La pace universale secondo Immanuel Kant

“Si approssimano tempi tristi. Camminiamo sotto l’uragano, ma al di là sta il sole che brilla eternamente!”.
G. Mazzini, Fede e avvenire.
1.
L’Umanità sta vivendo un momento molto difficile. In molte parti del mondo sono in corso molti sanguinosi conflitti (Gaza, sud-Sudan, Nigeria, Yemen, Ucraina, Siria, ecc.). Alcuni sono descritti e analizzati dai media internazionali, altri sono noti per lo più agli specialisti di diritto internazionale e meriterebbero una maggiore attenzione. Molti evocano una guerra mondiale. Qualche leader sembra addirittura pronto ad usare armi nucleari pur di fare valere le proprie ragioni. Va precisato che gli ordigni atomici attuali sono molto più potenti e terribili di quelli sganciati su Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945. L’uso di una piccola parte di questi armamenti può causare in pochi minuti lo sterminio di centinaia di milioni di persone.
Nel lontano 1795, quando l’atomismo era una teoria sostenuta da pochi fisici, Immanuel Kant scriveva nel suo saggio Sulla pace perpetua. Un progetto filosofico: “Una guerra di sterminio in cui la distruzione può toccare a entrambe le parti nello stesso tempo, e assieme a queste anche a ogni diritto, [può solo permettere che] la pace abbia luogo solo nel grande cimitero del genere umano. Quindi una tale guerra, e perciò anche l’uso dei mezzi che conducono a essa, deve essere assolutamente vietata”.
Ma è possibile realizzare la pace universale e risolvere pacificamente le controversie internazionali? È possibile realizzare un ordinamento internazionale stabile ed equo per gli stati e per tutti gli esseri umani sparsi per il globo? Immanuel Kant esaminò questa questione proprio in questo breve e denso saggio che è uno dei fondamenti teorici su cui sono state edificate la Società delle Nazioni e l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).
2.
Molti intellettuali si erano posti le stesse domande. Tra questi il più originale è stato Charles Irénée Castel de Saint-Pierre (1658-1743), meglio noto come Abate Saint-Pierre, autore di Projet pour rendre la paix perpetuelle en Europe (1715). In questo libro, l’anziano diplomatico proponeva l’istituzione di una confederazione europea con lo scopo di mantenere la pace, risolvere le questioni dinastiche, istituire un embrione di giustizia internazionale, reprimere eventuali ribellioni contro i re. Tale organizzazione doveva essere anche un mercato unico e un’alleanza militare. È importantissimo sottolineare che l’Abate intendeva proporre un progetto diplomatico da potere realizzare concretamente e rapidamente. Aveva come modello il Sacro romano Impero di Germania e pensava di istituire questa organizzazione internazionale presso Utrecht. Il suo scopo era quello di sostituire l’equilibrio di potenza con un nuovo ordinamento internazionale. Il Projet fu un grande successo editoriale e fu tradotto in tutte le lingue europee e aprì un dibattito in cui entrarono i più grandi intellettuali del XVIII secolo: Leibniz, Voltaire, Rousseau, Syrach, Cloots.
3.
Nel saggio Sulla pace perpetua Immanuel Kant propone la creazione di un organismo sovranazionale (confederazione o federazione) con lo scopo di mantenere la pace, codificare il diritto internazionale, sviluppare il diritto cosmopolitico, facilitare le relazioni tra gli stati e realizzare il disarmo degli eserciti. Questa proposta può essere meglio assaporata alla luce di due idee: la domestic analogy e il corpo comune degli stati (gemeines Wesen).
La domestic analogy può essere considerata come il presupposto di tutte le proposte avanzate nel suo libro: come gli individui vedono riconosciuti diritti e doveri all’interno dello stato, allo stesso modo i popoli (o gli stati) vedono riconosciuti i loro diritti e doveri, il loro diritto alla sicurezza nel quadro di un organismo superiore.
Solo in questo modo, gli Stati, “considerati in rapporto l’uno con l’altro, sono il mondo; esso dev’essere considerato anche come un corpo comune [gemeines Wesen], se il rapporto reciproco degli stati deve essere giuridico.”. Questa comunità è regolata dallo ius gentium (oggi diritto internazionale). Secondo Kant proprio lo ius gentium è la possibilità concreta per realizzare una lega di popoli (Lezioni sul diritto naturale).
4.
