Se Dio non è uno e trino…

1.
I cattolici, gli ortodossi e quasi tutte le chiese protestanti professano il credo niceno-costantinopolitano. Questo testo che viene recitato a memoria durante la messa è il frutto di decisioni prese nei primi concili ecumenici. Quest’anno ricorrono infatti i 1700 anni dal Concilio di Nicea in cui, alla presenza dell’Imperatore Costantino, i padri conciliari stabilirono che Cristo è “Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato della stessa sostanza (omousios) del Padre”. Condannarono la tesi del presbitero Ario. In modo molto semplificato possiamo dire che questo teologo riteneva che Gesù, ossia il Logos, fosse stato creato dal Padre. Affermava, altresì, che c’era stato un tempo in cui il Logos non era. Contro di lui si scagliò in modo violentissimo Sant’Atanasio di Alessandria. Nei vari concili locali e nel concilio di Nicea si scontrarono due fazioni: quella più vicina al Patriarcato di Alessandria d’Egitto da cui proveniva Atanasio e quella più vicina al Patriarcato di Antiochia da cui proveniva Ario. Va precisato però che la decisione finale in favore della consustanzialità fu opera dell’imperatore Costantino. Pare che gli sia stata posta la questione in termini più politici. Infatti, il rapporto tra Dio Padre e Gesù fu posto in connessione con il rapporto tra Dio re dei cieli e l’Imperatore suo rappresentante sulla terra. Nei decenni successivi altri concili hanno chiarito meglio anche la natura dello Spirito Santo, contribuendo a definire il dogma della Santissima Trinità.
Tuttavia spesso i credenti e i preti dicono: “La Trinità è un mistero ed è quasi incomprensibile. Certe cose teologiche non si capiscono e bisogna accettarle per fede…”. In realtà, il dogma della Trinità è abbastanza comprensibile a condizione di conoscere il greco, la Bibbia, la filosofia e la storia dei concili.
2.
Senza essere grandi teologi, è possibile muovere alcune critiche alla Trinità da vari punti di vista. Una prima critica può essere quella “esegetica”: le idee religiose di Gesù Cristo e dei primi cristiani erano molto più semplici rispetto alle raffinate elaborazioni teologiche dello Gnosticismo e dei Padri della Chiesa. Molti esegeti mettono in dubbio addirittura la “coscienza filiale” di Gesù rispetto a Dio. Da Reimarus ai giorni alcuni esegeti sostengono che il Gesù storico non ha nulla a che vedere con il Gesù della fede e con l’elaborazione dogmatica compiuta dalle varie chiese.
Una seconda critica può essere di natura “storico-culturale”. Secondo questa prospettiva, la Trinità sarebbe il risultato di una mediazione tra la filosofia neoplatonica e la Bibbia. Questo è avvenuto perché gli Apostoli e una parte dei Padri della Chiesa si esprimevano prevalentemente in greco ed entrarono in contatto con ambienti profondamente influenzati dalla filosofia greca e dall’ellenismo. Se i concili fossero avvenuti in un regno dell’India, probabilmente la Trinità sarebbe stata formulata in modo diverso.
Una terza critica può avere una prospettiva più “politica”: i concili erano organi dell’impero romano ed erano presieduti dall’Imperatore, il quale con la spada perseguitava gli eretici e distruggeva i pochi templi pagani rimasti. Questo cristianesimo è fatalmente compromesso con il militarismo e lo schiavismo del Tardo Impero romano. Per Lev Tolstoj questa fase rappresenta uno dei tanti esempi di anti-cristianesimo.
Come rispondere a tali importanti critiche?
3.
Una prima strategia sarebbe quella di de-ellenizzare il cristianesimo e ricondurlo maggiormente alle sue origini ebraiche, magari rafforzando la figura del Dio-Padre più presente nell’Antico Testamento. Eppure la filosofia greca è una colonna notevole anche dell’Ebraismo e dell’Islamismo. Le correnti fondamentaliste violente spesso rifiutano l’incontro tra filosofia greca e teologia. Senza la filosofia greca, i monoteismi si rinchiudono in sé stessi.
Una seconda strategia è quella di negare che Gesù sia omousios (consustanziale) con il Padre e ridurlo ad un uomo, un Mahatma, un avatara, una figura eccezionale rivolta principalmente a tutti gli esseri umani europei e americani. I critici di questo approccio vi vedono una forma di neo-arianesimo, simile alla dottrina condannata nel Concilio di Nicea (325). Se Gesù è una figura religiosa come le altre (Maometto, Buddha, Krishna, Zoroastro, Mosè, ecc.), le religioni non cristiane portano anche alla salvezza?
