Spettacoli

Siamo fatti anche noi della stessa sostanza dei sogni: “La Tempesta” di Shakespeare allo Stabile

È in scena alla Sala Verga “La tempesta” di William Shakespeare. Traduzione di Agostino Lombardo, adattamento e regia di Alfredo Arias, scene di Giovanni Licheri e Alida Cappellini, costumi di Daniele Gelsi, luci di Gaetano La Mela.
Con Graziano Piazza e in o.a. Federico Fiorenza, Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Luigi Nicotra, Lorenzo Parrotto, Alessandro Romano, Rita Fuoco Salonia, Rosaria Salvatico e con Guia Jelo nel ruolo di “Ariel”.
Produzione Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Estate Teatrale Veronese

“Siamo fatti anche noi della stessa sostanza dei sogni; e nello spazio e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita.” Niente di più emblematico per inaugurare la stagione ‘dei sogni’ del Teatro Stabile di Catania.
La tempesta (The Tempest) è una tragedia ‘romanzesca’ in cinque atti, scritta da William Shakespeare (1564-1616 ) tra il 1610 e il 1611 e rappresentata in quell’anno, universalmente riconosciuta come l’ ultima scritta dal Bardo; in qualche modo, rappresenta il suo congedo dal teatro attraverso “ la foga e lo slancio” consueti (G. Bandini).
Quali le suggestioni?
Secondo il “Dizionario delle opere” potrebbero esserci influenze della commedia dell’arte italiana mescolate all’uso del soprannaturale, al mondo meraviglioso degli elfi e delle fate amalgamato con le vicende umane «We are such stuff as dreams are made on; and our little life is rounded with a sleep “We are such stuff as dreams are made on; and our little life is rounded with a sleep”.
Il contesto storico in cui probabilmente si inserisce l’azione sembra essere il conflitto fra gli Aragona di Napoli e gli Sforza di Milano.
Un fitto intreccio di controverse passioni e di conseguenti azioni caratterizza la complicata trama all’interno di un’atmosfera surreale e magica ma al contempo fortemente umana e sanguigna.
Al centro dell’azione c’è il ‘mago’ Prospero -magnificamente interpretato da Graziano Piazza- legittimo duca di Milano, fraudolentemente esiliato da anni insieme alla figlioletta Miranda in una misteriosa isola abitata da esseri costretti al suo servizio come lo spirito Ariel ( Guja Ielo) e il mostro Calibano, figlio della strega Sicorace.
Sull’isola, Prospero usa le sue capacità magiche per manipolare gli eventi.
A un certo punto, avendo previsto che Antonio, il fratello traditore, sarebbe passato insieme al re di Napoli Alonso, al figlio di quest’ultimo Ferdinando, e ad altri nei pressi dell’isola scatena una tempesta che provoca il naufragio dei ‘fedifraghi’ in un primo tempo disperdendoli e poi in qualche modo ricongiungendoli presso la sua grotta.
Tra inganni e realtà si svolge così la trama, a volte di difficile lettura, ma sempre all’interno della volontà e delle magiche potenzialità di Prospero.
Ferdinando e Miranda s’innamorano a prima vista; Gonzalo cerca di consolare Alonso, disperato per la presunta morte del figlio; Ariel attraverso un sonno indotto smaschera la cospirazione che intreccia i personaggi; Calibano cerca di creare una ribellione (fallita per opera di Ariel) contro Prospero.
Infine Prospero, rinunciando alla vendetta e alla magia, risulta vincitore su tutti i fronti e riunisce i vari personaggi nella sua grotta.
Vengono festeggiate, nonostante le dure prove cui le aveva sottoposte il sovrano dell’isola, le nozze tra Ferdinando e Miranda con una cerimonia animata da spiriti travestiti da déi greci; Alonso è affranto, Antonio viene smascherato e Calibano punito assieme ai suoi ‘compari’.
In un’atmosfera di gioia e perdono, tuttavia, Prospero viene reintegrato come duca di Milano e il suo ducato unito al Regno di Napoli col matrimonio di Ferdinando e Miranda; Alonso viene perdonato insieme a Sebastiano e Antonio, minacciati di esilio in caso di futura cospirazione contro i legittimi sovrani. Stefano e Trinculo sono semplicemente derisi mentre Calibano promette di ravvedersi. Con l’aiuto di Ariel, liberata dallo stesso Prospero, mare calmo e vento propizio assicureranno alla nave il ritorno.
A questo punto Prospero si rivolge al pubblico e, in un celebre monologo: “Ora la mia magia è finita; mi restano solo le mie forze, scarse per la verità. E’ da decidere, s’io debba rimanere sempre qui, in questo luogo solitario, o partire per Napoli. Ma spero che non sia relegato su quest’isola, avendo riottenuto il mio ducato, e perdonato tutti i traditori; che vogliate sciogliermi da ogni vincolo, altrimenti fallirà tutto il mio progetto, ch’era quello di farvi divertire. Ora non ho più spiriti al mio comando, non poteri magici; e la mia fine sarà disperata, se non esaudirete questa mia preghiera. E se a voi piace d’esser perdonati dai peccati, fate che anch’io, venga assolto dai miei. Abbiate un po’ di pietà per il mio lavoro, e la mia debolezza mi conceda il suo perdono; e quanto, senza il vostro perdono, non potrei riscuotere, la vostra indulgenza vorrà concedermelo. Come dai vostri crimini vorreste essere perdonati, così la vostra indulgenza mi perdoni.”
Il perdono dunque è la chiave della vita che ‘è della stessa sostanza dei sogni’! È il testamento spirituale del grande Bardo che sarebbe morto solo quattro anni dopo?

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