Il progetto di pace perpetua di Kant è la proposta di un trattato per istituire un’organizzazione sovranazionale con lo scopo di mantenere la pace. Esso è strutturato nel modo seguente:
1) sei articoli preliminari;
2) tre articoli definitivi;
3) due supplementi di cui un articolo segreto.
Seguono due lunghe appendici filosofiche.
Nella seconda sezione del testo, il filosofo pone tre condizioni importantissime (articoli definitivi) per realizzare la pace perpetua:
1) “In ogni stato la costituzione civile deve essere repubblicana”;
2) “Il diritto internazionale deve essere fondato sul federalismo di liberi stati”;
3) la realizzazione del diritto cosmopolitico (Weltbürgerrecht).
In merito al primo articolo, va precisato che Kant ha un concetto di stato repubblicano molto differente da quello attuale. Per il filosofo, la costituzione repubblicana garantisce un diritto uniforme, alcuni diritti fondamentali come l’eguaglianza, la suddivisione dei poteri. Approssimativamente, questo modello di stato corrisponde ad una monarchia temperata da un minimo di suddivisione dei poteri. In Prussia vigeva il dispotismo illuminato di Federico II. Kant, inoltre, non condivideva molti aspetti ed eccessi della Rivoluzione francese.
Nel secondo articolo, Kant rammenta che “il diritto internazionale deve essere fondato sul federalismo di liberi stati”. L’esposizione dell’articolo è alquanto complessa e tortuosa. Il filosofo distingue tra una lega di popoli [Völkerbund] e uno stato di popoli. Questa distinzione ha portato alcuni interpreti a ritenere che Kant immaginasse una confederazione di stati (G. Gallie e M. Mori). Tuttavia secondo altri in alcuni testi successivi, esprime un maggiore favore per l’istituzione di una federazione di stati globale (W. Kersting, G. Marini). Un terzo gruppo di studiosi (Archibugi) ritiene che invece la struttura di questa organizzazione internazionale sia qualcosa di intermedio tra la confederazione e la federazione. Questa interpretazione è fondata sul terzo articolo definitivo in cui Kant propone di realizzare “un diritto cosmopolitico [Weltbürgerrecht] (…) un completamento necessario del codice non scritto tanto del diritto dello stato quanto di quello internazionale [per pervenire] al diritto pubblico degli uomini in generale e così alla pace perpetua, a cui ci si può lusingare di trovarsi in continuo avvicinamento solo a questa condizione.”. Questo diritto cosmopolitico probabilmente è il riconoscimento e l’applicazione sul piano internazionale dei diritti ai singoli individui, la responsabilità penale individuale e la cittadinanza cosmopolitica. Lo stadio più semplice di questo diritto è rappresentato dal diritto di universale ospitalità.
5.
Il libro di Immanuel Kant ha fornito i fondamenti teorici e giuridici agli studiosi di diritto internazionale per realizzare la Società delle Nazioni e dell’ONU.
È un’opera che ha sicuramente molti pregi perché ha posto la questione della pace universale e del diritto internazionale anche nell’orizzonte di un’etica universale e di una filosofia della storia. Allo stesso tempo, ha alcuni difetti. Il linguaggio giuridico di Kant è profondamente influenzato dall’assolutismo. In alcuni punti è molto lontano da quello attuale e certe questioni sono affrontate e analizzate con un linguaggio un po’ incerto.
Eppure meglio di tutti, Immanuel Kant ha posto in modo definitivo la realizzazione della pace universale come il vero ed unico fine della storia umana e del progresso.
Sorgono alcune domande: Che ne sarà della pace? Che ne sarà dell’idea di “pace perpetua” sviluppata da Kant e da molti altri filosofi sino ad oggi? Quale futuro per l’ONU? Come riformare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU? Quale futuro per l’Umanità?
I. Kant, Sulla pace perpetua. Un progetto filosofico, https://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s10.xhtml
I. Kant, Per la pace perpetua, RCS Libri s.p.a., 2003
F. Voltaggio-D. Archibugi (a cura di), Filosofi per la pace, Editori Riuniti, Milano 1999,
D. Archibugi, L’utopia della pace perpetua, in «Democrazia e diritto», n. 1 (1992), pp. 349-378. http://www.danielearchibugi.org/downloads/papers/Utopia_della_pace.pdf .
A. Taraborelli, Cosmopolitismo. Dal cittadino del mondo al mondo dei cittadini. Saggio su Kant, Asterios editore, Trieste, 2004.



