Luglio 16, 2026 07:09

Giulietta Irene Gionfriddo

Writer & Blogger

Lampedusa, l’archeologia subacquea riporta alla luce antichi reperti: sinergia tra istituzioni per la tutela del mare

I fondali di Lampedusa tornano a raccontare la loro storia antica grazie a una nuova operazione di archeologia subacquea che ha portato al recupero di numerosi reperti, riconducibili a un arco cronologico compreso tra la tarda età repubblicana romana e l’epoca tardoantica. Un intervento che conferma il ruolo strategico del controllo del patrimonio sommerso e la vulnerabilità dei siti poco profondi, spesso esposti al rischio di depredazione.
L’attività è stata condotta nell’ambito delle operazioni di tutela del patrimonio culturale sommerso coordinate dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, in collaborazione con il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Palermo, il Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina e la motovedetta dei Carabinieri di Lampedusa.
Le operazioni si sono concentrate in due distinte zone dell’isola.
Nel tratto di mare antistante Cala Guitgia, tra i 100 e i 200 metri dalla costa e a profondità comprese tra 3 e 6 metri, sono stati recuperati 44 reperti. Tra questi figurano due anfore da trasporto parzialmente conservate, numerosi frammenti di colli, anse e puntali di anfore, oltre a un manufatto in piombo interpretato come possibile peso da rete o elemento collegato alle operazioni di recupero delle ancore.
Un secondo nucleo di ritrovamenti è stato individuato nei pressi del molo della Madonnina di Lampedusa, a poca distanza dalla struttura portuale e a profondità tra 8 e 10 metri. Qui sono stati recuperati otto reperti archeologici, tra cui tre anfore frammentarie, una contromarra in piombo, un frammento di puntale e ulteriori materiali ceramici.
Durante le ricognizioni sono state inoltre individuate, sotto lo strato sabbioso, possibili evidenze riconducibili a strutture di relitti sommersi. Elementi che, secondo gli archeologi coinvolti, richiederanno ulteriori approfondimenti per stabilirne la natura e l’effettivo interesse storico-archeologico.
Tutti i reperti recuperati sono stati affidati alle autorità competenti per le attività di studio, catalogazione e conservazione, con l’obiettivo di valorizzarli e renderli accessibili alla ricerca scientifica.
Sull’operazione è intervenuto anche l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, che ha sottolineato il valore della cooperazione tra enti:
«Questa operazione dimostra, ancora una volta, quanto sia importante la sinergia e la collaborazione tra le istituzioni impegnate nelle operazioni di tutela del patrimonio culturale. Grazie ad attività come questa è possibile preservare e valorizzare le preziose testimonianze della nostra storia custodite nei fondali marini, restituendole alla fruizione e alla conoscenza della collettività».
Un intervento che restituisce al mare la sua storia e rafforza la tutela del patrimonio sommerso.

in questo articolo

condividi

CONTATTI

ABOUT US