È in scena alla Sala Futura del Teatro Stabile di Catania “Pirandello segreto”. Testo, scena e regia di Ezio Donato. Musiche di Matteo Musumeci.
Costumi di Giovanna Giorgianni. Luci e videoinstallazioni di Gaetano La Mela. Personaggi e interpreti: Luigi Pirandello: Andrea Tidona, Corrado Alvaro: Valerio Santi, Laura Babini: Emanuela Trovato, Un uomo: Giovanni Rizzuti.
Pirandello segreto nasce dall’adattamento teatrale di Ezio Donato – cui mi legano numerosi anni di docenza universitaria – delle due novelle – Effetti di un sogno interrotto e Una giornata – preparate per la pubblicazione dall’autore poco prima della morte.
Dallo spettacolo magistralmente condotto soprattutto da Andrea Tidona, nelle vesti dell’autore agrigentino, insieme a Valerio Santi (Corrado Alvaro) e Emanuela Trovato (Laura Babini) esce fuori quello che lo stesso Donato, unitamente ad altri studiosi, cita come il “testamento spirituale” di Pirandello.
Dopo l’annuncio della morte (10 dicembre 1936) dato da Corrado e Laura Alvaro agli spettatori, questi iniziano a conoscere le ultime volontà del Maestro: morire da povero, nessun accompagnamento, avvolto in un lenzuolo (senza camicia nera? Urla scandalizzato il gerarca!)…il Maestro vuole essere ‘libero e solo’ almeno nella morte.
Seguirà il racconto degli aspetti meno noti della sua vita ricavabili -per la ‘sofferenza di vivere’ sempre presente in lui- dai suoi scritti perché, come egli sostiene, “la vita o si vive o si scrive”.
Così le persone/attori, relegate nella pagina scritta o esiliate sul palcoscenico, possono vivere da personaggi: “Si potrebbe dire che questo sono i personaggi: pensieri e desideri nostri che, come nei sogni, diventano fantasmi… Nessuno è nel corpo che l’altro ci vede, ma nell’anima che parla chissà da dove… Tutti gli uomini sono attori che possono diventare personaggi anche se non lo sanno. Il guaio arriva quando noi ci vediamo vivere”.
La coscienza privata solo così diventa pubblica.
E poi arriva il momento del segreto ‘imperdonabile’: quella notte ‘catastrofica’ a Como quando, per pudore del suo vecchio corpo rifiutò quello, giovane e sensuale che gli si offriva, di Marta Abba alla quale per farsi perdonare avrebbe donato nel testamento tutti i suoi diritti d’autore e non solo.
E ancora, di seguito altre figure femminili: quella discinta e seminuda che esce dal quadro suscitando la gelosia del marito di Effetti di un sogno interrotto; l’arrivo, catapultato da un treno a Catania (Una giornata) dove tutti lo conoscono in un’atmosfera tra vero e falso: “Noi crediamo che esista la realtà di cui facciamo esperienza e che ci sia il vero e il falso: illusione! Il mondo, compresi noi stessi, è come noi ce lo rappresentiamo. La vita è perciò una rappresentazione, come a teatro “. E si giunge anche ad un vero e proprio esercizio di metateatro quando, scendendo dal palco il personaggio ‘Pirandello/ Tidona’ insegna a superare un dolore, per quanto atroce, capovolgendo un binocolo che rende l’immagine lontana nello spazio e nel tempo.
Bella esperienza questa regalataci da Ezio Donato, cui va un plauso particolare, e da uno staff d’eccezione, frutto di una ricerca raffinata dell’autore, di estrema capacità recitativa dei ‘personaggi’ e, non ultimo, di una potente resa scenica anche se essenziale: un tulle nero retroilluminato, su cui appaiono proiezioni e visioni tra realtà e suggestione, con un possente Andrea Tidona che riempie di sè, e non solo materialmente, tutta la scena.
Ne esce fuori il Pirandello più intimo: l’uomo che riflette sulla vita, un sogno destinato a svanire, tra comicità tagliente e drammatica consapevolezza.
“L’uomo anziano delle due novelle – sottolinea Ezio Donato nelle sue note di regia – è certamente lo stesso Pirandello che riguarda la sua vita, la quale, come un sogno, svanisce alla fine della notte”.
