“La Lupa”: il desiderio femminile che diventa mito

L’attrice Giada Circonciso, con un’interpretazione coinvolgente ed epica, ha dato vita a un monologo teatrale in dialetto siciliano tratto dalla novella “La Lupa” di Giovanni Verga. Il regista e commediografo Alessio Patti, con l’obiettivo di restituire vitalità alla lingua regionale, ha tradotto il testo letterario in siciliano e ideato una messinscena essenziale: rinunciando a grandi apparati scenografici, lo spettacolo affida tutto alla presenza scenica dell’attrice e al dialogo musicale con il sassofonista Lillo Greco.
Il sax diventa coprotagonista della scena: gli interventi musicali, inseriti nei momenti salienti, accompagnano la parola in perfetta sintonia con il racconto e contribuiscono a una lettura intensa, capace di parlare a una sensibilità contemporanea.
Grande consenso di pubblico e posti esauriti al Teatro Gilberto Idonea di Sant’Agata Li Battiati, dove lo spettacolo è andato in scena il giorno dell’Epifania. La serata, presentata dal doppiatore Antonello Musmeci, è stata organizzata dal Comune e dall’associazione Sicania Nicuzza. Applausi soprattutto per Giada Circonciso, apprezzata per una recitazione che, attraverso parola, corpo e sguardo, ha saputo restituire tutta la potenza e il tormento della Gnà Pina.
Le interviste rilasciate dal cast ai microfoni di Sikelian, con riprese e montaggio video di Davide Sgroi, raccontano lo sforzo collettivo di allestire uno spettacolo che sceglie la forza del dialetto per narrare, in modo diretto e senza mediazioni, una storia di passioni, istinti e corpo. Da segnalare l’interpretazione volutamente “aulica” della Circonciso, sostenuta anche da una precisa scelta estetica: il trucco e l’atteggiamento scenico rimandano alle grandi dive del teatro di un tempo.
Gli occhi bistrati e il volto pallido richiamano il modello di Eleonora Duse, celebre interprete nel 1884 del dramma verghiano Cavalleria rusticana, andato in scena pochi anni dopo la pubblicazione della novella La Lupa (1880).
Uscendo dal teatro, una domanda continua a imporsi: se La Lupa avesse avuto come protagonista un uomo — un personaggio “allupato”, predatorio, capace di infrangere persino il tabù del desiderio verso la nuora — avrebbe avuto la stessa fortuna teatrale e lo stesso fascino narrativo? Ho l’impressione di no.
Un uomo che desidera in modo trasgressivo viene spesso percepito come aggressore o figura eccessiva; una donna che desidera, invece, diventa mito, figura tragica, femme fatale, archetipo dell’arte e della letteratura. È proprio il fatto di essere donna a rendere “La Lupa” così disturbante e, al tempo stesso, così profondamente teatrale.
La novella si muove, del resto, all’interno di un codice profondamente patriarcale, a cui soggiace anche Verga. Lo scrittore vizzinese è figlio del suo tempo e portatore di una cultura che giudica e condanna la trasgressione delle norme comunitarie, soprattutto quando a infrangerle è una donna. Eppure, non si può escludere in lui una certa ambiguità: è facile immaginare che lo stesso Verga, uomo dell’Ottocento, abbia guardato con fascinazione alla Gnà Pina, donna sensuale e indocile, cercandola dal vero — con spirito “verista” — nelle masserie di Vizzini o nelle alcove dell’alta società milanese e catanese che frequentava.
Foto e video di Lorenzo Davide Sgroi



