Aprile 19, 2026 17:11

Silvana Raffaele

Writer & Blogger

L’eterno Goldoni alla Sala Verga

In scena alla Sala Verga di Catania “Gli innamorati” di Carlo Goldoni, adattamento e regia Roberto Valerio; con Massimo Cimaglia, Loredana Giordano, Valentina Carli, Leone Tarchiani, Maria Lauria, Lorenzo Carpinelli, Damiano Spitaleri, Alberto Gandolfo; scene e costumi Guido Fiorato; musiche Paolo Coletta; produzione Accademia Perduta/Romagna Teatri, La Contrada Teatro Stabile di Trieste, La Pirandelliana in collaborazione con Comune di Verona – Estate Teatrale.

Chi mi segue sa che non amo le trasposizioni cronologiche e gli allestimenti contemporanei. In questo caso, però, Roberto Valerio ha mostrato un certo equilibrio, tra passato e presente, nella rappresentazione dei personaggi in uno scenario minimalista.
Quando Carlo Goldoni scrisse ‘Gli Innamorati’, nel 1759, da tempo il nostro autore, anche sull’onda dell’Illuminismo, aveva iniziato la sua nota Riforma teatrale.
La commedia, come altre, evidenzia, infatti la transizione dai “tipi” della Commedia dell’Arte, caratterizzata da una recita improvvisata sulla base di un ‘cannovaccio’ a personaggi realistici.
Questi si esprimono in italiano o in veneziano o in un incrocio dei due linguaggi seguendo un testo scritto e mettendo in scena le dinamiche emotive con un’attenzione particolare alle varie classi sociali e mostrando una predilezione nei riguardi della borghesia e dei suoi valori.
Goldoni fu il primo in Italia a volere un testo totalmente scritto per ogni attore. Nel 1738 compose un’opera di cui scrisse per intero la parte del protagonista (Il Momolo Cortesan) e, nel 1743 mise in scena la prima opera teatrale con un testo completamente scritto (La donna di garbo).
La commedia, in prosa, ambientata nella Milano del XVIII secolo racconta la turbolenta relazione amorosa tra Eugenia e Fulgenzio, il caos emotivo dell’amore giovanile segnato da gelosie, litigi, causati dall’insicurezza di lei e dall’impulsività di lui, e riconciliazioni.
Attorno ai due protagonisti spicca la figura centrale dello zio Fabrizio nobile decaduto espressione, tuttavia, di una borghesia scialacquatrice e vanesia e al contempo alla ricerca di sposare la nipote senza elargire la dote. Il conflitto nasce dalla gelosia ossessiva di Eugenia nei confronti di Clorinda, cognata di Fulgenzio. Per ripicca, Eugenia accetta di sposare Roberto Conte d’Otricoli, un ospite di Fabrizio che rivolge attenzioni cortesi a Eugenia mentre Fulgenzio si dispera. Eliminato il problema della crisi di gelosia per il ritorno del marito di Clorinda si preannuncia il lieto fine grazie alla mediazione della saggia Flaminia (sorella di Eugenia). Roberto si ritira intuendo le reticenze ‘economiche’ di Fabrizio e Fulgenzio si dichiara invece pronto a sposare Eugenia anche senza dote. Ottenuto il consenso dello zio felicissimo di non dover sborsare un centesimo, gli innamorati sono pronti a convolare a felici nozze.
Una commedia ‘diretta’ di grande approfondimento psicologico che narra di un amore tormentato non da ostacoli esterni, ma dall’irrazionalità dei protagonisti capace di attraversare il tempo tra meditazioni e risate “offrendo al pubblico un ritratto esilarante e a tratti malinconico dell’amore umano…capace con un testo scritto nel 1759, di parlare ancora oggi alle persone sedute in platea”. (ndr)

Foto di Filippo Venturi

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