Si è concluso con un’ampia partecipazione e un bilancio decisamente positivo il Congresso del Sud Italia dell’Associazione Italiana Donne Medico (AIDM), dedicato al tema «P.A.C.E. – Percorsi di Assistenza alle Cronicità con Equità», che ha riunito specialisti, ricercatori e operatori sanitari provenienti da diverse regioni italiane.
L’iniziativa, ospitata negli spazi del Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”, ha rappresentato un’importante occasione di approfondimento sulle malattie croniche e sull’applicazione della medicina di genere nei percorsi di prevenzione, diagnosi e cura. Al centro del dibattito, la necessità di sviluppare modelli assistenziali sempre più personalizzati, capaci di tenere conto delle differenze biologiche, psicologiche e sociali tra uomini e donne.
A esprimere soddisfazione per l’esito dell’evento è stata la vicepresidente per il Sud Italia dell’AIDM, Rosalia Maria Sorce, che ha curato l’organizzazione del congresso insieme a Valeria Drago, presidente della sezione siracusana dell’associazione.
«Grande soddisfazione per l’ampia partecipazione e per il grande entusiasmo mostrato dalle colleghe e dai colleghi giunti da tutta Italia – ha dichiarato Sorce – che hanno condiviso esperienze cliniche, evidenze scientifiche e prospettive future per quel che riguarda l’approccio alle malattie croniche in un’ottica di genere».
La scelta di Siracusa non è stata casuale. «Il luogo dove ci siamo incontrati è magico, ricco di storia, cultura e arte. Quale contenitore culturale migliore per parlare di salute e di medicina del futuro?», ha sottolineato la vicepresidente.
Il congresso si inserisce in un percorso che l’AIDM porta avanti da anni per promuovere la diffusione della medicina di genere, disciplina che studia come le differenze tra uomini e donne influenzino l’insorgenza delle malattie, la risposta alle terapie e l’accesso ai servizi sanitari. Numerosi studi hanno infatti dimostrato che molte patologie, dalle malattie cardiovascolari a quelle autoimmuni, neurologiche e respiratorie, possono manifestarsi in modo diverso a seconda del sesso e del genere della persona.
Nel suo intervento conclusivo, la vicepresidente Sorce ha inoltre richiamato il significato più ampio della medicina di genere nel sistema sanitario attuale, sottolineandone la valenza scientifica ed etica.
«Valutare le patologie croniche con l’ottica di genere significa considerare la persona nella sua complessità – ha spiegato –. Non significa operare diversità o diseguaglianze, ma mettere in atto una medicina che sappia ascoltare, comprendere e valorizzare queste differenze».
Il successo dell’appuntamento siracusano conferma il ruolo sempre più centrale della medicina di genere nelle politiche sanitarie e nella ricerca clinica contemporanea. Una prospettiva che punta a superare l’approccio uniforme del passato per garantire cure realmente personalizzate e una maggiore appropriatezza terapeutica, con benefici concreti per l’intera popolazione.
