Ottobre 10, 2026 15:57

Silvana Raffaele

Writer & Blogger

“Lo schiaccianoci” di Pëtr Il’ič Čajkovskij al Teatro Massimo Bellini

A distanza di tre anni è andato nuovamente in scena al Teatro Massimo Bellini “Lo schiaccianoci” (Щелкунчик, Ščelkunčik). Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Balletto fantastico in due atti dai racconti Nussknacker und Mausekönig di E.T.A. Hoffmann e Histoire d’un casse-noisette di Alexandre Dumas padre. Direttore Papuna Gvaberidze/Levan Jagaev. Scene e costumi Simon Virsaladze. Coreografie Aleksej Fadeečev, Nina Ananiashvili. Assistente del coreografo Ekaterina Shavliashvili. Solisti e Corpo di ballo del Balletto dell’Opera di Tbilisi. Produzione Balletto dell’Opera di Tbilisi. Direttrice artistica Nina Ananiashvili.

Il balletto in due atti e tre quadri è liberamente ispirato al racconto “Schiaccianoci e il re dei topi” (Nussknacker und Mausekönig,1815) di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (1776-1822), esponente del romanticismo tedesco, scrittore fantasioso che sfiora l’assurdo fino a giungere all’horror. Il tema venne poi ripreso – smorzando i toni cruenti- da Alexandre Dumas padre (1802-1870), noto per i suoi romanzi storici, in “Storia di uno schiaccianoci” (Histoire d’un casse-noisette, 1845).
La musica, notoriamente, fu composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij (op. 71) nel 1891-92 sulla base delle indicazioni dei coreografi Marius Petipa e Lev Ivanov. Oltre un secolo fa, il 18 dicembre 1892, al Mariinskij Theater di San Pietroburgo si teneva la prima de “Lo Schiaccianoci”, balletto commissionato al compositore dal capo dei Teatri Imperiali Russi, Ivan Aleksandrovič Vsevoložskij.
Ad apertura di sipario: una sobria ambientazione tra addobbi culminanti in un albero gigantesco, regali, balli dei genitori e degli ospiti, e monellerie dei bambini – tutti immersi in una scenografia minimalista – dà inizio al più noto spettacolo natalizio dell’Europa della Belle Èpoque.
Quando Pëtr Il’ič Čajkovskij, all’inizio degli anni Novanta dell’Ottocento, componeva lo Schiaccianoci, già da tempo si era avvicinato, con molte perplessità, al nazionalismo musicale del ‘Gruppo dei Cinque’.
Abbandonando gli studi giuridici voluti dal padre si era dedicato interamente alla musica, ottenendo già dagli anni Sessanta numerosi successi, e affrontando anche un genere non molto apprezzato all’epoca, ma che lo avrebbe reso celebre nel mondo: la musica da balletto.
L’atmosfera surreale dei vari episodi che compongono il notissimo spettacolo si intrecciano e sembrano riflettere quasi in un gioco di specchi il temperamento complesso e le stranezze che caratterizzarono la vita del musicista.

Segnato dalla morte per colera («È stata la mia prima esperienza di profondo dolore») della madre («La nostalgia di mia madre…che amavo di un amore morboso ed appassionato…») il giovane Pëtr avrebbe sviluppato una personalità emotiva caratterizzata da crisi depressive, dal forte senso del fato e dalle complicazioni (fino ai disastrosi matrimoni di facciata) causate dalla sua omosessualità in un’epoca fortemente omofoba.
Anche lo strano, lungo rapporto con la sua mecenate Addenda von Meck che lo sostenne per tanta parte della sua vita è significativo.
Per reciproca decisione i due non vollero mai incontrarsi, tranne che per pochissimi casi fortuiti, ma molte lettere si scrissero (1203, di cui 768 scritte dal ‘grafomane’ musicista e 435 dalla von Meck).
Anche la morte di Čajkovskij rimane ancora avvolta nel mistero: suicidio o colera?

Questo nodo inestricabile di fragilità e passioni, questo vivere quasi ai margini della realtà si ritrovano ne “Lo Schiaccianoci”.
La trama è nota.
In casa del ricco signor Stralhbaun, durante una festa per la vigilia di Natale, l’incantatore Drosselmeyer dà il via alla storia e ai sogni: orridi topi terrorizzano Clara, i soldatini di legno vincono la battaglia sotto il comando dell’eroe Schiaccianoci. Clara culla lo schiaccianoci ferito.
Ancora una volta i feroci topi irrompono nella scena e ancora una vota la bambola a capo dei suoi soldatini ha la meglio, finché trasformatosi in Principe lo Schiaccianoci con Clara entra in una foresta incantata per immergersi, sotto i fiocchi di neve, in un leggiadro Valzer.
Ritornano finalmente i tutù, profondamente radicati nel nostro immaginario collettivo legato al balletto.
In un palazzo lussuoso li riceve la Fata Confetto insieme ad alcuni cortigiani. Si esibiscono tutti nel famoso divertissement, che raccoglie le suggestioni dei numerosi viaggi del musicista, culminando, dopo il Pas de deux, nel Valzer dei fiori e nell’apoteosi sottolineata dagli applausi scroscianti del pubblico.
La prima, Tamar Moderbadze si è dichiarata molto felice di mettere in scena questa produzione tipica georgiana che è stata ammirata in molte parti del mondo grazie anche all’appoggio del produttore, loro grande amico e alla flessibilità del direttore d’orchestra sempre vicino alle loro esigenze
I ballerini Nino Samadashili e Filippo Montanari per la prima volta si trovano al Bellini anche se il loro primissimo debutto con questo balletto, che è andato in giro per il mondo, risale al 2022-23.
La magia del Natale, conclude, vince qui molto più che in altri paesi, riuscendo a prendere grandi e piccini.
A chiusura di sipario il sogno è finito ma l’incanto rimane!

Foto e video di Lorenzo Davide Sgroi

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