Spettacoli

“Sempre” con Guia Jelo

Si preannuncia uno spettacolo ricco di fascino, incanto e suggestioni quello organizzato da Mythos Opera festival che si intitola “Sempre” e che è un testo scritto da Guia Jelo, in cui sarà, non solo autrice ma anche regista. La grande attrice catanese si esibirà insieme al maestro Gianfranco Pappalardo Fiumara, che l’accompagnerà al piano e sono previsti due spettacoli: il primo a Giarre in piazza De Andrè il 30 agosto e poi a Catania nel Palazzo della Cultura il 6 settembre.
Guia Jelo ha spiegato con la sua profonda intelligenza e sensibilità il senso di questa sua opera: “Prima di scivolare, dolcemente e nello stesso tempo con veemenza, nel mero significato e nella motivazione del titolo ‘Sempre’ che io ho voluto dare a questa operazione artistica, e fantastico dicendo che l’ho voluto dare assieme al pubblico, seppur da parte sua ignorantemente, mi apro con un pensiero”.
L’autrice si apre ad evocare ricordi ancestrali del suo passato che donano uno sguardo al presente e al suo rapporto umano e professionale con il maestro Pappalardo Fiumara che si può ben definire un affinità tra anime: “Quando mia madre mi aspettava, all’epoca non era in uso in gravidanza di appendere al collo la campanella degli angeli, ma sono sicura che in qualche modo io sentivo, nel Bing Bang della creazione del mio corpo, attraverso l’anima, la musica che da anziana avrei sentito, di là a venire, sotto le mani furenti e insieme dolcissime, su quei rettangoli bianchi e neri della sua vita, del maestro Gianfranco Pappalardo Fiumara. Questo è quello che ho provato la prima volta che l’ho sentito – ha affermato con emozione l’attrice – con il cuore che mi ha percorso le orecchie, e che ho visto il fremito supremo di quelle mani che volavano e incalzavano, ipnotizzandomi” .
Continua Guia a districare i suoi pensieri e a chiarirci le ragioni di quest’opera che è anche un omaggio di gratitudine e affetto a questo giovane e prodigioso pianista: “Così ho pensato che, come nel sempre vivere della poesia, il sempre vivere della musica avrebbe dovuto donare nel mio percorso artistico tutto quello che io provo quando ascolto le note eseguite da lui e quando vedo le sue mani che vivono separatamente dal resto che c’è tutto intorno e anche da una cosa molto suggestiva della mia vita: il brusio del pubblico”.
L’attrice si lascia andare ad una trasposizione in cui immagina il maestro nell’infanzia accudito, cresciuto e amato dai familiari. “Ho voluto – dice con un dolce sorriso – con coraggio e con passionale intromissione, inserire in mezzo a musica e parola una traccia della vita di Pappalardo Fiumara, e ho visto, sentito, un bambino fremente, un fenomeno. Dolcissimo, imbronciato se lontano da questo bianco e nero della sua vita, ma puro e tenace in una ‘scalata dell’Everest’, ora uomo risolto, anche nell’onta di demoni della vita ben sconfitti, uomo artista che è emerso per come è, per come colui che è e che deve essere”.
“Il titolo ‘Sempre’ è anche un inno all’eternamente adorato Giacomo Leopardi, in una mia bizzarra e forse intrepida idea registica di spargere il suo “Infinito”come coriandoli di luce, qua e là, in mezzo alla mia ‘parola’- continua Guia -. Sempre a lui caro era il suo colle, ma sempre e per sempre è cara, la musica e la poesia, con la potenza del dualismo eterno in tutte le sfere della mente: amore e morte, nel sempre essere infinite e belle entrambi le due parti. Eccomi qui con la voglia che ho sempre avuto, di far prendere al mondo o anche rubare tutto quello che ho dentro, davanti a due pianoforti, uno bianco e uno nero, per voi, a raffigurare i due lati dell’anima, come due cavalli uno bianco e uno nero da bramare, con quel correre melanconico e felice di uno scarmigliato bambino, il piccolo pianista, verso il bellissimo pianoforte bianco, che con furore farà suo, e poi con quel raggiungere struggente il pianoforte nero, del pianista che con furore donerà i suoi tasti bianchi e neri alle sue mani e quindi alla sua vita, per poi sfociare in un semifinale tutto mio, colpo di scena: di un correre da un pianoforte all’altro, come il vortice dei tumulti delle note del vivere di un pianista nel mondo”.
La Jelo allora passa a presentare la sua opera con i vari protagonisti e, innanzitutto, con “Gianfranco Pappalardo Fiumara è il pianista e poi Guia Buccheri è il piccolo pianista, con quella tenerezza che sanno sempre suscitare i bambini in scena”.
L’attrice prosegue con la descrizione in cui ci spiega che “Perno fondamentale è ‘la sposa del flauto’ Flaminia Chiechio, nel ruolo di ‘musica’ che porgerà, col suo flauto traverso, a ognuno i propri sogni”.
Mentre il ruolo che si è ricavata sarà centrale, infatti, dichiara “Io sarò la ‘parola’ che, pur di aprirli, ‘strapperà i settecento sipari del cuore’, quest’ultima è di un’entità poetica eterna: Jalal al-Din Rumi Mohammad, nel testo, e anche con qualche pennellata di Charles Baudelaire, Jacques Prèvert, Alessandro Manzoni e Jacopone da Todi, con un omaggio a due contemporanee, Marilina Giaquinta e Maria Bella Calabretta, e con Pier Paolo Pasolini, Ignazio Buttitta, Giovanni Verga, William Shakespeare e addirittura un mio personalizzato Dante Alighieri”.
L’autrice e attrice Guia Jelo conclude dicendo che “La voce della mia penna sulla vita del pianista è di Riccardo Maria Tarci, la voce narrante di Giovanni Verga ,che accompagna la lupa in scena fino alla sua morte è di Michele Placido, ai quali, ringraziando, dedico, con un profondo senso di amicizia, questa mia avventura artistica”.
Questo testo di poesia, parole e musica si avvale della collaborazione di Anna Aiello.

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