Proposto nell’ambito del Fic-Catania Contemporanea da La casa dei Santi in collaborazione con il Teatro Stabile nel Cortile Mariella Lo Giudice del Palazzo Platamone, conquista gli spettatori mixando un Euripide in Siciliano e Greco antico con antiche musiche persiane, sfrenate danze afro-cubane e i figli giganti di quelle marionette che proprio nell’Ellade ebbero origine. Grazie a Giovanni Calcagno, Alessandra Pescetta e altri straordinari professionisti, un trionfo del Teatro e della Cultura di quella Sicilia al centro del Mediterraneo e del mondo.
“La Sicilia mi richiama l’Asia e l’Africa; trovarsi nel centro meraviglioso, dove convergono tanti raggi della storia universale, non è cosa da nulla”.
A chi ha assistito a “Dioniso è qui” – affascinante lavoro teatrale proposto da La casa dei Santi in collaborazione con il Teatro Stabile nel Cortile Mariella Lo Giudice del Palazzo Platamone nell’ambito del Fic-Catania Contemporanea -, questa frase, scritta nel 1787 da Wolfgang Goethe, non poteva non riecheggiare nella mente.

Tragedie come le Baccanti di Euripide, cui si ispira lo spettacolo, hanno radici in quel ditirambo che era il canto corale, inframmezzato da danze e narrazioni, delle feste in onore di Bacco. E poiché il teatro è magia, rito, stupore, mescolanza, questo dramma scuote lo spettatore prima di tutto con il grammelot creato da Giovanni Calcagno mettendo insieme quel siciliano nato dalla mescolanza di parlate giunte da ogni dove, frammenti di greco antico e altri idiomi. Cui si uniscono, come in un coro appunto, musiche tradizionali persiane – note anche agli elleni che le consideravano effeminate -, eseguite da Pejman Tadajon e le sfrenate danze afro-cubane di Mikel Pons Barzaga. Ma soprattutto, i figli giganti di quelle marionette che proprio nell’Ellade ebbero origine.
È la Sicilia, però – non a caso il luogo in cui, per tornare a Goethe, “è la chiave di tutto” – a essere palcoscenico di questa rappresentazione. In cui viene rivisitata la divina estasi delle donne di Tebe che, ammaliate da Dioniso, odiavano il razionale Penteo, cugino carnale del dio e re della città.

Per quaranta minuti si resta con il fiato sospeso, tutti a bocca aperta davanti all’efficacia del testo, dei suoni, delle danze e all’abilità con cui vengono manovrate le incredibili marionette corporee firmate da Bianca Bonaconza.
Quella di Tiresia, sfruttando l’altezza già considerevole di Giovanni Calcagno, guarda il pubblico dall’alto in basso superando i tre metri. E incede, facendo ondeggiare il suo sfavillante abito che, anche grazie alle magiche luci di Gaetano La Mela, appare come un vulcano percorso da mille colate.


Un trionfo del Teatro e della Cultura di quella Sicilia al centro del Mediterraneo e del mondo, insomma. Grazie anche ad Alessandra Pescetta, che firma concept visivo e occhio esterno.
Poiché, infine, nel titolo si precisa che “Dioniso è qui” è soltanto un “primo studio per Baccanti” di Euripide, rimaniamo in attesa di sviluppi: chissà che, anche grazie a questo lavoro, non possa tornare a svilupparsi quel Teatro Mediterraneo varato dall’immenso Mario Giusti – che, dopo la fondazione, guidò per trent’anni lo Stabile di Catania – ipotesi su cui, di recente, si è soffermato l’attuale direttore artistico dell’Ente, Marco Giorgetti.
