Spettacoli

“L’odissea è fimmina” di Luana Rondinelli: come si destruttura un mito

In scena al Brancati “L’odissea è fimmina”. Testo e regia di Luana Rondinelli. Con Ester Pantano e Luana Rondinelli, Laura Giordani, Giovanna Mangiù, Giovanni Maria Currò, Mauro Failla. La voce di Ulisse è di Luca Ward. Scene e costumi Vincenzo La Mendola. Musiche Francesca Incudine. Produzione: TDC Teatro della Città, Centro di Produzione Teatrale, Festival Internazionale Mediterrartè.

La Penelope di Luana Rondinelli non aspetta più; vuole ritrovare se stessa da un punto di vista totalmente femminile dalle tre misteriose Parche che introducono alle vicende di Penelope fino alla scelta definitiva di riuscire a trovare la propria strada, ad “innamorarsi ancora di se stessa e a trovare la forza di destarsi per essere finalmente libera…L’Odissea è fimmina… non è più il tempo di attendere”. Nel 2010 mi trovavo già a Roma, sostiene l’autrice, avevo in mente una storia e volevo parlare di violenza domestica…quando Marzia Pacella mi consigliò di trasformare quell’idea in un testo teatrale…Taddrarite il mio primo testo, la mia prima regia…. Si scoprono così verità mai dette, sempre sapute o ben nascoste.”.
Per comprendere il testo, al di là della drammaturgia rivisitata dalla Rondinelli, di Penelope, bisogna ritornare alle radici, al mito della sposa fedele, alla sua lunga attesa in cui una serie di flaschback mette in risalto, grazie agli interventi delle Parche “ca cusnu e scusunu” i limiti di una cultura ‘fallocratica’ che non prevede il rispetto per la donna. La possibilità di sposare un pretendente dei Proci viene temporaneamente reso vano dall’astuto escamotage della tessitura di un sudario per il suocero Laerte per guadagnare tempo, tempo per pensare al di là della sua spirale, e per fuggire in un luogo ‘altro’. E intanto la Rondinelli costruisce e smonta i vari episodi della vita della regina di Itaca, anche ricorrendo all’alternarsi della lingua (La pièce è valsa a Rondinelli il premio “Anima Mundi” alla drammaturgia femminile italiana ricevuto al Piccolo Teatro di Milano), ora immediata e affettiva, il siciliano, ora paludata e ufficiale, come l’italiano, fino a giungere al silenzio. E così man mano la devota e fedele Penelope alla luce di una ritrovata ragione, di un angolo visuale tutto diverso ritrova una nuova identità, la forza di essere una nuova Penelope, padrona del suo destino: è una “fimmina” che sceglie il mare come via di fuga, quel mare che a Itaca l’aveva portata a Itaca, una “fimmina” che cercando sè stessa decide di liberarsi dei maschi dal padre incestuoso che ha abusato di lei fanciulla al marito egoista.
È una letteratura antica quella della drammaturga e regista, una letteratura che scava nelle radici arcaiche e ricostruisce per riportarle all’oggi, riconsegnandole alla riflessione della contemporaneità. Nata nel 1979 a Roma, ma di origini siciliane, Laura Rondinelli si diploma alla scuola di teatro palermitana Teatés diretta da Michele Perriera. Nel 2011 fonda la compagnia Accura Teatro e mette in atto la sua vocazione di denuncia della violenza contro le donne da Taddrarite a Giacominazza, A testa sutta a Penelope – l’Odissea è fimmina (Premio Anima Mundi 2018).
Nel 2010 le venne l’idea di parlare di violenza domestica alla ricerca di verità mai dette, mai sapute e ben nascoste. Nasceva così Taddrarite il primo testo, la prima regia per giungere a ‘Penelope’ in cui queste verità si affidano a diversi ‘strani’ personaggi, anche maschi ma sempre rigorosamente vestiti da donne. Ad essi è affidata la verità al di là degli stereotipi che hanno ingabbiato la protagonista fino alla catartica (“Bisogna ristabilire i ruoli secondo dei principi di uguaglianza, di diritti e rispetto della diversità. Bisogna rieducare l’uomo, liberarlo da stereotipi di forza e virilità e restituirlo ad un’umanità di sentimenti”) scoperta della libertà, fino al brusco risveglio alla consapevolezza che Magnifica, solleciterà nella coscienza della Regina Penelope: Hai mai aspettato una cosa così tanto che credevi fosse tua e alla fine invece non lo è? Saper aspettare è un dono; riuscire a far scorrere la propria vita con la consapevolezza dell’attesa, di qualcuno o di qualcosa è un inganno; e quanta fiducia c’è in questo attendere, ma quando questa fiducia finisce l’atteso è sempre più lontano…Aspettare significa stare fermi, se stai ferma la vita ti passa veloce e non resta che un ricordo di ciò che non è mai stato. Lo capisci?
“Ho attraversato un periodo della mia vita con gli occhi di Penelope. Non è mai troppo tardi per ricominciare” sostiene la Rondinelli nella intervista che ci ha rilasciato “oltre all’ironia c’è la voglia di scommettere su se stessi senza la paura del giudizio altrui…”
“Odissea delle donne, aggiunge Ester Pantano, racconta il diritto di poter parlare e decidere della propria vita, un diritto che si concede solo all’uomo…alla donna è riservata una continua rottura di catene che la imbrigliano in uno stereotipo di donna /madre limitandole lo spazio mentale.
La Penelope della Rondinelli, in conclusione è un magnifico lavoro che, rielaborando un mito antico che ha attraversano i secoli, lasciando significative orme, consegna alla contemporaneità una donna finalmente destrutturata, finalmente liberata dai prototipi maschili, finalmente ‘fimmina’.

Video e foto di Lorenzo Davide Sgroi

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