L’Algebra emotiva dei Tellaro

Nel raccontare i Tellaro occorre adottare la stessa attenzione con cui si ascolta un suono lontano che avanza nella notte senza fretta, un movimento lento che non ha bisogno di imporsi perché già abita la memoria di chi lo accoglie. La traiettoria della band siciliana procede così, con una naturalezza che sfugge alle categorie consuete, e lascia intravedere un’idea di musica come gesto intimo e necessario, non come semplice esercizio di stile.
La loro nascita nel 2001, dall’incontro tra Francesco Cantone, Carmelo Sciuto e Tazio Iacobacci, rappresenta il punto di fuga di tre percorsi maturati nell’underground catanese e siracusano, in quell’area fertile in cui indie, noise e post rock si mescolano senza gerarchie. Nei Tellaro questi linguaggi vengono distillati fino a ottenere un suono che non cerca la saturazione ma l’ampiezza dello spazio vuoto, una rarefazione che trova una prima forma concreta nei cinque brani registrati nel novembre 2002, e subito notati dalla tedesca 2nd Records, che pubblica un EP destinato a esaurirsi rapidamente.
Il 2004 vede un tour di venti date che consolida una reputazione fondata più sulla qualità del dettaglio che su una presenza scenica aggressiva, e nel 2005 arriva il primo vero snodo europeo, con cinque affollatissime date in Germania al fianco degli SLUT, un passaggio che anticipa Setback on the Right Track, pubblicato nello stesso anno, undici tracce in cui la band plasma un equilibrio sottile tra elettrico, acustico ed elettronico, una miscela slow core indietronic capace di imporsi al M E I di Faenza come miglior debutto della stagione 2005 2006.
Nel 2008, con Jars Jams & You, il trio esplora nuove direzioni, innestando field recordings, suoni ambienti e una tavolozza elettronica più audace, segno di una ricerca che non teme di smarrirsi per ritrovarsi più nitida. Non è un caso che negli anni successivi Carmelo si dedicherà proprio alle colonne sonore, mentre Tazio intraprenderà un percorso elettronico sotto il nome di Glinca, e Francesco alternerà Twig Infection al progetto solista Jan Speeder.
Il ritorno del 2020, con Fine, non è una semplice reunion, ma un gesto retrospettivo che raccoglie dieci anni di scritture sparse, trasformandole in un corpus coerente, quattordici brani che scorrono come pagine ricomposte con cura dopo un lungo silenzio, un archivio emotivo che testimonia quanto il tempo possa ampliare, invece che consumare, una visione artistica.
Oggi i Tellaro inaugurano una nuova fase, con una cadenza di pubblicazioni mensili da ottobre 2025 ad aprile 2026, aprendo il ciclo con Nah Nah e proseguendo con Algebra, già disponibile, un progetto che non cerca l’effetto sorpresa ma lavora sulla continuità, sulla profondità delle minime variazioni, sulla capacità di modellare una poetica riconoscibile anche quando esplora territori nuovi.
Algebra segna una svolta inaspettata nel percorso della band: un minimalismo acustico contemporaneo che non guarda al passato ma costruisce una nuova grammatica del vuoto. La rarefazione qui non è nostalgia ma metodo, la chitarra scarnificata e la voce, fluttuano in uno spazio dove l’immagine della Thatcher e le “mappe incompatibili” del testo diventano coordinate di un presente in caduta libera. È un salto con l’asta esistenziale che trova nella sottrazione acustica la sua forma più tagliente, in bilico tra il personale e il politico, tra la memoria e il disorientamento attuale. Le figure capovolte dell’artwork rispecchiano perfettamente questo ribaltamento sonoro, un’essenzialità che non è rifugio ma strumento chirurgico per incidere le contraddizioni del nostro tempo.
Ascolta Algebra
https://www.youtube.com/watch?v=PJDrxdpip_A



