Catania

La maestosa piazza dedicata a Sant’ Agata… la Platea Magna

Tra poco piazza Duomo sarà protagonista, onorando la nostra Sant’ Agata, tutto sommato, dal terremoto del 1693, tante abitudini non sono cambiate, ma immaginate Catania racchiusa da Mura, che Carlo V diede ordine di rinforzare durante l’Impero, nel quale “… non tramontava mai il sole” e tante Porte bellissime e utili che si chiudevano al tramonto …

Passeggiavo in piazza Duomo dove si è svolta la 28^ giornata cittadina della donazione di sangue e della solidarietà, appuntamento nel calendario agatino verso la Festa di Sant’Agata 2026. Rileggiamo, allora com’era questa meravigliosa Piazza, cuore pulsante sempre, centro di riunione cittadino, apprezziamone la personalità forte e pratica.  È un invito a conoscere meglio un passato, che indubbiamente tra vari trascorsi storici, riporta una città viva con concetti all’avanguardia per essere collocata in un’isola, comunque al centro di scambi commerciali e relazioni nel mar Mediterraneo.

Catania, all’interno delle sue mura si presentava intatta così com’era dalla dominazione Normanna, magnifica nelle sue strette strade che si intrecciavano in uno spazio ancora medievale. Le tortuose vie, larghe quanto un corridoio, erano degne di preoccupazione per vari motivi contingenti, uno dei quali, proprio all’inizio del 1600 con monito ecclesiastico e con un bando dei giurati, vietò di tenere le galline per strada e di gettare la spazzatura!

Comunque sia, Catania accanto a semplici dimore ostentava palazzi che si affacciavano nelle straduzze che, a loro volta, sfociavano nella maestosa piazza dedicata alla Santa. Per ben due volte la Platea Magna, così veniva chiamata la piazza nel medioevo secondo un documento trovato dal Casagrandi, fu sottoposta a modifiche: nel 1416 e nel 1559 per ordine del Vicerè, ampliata e nobilitata con la demolizione delle case, magazzini, botteghe, tra municipio e cattedrale. Anche la sede dell’Almo Studio fu spostata di casa in casa per trovare poi sede nella Piazza dove si svolgeva la Fera Lunare. Nella Platea Magna, c’era la Chiesa[1], ossia la Cattedrale fortificata, con le sue merlature e la sua torre campanaria, uno degli alti esempi di “ecclesia munita” realizzati dall’architettura occidentale, che serviva da punto di avvistamento[2]. C’era il vescovado, la corte del Vescovo, la corte del Capitano, la Corte patriziale, la Loggia o Palazzo del senato, il Seminario dei chierici che seguiva la Loggia dalla parte della tramontana[3]. C’erano le banche dei notai, le botteghe degli orefici e degli argentieri, mercerie, altre arti e mestieri. A destra della Cattedrale c’era la chiesa di San Martino dei Bianchi che funzionava da Monte di Pietà, la farmacia e il carcere dove ora c’è il palazzo comunale[4]. Dall’altra parte della strada vi era il Palazzo degli Studi Pubblici o Università e al suo settentrione la Collegiata, ambedue si affacciavano sulla piazza del mercato detta anche Foro Lunare (oggi Piazza Università) che si apriva nella strada della Luminaria, la via principale, così chiamata perché nei giorni di festa era illuminata da lumi ad olio a cera o a sego. Nella piazza del mercato si svolgevano anche le pene capitali, le procedure della congregazione dei Bianchi e le riunioni dei nobili, che lì discutevano nel periodo delle sommosse, ivi c’era una pietra che venne denominata, appunto, Pietra del Malconsiglio[5], dati gli argomenti trattati o mal trattati. Da questo punto in poi la Luminaria prendeva il nome di Strada nova. Le piazze chiamate piani, erano di vitale importanza poiché data la strettezza delle straduzze,  esse erano luoghi nei quali si sviluppano le relazioni. Nella Platea Magna c’erano: sia palazzi aristocratici che le case solarate ed è lì che si concentrava la vita civile, religiosa, artigiana e commerciale. Da queste, la piazza prendeva vari nomi come Piazza della Loggia ma anche il nome di mercerie e mestieri lì ubicati e tali nomi li ritroviamo a contrade adiacenti nelle quali si spostavano le botteghe per mancanza di posto nella piazza. La Piazza, che di solito nelle feste sfoggiava con imponenza luci e arazzi, ogni anno a febbraio accoglieva la Fiera universale più importante e ricca della Sicilia, ospitava mercanti di stoffe, ori e argenti, spezie e varie delizie. La Fiera, secondo una disposizione dei giurati del 15 agosto 1493, si estendeva dalla Platea Magna ovvero Piazza di S. Agata in su, verso la chiesa di Santa Maria dell’Elemosina passando per la corbisaria cioè la via dei calzolai quindi verso la Piazza di la Malfitania, attuale isolato tra l’Università e palazzo san Giuliano, scendendo poi nuovamente verso la Piazza grande[6]. Le piazze chiamate piani, erano di vitale importanza poiché data la strettezza delle straduzze,  esse erano luoghi nei quali si sviluppano le relazioni: il piano del Castello Ursino, Piano della Porta Jaci, di San Filippo odierna piazza Mazzini, piano dello Campanario oggi piazza San Placido, Piano Triscini, piano dell’Erba chiamata poi piazza San Francesco, piano della Consolazione, piano della Sigona  oggi piazza Manganelli.

Data l’abbondanza di acqua, vi erano vari pozzi nelle abitazioni e nelle piazze e la città era abbellita da fontane. La zona della Marina di Catania, era uno dei luoghi più belli della Sicilia, fuori dalla Porta dei Canali, guardando dal mare, a destra, lungo le mura vi era l’uscita dei 36 canali della Fontana dei Canali (oggi sono rimasti sette, “Sette Canali” la più antica fontana di Catania, cinta da una cancellata di ferro dentro la Pescheria), che rendevano la zona una delle più belle della città, dove l’Amenano incontrava il mare. Ancora verso destra vi erano campi coltivati, giardini, ville e case di campagna che insieme facevano un bell’effetto, a sinistra la spiaggia che si estendeva fino a perdersi dalla vista mentre si udiva il fragore delle onde. I catanesi, dopo pranzo fino al tramonto, a piedi o con le carrozze uscivano a passeggio per quella parte di molo, la marina,  per respirare l’aria di mare, per divertirsi e godersi il fresco e «sovente vi si facea musica»[7].


[1] Cfr. G. Policastro,  Catania prima del 1693, cit. p.65

[2] Cfr. Salvatore Boscarino, Vicende urbanistiche di Catania, cit.

[3] Cfr. Francesco Ferrara, Storia  di Catania, cit.  p.191

[4] Cfr. G. Policastro,  Catania prima del 1693, cit. p.65

[5] Cfr.G. Merode e V. Pavone, Catania  Le origini dal Quaternario, cit.

[6]Cfr. G. Policastro,  Catania prima del 1693, cit.

[7] Cfr. F. Ferrara, Storia  di Catania, cit.  p.185

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