Una terza strategia è quella di mettere da parte l’ortodossia e valorizzare l’ortoprassi. Secondo molti teologi “progressisti” è meglio evitare lunghe discussioni sui dogmi, sulla natura di Dio, della Chiesa e dei sacramenti. Sarebbe opportuno valorizzare le azioni concrete in favore dei poveri e degli oppressi, sostenere le prassi di liberazione dei popoli, sostenere un nuovo rapporto con l’ambiente. Il teologo gesuita Jacques Dupuis parla di dare spazio alla Terza Chiesa. Sembra forse evocare Gioacchino da Fiore o semplicemente un cristianesimo sempre meno eurocentrico, sempre meno occidentale e molto più attento alle istanze dei cristiani che vivono nei Paesi del Terzo Mondo. Questo approccio è condannato e respinto dai cardinali conservatori come Ratzinger e Muller. Quest’ultimo dice che questa tendenza sarebbe l’obiettivo degli “agenti del nuovo ordine mondiale” e della Massoneria.
Una quarta strategia è quella metropolitana. Il teologo Roger Haight sostiene che la costruzione dogmatica del cristianesimo non sia adatta al mondo post-moderno. Questo teologo ha sempre insegnato in importanti istituzioni teologiche di grandi città urbane e cosmopolite in cui sono presenti cristiani di tutte le denominazioni e individui di tutte le religioni del mondo. Tutto il messaggio cristiano andrebbe riformulato per parlare ad individui che vivono in città sempre più secolarizzate e sempre più multietniche, multiculturali e multireligiose.
Una quinta strategia è quella che vede l’azione del Logos di Dio e soprattutto dello Spirito Santo al di fuori dei confini geografici, culturali e visibili della cristianità. In questa prospettiva, le altre religioni non sarebbero forme di idolatria ma ricchissime manifestazioni del Logos spermatikos e dei Semina verbi.
Il teologo Jacques Dupuis sostiene che il cristianesimo debba aprirsi alla fecondazione incrociata con le altre religioni. Più che parlare di radici, bisogna condividere i frutti di ogni cultura. Le radici non sono visibili, mentre i frutti sono visibili e condivisibili. Molti settori della Chiesa cattolica hanno paura di questa impostazione perché temono moltissimo la spiritualità e la civiltà indiana o il dialogo con civiltà molto più antiche di quella cristiana. Nell’induismo sono presenti molte triadi e quella civiltà esercita un enorme fascino. In un mondo globalizzato possono essere riformulati i dogmi stabiliti nel IV secolo d.C.?
Questo problema è stato posto da alcuni teologi con profili e biografie estremamente interessanti. Il teologo Ramon Panikkar era figlio di un importante uomo politico indiano e di una donna spagnola. I due si erano conosciuti durante il periodo di studio all’università di Oxford. Nelle sue opere non vede alcun ostacolo a creare intersezioni tra cristianesimo, induismo e buddismo. Il suo amico e monaco Henri La Saux ha aperto un ashram in India in cui praticava una vita ascetica influenzata anche dallo yoga.
Secondo molti critici, la fecondazione incrociata con l’India potrebbe riaprire dibattiti infiniti e molto complessi simili a quelli nel periodo in cui il Cristianesimo si confrontò con le varie forme di gnosticismo dell’Impero romano d’Oriente (II-III secolo d.C.). Il Cardinale Sarah (filo-ratzingeriano) teme che in Africa l’unità della fede si frammenti in centinaia di culture locali.
Nella civiltà dell’India, il Divino è una sorta di Noumeno quasi inconoscibile che si rivela periodicamente in una pluralità di figure, di religioni e di civiltà (vedi anche le tesi di John Hick). Il cristianesimo è, dunque, una delle tante vie che portano ad una Realtà assolutamente inconoscibile e parzialmente rivelata in tutte le varie religioni del mondo?
Parlare dell’India, inoltre, significa anche ricordare M. K. Gandhi, che, in un certo senso, è erede di una ricchissima e complicatissima tradizione spirituale. Com’è noto, il padre dell’India moderna aveva anche studiato in Gran Bretagna e conosceva benissimo il cristianesimo anglicano nonché l’esoterismo delle correnti della teosofia. Per un certo periodo fu in contatto epistolare con Lev Tolstoj, sostenitore di un cristianesimo fortemente pacifista, della disobbedienza civile e della non violenza. Durante il soggiorno in Sudafrica, Gandhi visitò molte volte un convento di monaci “trappisti”, un ordine di monaci cistercensi che ha la sua sede a Notredame de la Trappe. Sulla base di questa notevole conoscenza, ha parlato diffusamente del Vangelo, della Bibbia e del Cristianesimo. Sicuramente c’è maggiore coerenza di vita in lui che in parecchi milioni di cristiani in tutto il mondo. Come rispondere e/o dialogare con un uomo come Gandhi?



