Al Teatro Massimo Bellini è andato in scena La Creazione, oratorio per soli, coro e orchestra di Franz Joseph Haydn (1732-1809), una delle pagine più alte del repertorio sacro tra Sette e Ottocento.
Ispirata al racconto biblico della Genesi e al Paradise Lost di John Milton, l’opera si sviluppa come una grande narrazione musicale che alterna grandiosità corale e momenti più intimi, con recitativi sostenuti dal clavicembalo.
Sul palco, il soprano Melissa Purnell, il tenore Andrea Schifaudo e il basso Nicolò Ceriani hanno dato voce ai tre arcangeli narratori — Raffaele, Gabriele e Uriele — guide del racconto musicale. La presenza di Uriele, al posto dell’arcangelo Michele più noto alla tradizione, meriterebbe forse una riflessione ulteriore: può suggerire letture simboliche differenti, anche se ogni interpretazione in tal senso resta, allo stato, ipotetica. Il coro, preparato dal maestro Massimo Fiocchi Malaspina, ha sostenuto con compattezza e solidità i momenti collettivi, autentici pilastri della partitura haydniana.
In questa composizione Haydn costruisce una scrittura orchestrale ricca di immagini sonore — celebre l’irruzione della luce nel coro iniziale — che conserva ancora oggi una forte capacità evocativa. Opera musicalmente meravigliosa, ma non priva di interrogativi.
Colpisce come l’oratorio eviti il tema della caduta: nonostante il riferimento al Paradiso perduto, il racconto resta luminoso e privo di dannazione. Nei versi finali, affidati a Uriele, emerge una visione tradizionale del rapporto tra uomo e donna, coerente con l’epoca e, forse, con la biografia dello stesso Haydn, il cui matrimonio fu infelice.
In questa esecuzione, all’esperienza musicale si è affiancato un apparato visivo affidato alle illustrazioni di Salvo Russo e Alessandro Russo. Una scelta che mirava a rendere più immediata la narrazione, ma che nella resa è apparsa poco convincente. Le immagini, spesso didascaliche e prive di reale forza evocativa, accompagnano la musica senza arricchirla. In alcuni casi, come nella rappresentazione di Adamo ed Eva non nudi, si introduce una discrepanza rispetto al momento narrativo evocato dalla partitura: raffigurarli coperti prima del peccato originale è un’incongruenza simbolica e teologica.
Resta, tuttavia, la forza della musica di Haydn, capace di costruire mondi e suggestioni anche oltre il dato religioso. Una musica che continua a parlare con immediatezza, attraversando i secoli e confermando il suo potere di generare meraviglia.
Applaudita l’orchestra del Teatro Massimo Bellini, guidata con equilibrio e chiarezza da Fabrizio Maria Carminati, anche direttore artistico del teatro, apparso visibilmente soddisfatto al termine dell’esecuzione.
