È in scena al Tetro Stabile “La Signorina Else”, liberamente tratto dal romanzo di Arthur Schnitzler, adattamento e regia Claudio Ottavi Fabbrianesi. Con Alessia Tucci, Arianna Lodato, Elisa Caponi, Cristina Leone, Mattia Tedone, Giovanni Licari. Musica Schumann, Nymann, Bartòk. Luci Stefano Turino, costumi Agostino Porchietto. Produzione Il Piccolo Teatro d’Arte. Spettacolo presentato nell’ambito del Catania Fringe Festival 2022.
La complicata vita dell’austriaco Arthur Schnitzler (1862- 1931) formatosi, per volontà del padre come medico e divenuto poi scrittore e drammaturgo, uno dei più importanti esponenti del Modernismo Viennese (Wiener Moderne), è stata contrassegnata da un difficile equilibrio tra fama e scandalo per la sua cruda analisi della società viennese di inizio Novecento. Ma fu soprattutto la nascita e l’educazione ebraica di Schnitzler insieme al contenuto sessuale delle sue opere che lo misero spesso nel mirino della censura nazista.
Le opere di Schnitzler furono definite “sporcizia ebraica” da Adolf Hitler e proibite dai nazisti in Austria e Germania. Nel 1933, quando Joseph Goebbels organizzò roghi di libri a Berlino e in altre città, le opere di Schnitzler furono date alle fiamme insieme a quelle di altri ebrei, tra cui Einstein, Marx, Kafka, Freud e Stefan Zweig.
Dall’età di diciassette anni fino a due giorni prima della sua morte, il Nostro tenne un diario in cui narrava le sue numerose esperienze sessuali con donne fino all’età di 40 anni (spesso concomitanti e all’insaputa delle partner). Durante gli studi universitari (la sua prima opera è del 1888: L’avventura della sua vita) iniziò a scrivere un ciclo di atti unici per cui si guadagnò la reputazione come uno dei più importanti drammaturghi di lingua tedesca della sua generazione.
Membro del gruppo d’avanguardia Jung-Wien (Giovane Vienna), con la novella ‘Il sottotenente Gustl’ del 1900, presentò il primo testo letterario in lingua tedesca scritto interamente utilizzando il monologo interiore: l’artificio narrativo, spesso ricorrente nei suoi scritti (anche nella signorina Else), per descrivere lo svolgersi e l’evolversi dei pensieri dei personaggi. Tuttavia, lo sdegno pubblico per la rappresentazione indecorosa della vita militare ebbe gravi conseguenze per Schnitzler che venne degradato. Inoltre per la pubblicazione di Reigen l’autore fu denunciato come pornografo, rendendolo un bersaglio per gli antisemiti.
Ben presto si attirò l’interesse di Sigmund Frued («Ho avuto l’impressione che tu abbia appreso per intuizione – sebbene in realtà come risultato di una sensibile introspezione – tutto ciò che io ho dovuto scoprire con un lavoro laborioso su altre persone») tanto che pare si influenzassero a vicenda specie a proposito degli studi sull’ipnosi.
Dall’inizio del XX secolo, Schnitzler fu tra i drammaturghi più rappresentati sui palcoscenici tedeschi. Ma con la Prima Guerra Mondiale, l’interesse per le sue opere diminuì forse perché era uno dei pochi intellettuali austriaci sommessamente antibellico.
Tre anni dopo il suicidio della figlia Schnitzler moriva il 21 ottobre 1931, a Vienna, per un’emorragia cerebrale.
Il suo racconto breve Fräulein Else è stato adattato diverse volte, tra cui il film muto tedesco “Fräulein Else” (1929), con Elisabeth Bergner, e il film argentino del 1946 L’angelo nudo.
Con la regia di Henning Brockhaus, lo spettacolo, tratto da una novella del 1924 vede al centro della scena come protagonista, in un lunghissimo monologo, la talentuosa Lucia Lavia (figlia di cotanto padre) nei panni di una giovane borghese, che con sciolta raffinatezza interpreta la complessità di un personaggio ‘scabroso’ per il tema e insieme ‘innocente’ per la giovane età della protagonista .
È, dopo il sottotenente Gustl, una prova di alto livello di quello che è una caratteristica della scrittura di Schnitzler : un flusso ininterrotto di pensieri, un monologo che dà voce alle contraddizioni e alle inquietudini della giovane Else dilaniata tra salvezza familiare e integrità personale.
Il tutto nasce durante una vacanza in montagna, a S. Martino di Castrozza, quando una richiesta mette in bilico la sua identità e la sua dignità: su consiglio della madre per salvare il padre da un disastro economico Else dovrebbe presentarsi nuda davanti al signor von Dorsday che la ricatta offrendole denaro.
Dopo un profondo conflitto interiore Else cede: con grande vergogna si presenta nuda nella hall e si suicida con il veronal.
Tra la musica di Schumann e i quadri di Klimt appaiono in scena alcune marionette che fanno parte della storia. Immerse in un mondo onirico vengono spostate dalla protagonista che dal sogno al delirio inventa tutto in un flusso inarrestabile tra coscienza e immaginazione.
Tra sogno e allucinazioni, realtà e invenzione, Lucia Lavia dà così vita ai suoi fantasmi ed evoca immagini varie attraendo lo spettatore e captandolo nel suo mondo tra psicologia e simbolismo.
Lucia Lavia nel ruolo di Else si muove, tra timori e ribellione, tra conservatorismo ed emancipazione facendo giungere la sua eco alle generazioni di un secolo dopo
Come scrive Brockhaus nelle sue note di regia “Else parla con gioia; come nel sogno la realtà sparisce e fa spazio a un mondo inventato e questo, è gioia! Tutto quello che accade devono essere lampi di follia”.
Foto di Antonio Parrinello
