Norimberga

Dal 18 dicembre è in proiezione nelle sale dei cinema il film Norimberga con Russell Crowe che veste i panni del Reichsmarschall Hermann Göring.
Nel novembre 1945 ebbe inizio il celebre Processo di Norimberga che vedeva come imputati oltre a Göring altri 21 alti gerarchi del Partito Nazionalsocialista. Il collegio di accusa presieduto da Robert Jackson e Hartley Shawcross accusò i capi nazisti di crimini contro la pace, crimini di guerra e crimini contro l’umanità in base allo Statuto del Tribunale Militare Internazionale.
Questa decisione fu presa dopo un lungo e travagliato dibattito tra giuristi, militari e politici. L’istituzione di questo Tribunale rappresenta uno dei momenti più importanti nella formazione di una giurisdizione penale internazionale e nella formazione del diritto penale internazionale, una disciplina alquanto particolare e affascinante. La Corte penale internazionale dell’Aja è il risultato finale di questo plurisecolare sforzo e travagliatissimo dibattito tra i giuristi.
Il Processo di Norimberga ha sempre destato numerose polemiche e ha diviso in opposte fazioni i protagonisti (Robert Jackson, Tedford Taylor, Hermann Göring, Albert Speer, Francis Biddle), i giuristi (Hans Kelsen, Carl Schmitt, Gustav Radbruch) e gli intellettuali (Bardeche, Zolo, Habermas).
Il film affronta argomenti molto delicati e controversi. Sicuramente sono comprensibili certe scelte degli sceneggiatori e del regista in una prospettiva artistica. Tuttavia, uno storico del diritto può sollevare alcune obiezioni.
Pertanto, è consigliabile approfondire l’argomento. Una buona introduzione storica al percorso storico e giuridico che ha portato al Processo di Norimberga si trova nel saggio di E. Conze intitolato 1919. La grande illusione Dalla pace di Versailles a Hitler. L’anno che cambio la storia del Novecento. Questo storico dedica una lunga parte del libro alle discussioni in seno alla Conferenza di Parigi sul diritto penale internazionale. Spiega molto bene le ragioni che hanno portato all’abbandono delle “clausole del perdono e dell’oblio” nei trattati in favore di una giurisdizione nazionale e internazionale per crimini commessi in guerra e violazioni del diritto umanitario internazionale.
Molti giuristi erano contrari a tale indirizzo (Jellinek, Levi). Per comprendere bene il lungo travaglio dei giuristi su questa disciplina bisogna leggere il saggio intitolato Internazionalisti. Come il progetto di bandire la guerra ha cambiato il mondo di O.A. Hataway e S. C. Shapiro. Quest’opera è molto importante perché dà molte informazioni sulla United Nations War Crimes Commission (UNWCC) in cui avvenne un importante scontro tra i consulenti. Alla fine di queste accese discussioni prevalse una tesi minoritaria che spalancava le porte all’istituzione del Tribunale Militare Internazionale.
Una storia molto sintetica del Processo di Norimberga è contenuta nel bel libro di Mayda intitolato Norimberga, Processo al terzo Reich. Su YouTube è possibile recuperare i video delle sedute del processo.
Infine, è necessario leggere o ascoltare dai video originali la bellissima e appassionata arringa di apertura del Procuratore e massone Robert H. Jackson davanti al Tribunale di Norimberga. Nella parte finale egli proclamò: “Il passo definitivo per scongiurare il periodico ripetersi di guerre, che è inevitabile in un sistema di illegalità internazionale, consiste nel rendere gli uomini di Stato responsabili di fronte alla legge. (…) Se non possiamo rimanere fuori dalle guerre, la nostra unica speranza e prevenirle. Sono fin troppo consapevole della debolezza della sola azione giuridica per sostenere che di per sé la vostra decisione (…) possa impedire le guerre. L’azione giudiziaria giunge sempre dopo l’evento. Le guerre vengono iniziate con l’idea e la convinzione che si possono vincere. Le punizioni alle persone, che vengono subite soltanto nel caso in cui la guerra sia stata perduta, probabilmente non saranno un deterrente sufficiente ad impedire una guerra quando i guerrafondai giudicano scarse le probabilità di una sconfitta. L’utilità di questo tentativo di fare giustizia non deve essere misurata considerando la legge o il vostro giudizio come elementi isolati. Questo processo fa parte del grande sforzo per rendere la pace più sicura. Un passo in questa direzione è rappresentato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, che può intraprendere azioni politiche congiunte per evitare la guerra se possibile, e azioni militari congiunte per accertarsi che ogni nazione che dà inizio ad una guerra la perderà. Questa Carta e questo processo costituiscono un altro passo nella stessa direzione e un’azione giuridica tendente ad assicurare che chi dà inizio a una guerra pagherà per essa personalmente. (…) La vera parte lesa in questo processo e la CIVILTà. La Civiltà si chiede se il sistema giuridico sia talmente inerte da ritrovarsi completamente impotente di fronte a crimini di questa portata, commessi da criminali di questo ordine di importanza. Non si aspetta che voi possiate rendere impossibile la guerra. Si aspetta che la vostra azione giuridica metta le forze della legislazione internazionale, i suoi precetti, i suoi divieti e, soprattutto, le sue sanzioni, al servizio della pace, in modo che gli uomini e le donne di buona volontà, in tutti i Paesi, possano “permettersi di vivere, senza l’autorizzazione di nessuno, all’interno della legge.”.”
R.H. Jackson, Il Tribunale dell’Umanità. L’atto di accusa del processo di Norimberga, Lit Ed. s.r.l., Roma, 2015.
E. Conze, 1919. La grande illusione Dalla pace di Versailles a Hitler. L’anno che cambio la storia del Novecento, Rizzoli, Milano 2019.
O.A. Hataway- S. C. Shapiro, Internazionalisti. Come il progetto di bandire la guerra ha cambiato il mondo, Neri Pozza Editore, Vicenza.
G. Mayda, Norimberga, Processo al terzo Reich, Odoya, Bologna, 2018.



