Un libro da raccontare

“La casa dai mattoni rossi”

Gli splendidi locali delle biblioteche riunite Civica e A. Ursino Recupero di Catania hanno ospitato la presentazione del romanzo “La casa dai mattoni rossi”, edito da Algra Editore, e presentato dall’Andos- Catania, Associazione nazionale donne operate al seno.
Il volume, che si colloca nel filone della Medicina Narrativa, un approccio clinico-assistenziale basato sull’ascolto e la valorizzazione delle storie di malattia di pazienti, familiari e operatori sanitari, è uno splendido romanzo corale che si presenta quasi come un novello “Decameron”.
Un piccolo gruppo di donne, infatti, sceglie di trascorrere un weekend in una bella villetta, lontana dal caotico frastuono della città e di confidarsi raccontando ognuna una storia.
La dottoressa Carbonaro ha aperto l’incontro passando subito la parola alla prorettrice dell’Università di Catania, prof.ssa Lina Scalisi (autrice tra l’altro della quarta di copertina del volume) e alle due curatrici (co-autrici del prologo e autrici ciascuna di un proprio racconto) Francesca Catalano, direttore dell’Unità di Senologia dell’azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania, e Pina Travagliante, professore ordinario di Storia del pensiero economico; a queste ultime è spettato il compito, e anche l’onore, di presentare il volume.
Entrambe quindi hanno raccontato al vasto pubblico presente come sia nata l’idea di scrivere un romanzo vero e proprio, invece che una raccolta di racconti, simile ad altre che Andos aveva già pubblicato negli anni precedenti. Con ironia la professoressa Travagliante ha perfino confessato di aver “litigato” con Francesca Catalano, sostenendo che lei, in quanto storica, non si riteneva affatto in grado di scrivere romanzi.
Poi però il coraggio, l’amicizia e la voglia di mettersi in gioco hanno prevalso e il cammino verso “La casa dai mattoni rossi” è cominciato per Pina, Francesca e tutte le altre donne che hanno partecipato a questo entusiasmante progetto.
La casa dai mattoni rossi – raffigurata anche nella bellissima copertina del volume – si trova in una sorta di “universo parallelo”: è in campagna, ma anche, si scoprirà alla fine del romanzo, vicino al mare.
Il lettore si trova subito catapultato in un’atmosfera un po’ surreale e incantata, piena di piante, profumi e silenzio. “Trarre beneficio da tutto ciò che ci circondava, assaporare la dolcezza dell’imbrunire, guardare il cielo e ammirare quella varietà di sfumature che andavano dal rosso all’arancione, dal viola al blu”, era l’obiettivo di queste donne che, anche se per un solo fine settimana, avevano scelto di allontanarsi dal caos frenetico della città. Con queste parole, nel primo capitolo del romanzo, Pina Travagliante spiega la decisione di organizzare una riunione, tutta femminile, in questa bellissima villa.
La casa funge da contenitore, ma anche da accogliente riparo per queste donne duramente provate dalla vita. In questo luogo bello e pieno di luce, le autrici sceglieranno di raccontare e raccontarsi; alcune di loro si soffermeranno sui percorsi più dolorosi e sofferti della propria vita, altre racconteranno ricordi più lievi, legati all’infanzia o a viaggi compiuti.
Durante la presentazione le partecipanti al progetto, di comune accordo, hanno deciso di riportare in auge due termini che oggi sembrano diventati desueti: il termine “guerriera” e il verbo “combattere”; malgrado la psicologia oggi preferisca usare il termine “resilienza”, la verità è che a volte la vita, nostro malgrado, ci chiede di diventare combattenti e guerrieri, ponendoci di fronte ostacoli e dolori che all’inizio sembrano nemici imbattibili.
Tra queste “guerriere” che hanno preso parte al progetto, c’è anche Rita Puglisi, presidente dell’Unione Italiana ciechi. Rita è una donna di grande fascino e eleganza che ha deciso di condividere la sua storia sia grazie al suo racconto – “Io sono Rita e non sono “diversa” dagli altri – sia dialogando con chi era presente alla riunione. Ha infatti raccontato di aver perso l’uso della vista quando aveva solo 7 anni, di aver affrontato la giovinezza grazie alla musica, e, quando la vita le ha portato via anche l’uso della mano, ha detto di non essersi arresa e di aver deciso di dedicarsi, quasi come una missione, ad educare i bambini non vedenti come lei, perché nel suo non facile percorso, lei è stata salvata dalla cultura.
Sono poi intervenute altre due autrici del volume che hanno letto alcuni brevi passi tratti dai loro racconti. Laura Guagliardo da “La mia Africa” e Monica Borella da “Sognavo una casa da arredare”.
Il romanzo si conclude in modo bellissimo e inaspettato. Tutte le donne che hanno partecipato all’incontro decidono di scendere in spiaggia e fare un bagno a mare. Il mare ha un significato reale ma anche simbolico perché, come scrive Pina Travagliante, “Il mare non è vacanza, è sogno, è suggestione, è poesia.”
Il mare è anche, aggiungerei, rinascita, luogo dove lasciamo le brutture della vita e riemergiamo puliti, nuovi, rinnovati, pronti a riprendere con più forza dal punto in cui ci eravamo fermati.
Ha concluso la presentazione del volume la prof.ssa Antonia Criscenti, professore ordinario di storia sociale dell’educazione, che ha curato la prefazione del libro. La professoressa Criscenti ha affermato di aver accolto l’invito a scrivere per “La casa dai mattoni rossi” quasi con timore, non facendo lei stessa parte dell’Andos e non avendo vissuto personalmente l’esperienza traumatica raccontata dalle altre donne; per questo l’intera prefazione al romanzo è scritta con grande rispetto e delicatezza e si conclude con un ringraziamento. Antonia infatti scrive, parlando alle autrici del libro: “le ringrazio tutte, una a una…perché ci insegnano il bello della vita, quello che spesso nasce dal lato oscuro di essa, ma che può, e deve, trasformarsi in forza”.
D’altronde, come è scritto nel romanzo, “la felicità, così intesa, è un processo di crescita, non un punto di arrivo”.
Terminata la presentazione del volume, la dottoressa Carbonaro ha invitato tutti i partecipanti all’incontro a visitare le biblioteche civiche che contengono testi rarissimi e preziosi, testimonianze ricche del nostro passato e di quello della città di Catania.

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