Luglio 14, 2026 12:22

Francesca M. Lo Faro

Writer & Blogger

L’oro di San Berillo: nostalgia e spettacolo di varietà per raccontare una ferita urbana

Al Piccolo Teatro della Città è andato in scena “L’oro di San Berillo” di Domenico Trischitta, con la regia di Gisella Calì e la produzione dell’Associazione Città Teatro. Dal titolo ci si potrebbe attendere uno spettacolo di forte impronta drammatica, centrato sulle vicende degli abitanti dello storico quartiere catanese di San Berillo, costretti negli anni Cinquanta ad abbandonare le proprie case a seguito degli sventramenti urbanistici che trasformarono profondamente Catania.
In realtà lo spettacolo prende le mosse da questa vicenda storica per svilupparla in una chiave sorprendentemente leggera. Assume infatti i tratti di un antico varietà, tra canzonette popolari, numeri corali e momenti di intrattenimento che creano un’atmosfera fortemente nostalgica.
Tutti molto bravi gli interpreti: Cosimo Coltraro, Carmela Buffa Calleo, Axel Torrisi (strepitoso), Giorgia Morana, Alessandro Chiaromonte e Daniele Caruso. Per tutti applausi scroscianti e meritati; i loro occhi lucidi, mentre accoglievano l’ovazione del pubblico, lasciavano intuire l’intensità dell’impegno profuso. Applaudito anche Domenico Trischitta, autore catanese che oggi vive ad Ancona ma mantiene con la sua città legami profondi.
Trischitta attinge a un ampio repertorio di parole, immagini e scene di un tempo passato. Non mancano inserti ironici, battute in dialetto e situazioni che richiamano la vita quotidiana di un quartiere popolare, affidate al protagonista Cosimo Coltraro, che evoca per fisionomia e stile recitativo la tradizione teatrale di Angelo Musco. Tutti convincenti i componenti della compagnia, ben guidati da una regia attenta al ritmo scenico. Apprezzabili le coreografie e i momenti musicali, eseguiti con precisione e buon affiatamento.
Curati anche i costumi e l’uso scenografico degli elementi mobili: le cabine di un lido diventano, di volta in volta, officina meccanica, bar o altri spazi della vita quotidiana, grazie a una soluzione semplice ma efficace.
Il pubblico ha seguito con partecipazione, tributando lunghi applausi. Sul piano drammaturgico, la scelta di un linguaggio leggero porta tuttavia a privilegiare la dimensione evocativa e affettiva rispetto a un approfondimento più complesso delle dinamiche storiche e sociali legate alla trasformazione del quartiere.
Lo spettacolo suggerisce l’idea che il degrado successivo sia legato allo sventramento urbanistico, proponendo una lettura che mette al centro il senso di perdita e di sradicamento. Una prospettiva comprensibile sul piano emotivo, che tuttavia si inserisce in una vicenda storica più articolata. Già nel 1961 la Guide Vert Michelin attribuiva a figure di grande rilievo come Giò Ponti e Pier Luigi Nervi la ricostruzione dei quartieri sinistrati di Catania, in riferimento proprio al progetto di trasformazione di San Berillo avviato nel 1957. In realtà, come è noto, il loro ruolo si limitò a consulenze, segno di quanto la narrazione di quegli interventi sia stata fin dall’inizio oggetto di semplificazioni e letture contrastanti.
Particolarmente efficaci alcuni quadri satirici, come quelli dedicati ai giornalisti alla ricerca della notizia sensazionale o ai politici che utilizzano slogan ormai entrati nel linguaggio corrente. Momenti che introducono una vena critica più evidente all’interno della struttura dello spettacolo.
Nel complesso, “L’oro di San Berillo” si presenta come un lavoro scenicamente curato e capace di coinvolgere il pubblico attraverso una dimensione teatrale familiare e comunicativa. La scelta di affidarsi soprattutto al registro nostalgico e popolare rende lo spettacolo accessibile e partecipato, pur lasciando intravedere, sullo sfondo, la complessità di una storia urbana che continua ancora oggi a interrogare la memoria collettiva.

in questo articolo

condividi

CONTATTI

ABOUT US