aldous Huxley ha pubblicato Philosophia perennis che è una antologia coordinata di passi tratti da testi sacri di tutte le culture e civiltà del mondo.
Frithjof Schuon (1907-1998) ha pubblicato un interessante saggio intitolato Sulle tracce della religione perenne attraverso il quale ha cercato di dare una sintesi efficace delle proprie posizioni in merito. Nell’introduzione ammette di avere trattato nelle proprie opere “della Religione perenne, esplicitamente o implicitamente, e in relazione con le diverse religioni che da un lato la velano, e dall’altro la fanno trasparire (…) la sophia perennìs è evidentemente inesauribile e non ha limiti naturali.”. Usualmente tale forma di sapienza si esprime in una forma sistematica, anche se talvolta non è così. L’autore la definisce anche come religione perenne, in cui il termine “religione” va ricondotto alla sua radice latina: religio. La sophia indica prevalentemente il lato speculativo, mentre la religio è usata per descrivere l’aspetto operativo di tale sapienza.
L’accesso alla religione perenne avviene superando il materialismo e l’agnosticismo e aprendosi all’intuizione: “senza l’Assoluto, la capacità di concepirlo non avrebbe un motivo. La verità dell’Assoluto coincide con la sostanza stessa del nostro spirito; le differenti religioni attuano oggettivamente ciò che è contenuto nella nostra soggettività più profonda. La rivelazione è nel macrocosmo quello che l’intellezione è nel microcosmo; il Trascendente è immanente al mondo, altrimenti questo non potrebbe esistere, e l’Immanente è trascendente rispetto all’individuo, altrimenti non lo supererebbe.” (pag. 11).
Secondo Schuon esiste un’Unità trascendente di tutte le religioni. Possono giungere facilmente ad una piena conoscenza della Verità solo gli iniziati e – più in generale – i filosofi. Solo nell’esoterismo, secondo Schuon, essere e conoscere coincidono. L’esoterista si trova in una posizione mediana tra l’estremo pluralismo delle religioni e la convergenza delle varie dottrine verso una superiore “Unità trascendente delle religioni”.
L’avvio di questo processo di conoscenza è contenuto nella massima «Conosci te stesso» che si trovava all’ingresso del tempio di Delfi e che ha un corrispondente nello hadìth: “«Chi conosce la sua anima, conosce il suo Signore»; e anche il Veda: «Tu sei Quello»; ossia Atmà, il Sé a un pari trascendente e immanente, (…)” (pag. 101).
Gli elementi principali della religione perenne possono essere ricostruiti prevalentemente partendo dalle antichissime tradizioni orientali dell’Induismo e del Buddismo. Spesso tale ricostruzione viene operata con uno studio comparatistico con il Cristianesimo riletto però attraverso l’Ermetismo e in tempi più recenti con l’approfondimento del pensiero della Gnosi (II-III secolo d.C.) (pag. 24-29). Gli aspetti più operativi sono ricavati per lo più dall’esoterismo islamico (sufismo) (pag. 79 e ss) in quanto Schuon era allievo di René Guenon.
Tale conoscenza ha la funzione di portare ogni essere umano verso il perfezionamento morale.“(…) il pensiero del vero — o la conoscenza del reale — richiede da un lato la volontà del bene e dall’altro l’amore del bello, dunque della virtù, poiché questa non è che la bellezza dell’anima; perciò i Greci, esteti quanto pensatori, includevano la virtù nella filosofia. Senza bellezza dell’anima ogni volere è sterile, è meschino e si chiude alla grazia; e analogamente: senza sforzo della volontà ogni pensiero spirituale rimane alla fin fine superficiale, inefficace e conduce alla pretensione. La virtù coincide con una sensibilità proporzionata — o conforme — alla Verità, e per questo l’anima del sapiente si libra al di sopra delle cose, e quindi, per così dire al di sopra di sé stessa; donde il disinteresse, la nobiltà e la generosità delle grandi anime.”.
La ricostruzione della religione perenne e della philosophia perennis nasce spesso in aperta polemica con i dogmi e le strutture organizzative delle religioni tradizionali. In una prospettiva, essa serve dal punto di vista speculativo a correggere le superstizioni e gli errori contenuti nelle religioni (vedi capitolo terzo sul male e la predestinazione, vedi capitolo settimo su reincarnazione ed escatologia), da un’altra prospettiva pratica, dovrebbe promuovere una maggiore tolleranza in nome di una sapienza autoevidente, universale e naturale.
In conclusione tutto è Uno. Esiste una Realtà assoluta a cui l’anima vuole unirsi. È possibile sia un percorso di ricongiungimento con un Dio personale sia con una Entità assolutamente impersonale.
La religione perenne è, pertanto, “discernimento e contemplazione; potremmo anche dire per analogia: certezza e serenità. Certezza del pensiero e serenità della mente innanzi tutto, ma pure certezza e serenità del cuore; derivanti quindi, non soltanto dalla visione intellettuale del Trascendente, ma anche dall’attuazione mistica dell’Immanente. Attuate nel cuore, la certezza e la serenità divengono rispettivamente la fede unitiva e il raccoglimento contemplativo ed estintivo; la Vita e la Pace in Dio e per mezzo suo; dunque l’unione con Dio. (…) Vincit omnia veritas; si dovrebbe aggiungere: vincit omnia sanctitas. Verità e santità: tutti i valori sono in questi due vocaboli; tutto ciò che dobbiamo amare e tutto ciò che dobbiamo essere.” (pag. 105, 107).
F. Schuon, Sulle tracce della religione perenne, Edizioni Mediterranee, Roma, 1988.



