Spettacoli

Il grande ritorno di Otello di Verdi al “Bellini”

È in scena al teatro Massimo Bellini “Otello”. Musica di Giuseppe Verdi. Opera in 4 atti, su libretto di Arrigo Boito. Direttore Fabrizio Maria Carminati. Una produzione originale dell’Opéra de Monte-Carlo. Regia ripresa da Zaza Agladze. Scene Bruno de Lavenère. Costumi Ester Martin Garrido. Coreografie Lino Privitera. Maestro del coro Luigi Petrozziello. Coro di voci bianche InCanto, direttore Alessandra Lussi. Video Etienne Guiol e Arnaud Pottier. Luci Antonio Alario. Direttore Allestimenti scenici Arcangelo Mazza. Allestimento Opera Nazionale Tbilisi.
Otello Gregory Kunde/Gaston Rivero, Desdemona Lana Kos/Francesca Maionchi, Iago Franco Vassallo/Simone Piazzola, Cassio Paolo Antognetti/Luigi Morassi, Roderigo Ivan Tanushi/Andrea Schifaudo, Lodovico Luca Dall’Amico/Luciano Leoni, Montano Fabrizio Brancaccio, Un araldo Luciano Leoni
Emilia Anna Malavasi/Albane Carrère.
Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Bellini

Tre ‘grandi’ si incontrano in questa opera rappresentata alla Scala il 5 febbraio del 1887 – molto tempo dopo Aida del 1871, e la penultima di Verdi prima del Falstaff – Otello: Giuseppe Verdi, appunto, nel pieno della sua maturità artistica, l’ispiratore Shakespeare e il librettista Arrigo Boito, esponente di spicco della Scapigliatura.
Verdi operò malvolentieri alcune modifiche alla partitura per la versione francese del 1894 aggiungendo le danze (“Nel furor dell’azione interrompere per un’azione?!!!”) secondo la convenzione francese, preferendo il flusso musicale continuo, per alcuni di ispirazione wagneriana con ‘recuperi’ dalla tradizione (recitativo, caballetta, quartetto…).
Il contesto ci riporta alle numerose guerre che tra XV e XVI secolo furono combattute tra Venezia e i musulmani per la conquista di Cipro e Rodi. L’azione si svolge in una città di mare nell’isola di Cipro, che l’ultima regina, Caterina Cornaro, aveva ceduto a Venezia. Al centro c’è Otello, il ‘Moro’ (per famiglia o per la pelle scura?) che Giovanni Pasqualino, nel suo ampio e puntuale saggio, individua nel patrizio Cristoforo Moro sposo della figlia di Cosmo Pasqualigo. La vicenda è tratta da una novella cinquecentesca (1565) di Giraldi Cinzio.
A capo delle sue 14 galere ritornava da Cipro a Venezia, nel 1508 (“Esultate! L’orgoglio musulmano sepolto è in mar”), quel comandante “che per gelosia uccide la moglie spinto dalle calunniose istigazioni e maldicenze del suo alfiere…di scellerata natura…di vilissimo animo”. La tragedia, non sappiamo come, venne a conoscenza del Bardo -che approfondì la psicologia dei personaggi- e rappresentata a Londra nel 1604, mentre il testo fu pubblicato nel 1622.
La trama, come è ben noto, si svolge tra Roderigo, infatuato dell’innocente Desdemona (“Dio ti giocondi, o sposo”) che ama il gelosissimo marito Otello (“Dio! mi potevi scagliar”), Cassio e l’invidioso Iago -il male assoluto: “Credo in un Dio crudel!” – che tesse la mefistofelica tela di ragno della menzogna, del sospetto, della vendetta e dell’inganno fino a giungere al tragico epilogo preceduto dall’Ave Maria della vittima.
Altre, diverse edizioni della tragedia shakespeariana si avranno nel tempo: Ducis (1792), Rossini, prima assoluta in musica (1816), de Vigny (1829).
Dal primo incontro tra Boito e Verdi, a Parigi a casa di Rossini, al 1861, al nostro Otello sarebbero passati 26 anni: “Verdi trovò in Boito il suo poeta ideale, come Bellini lo aveva trovato in Romani” anche se sulla partitura di Boito, Verdi volle riflettere ben cinque anni, dal 1881 al 1886.
Acutamente Carlo Di Bella osserva che “Otello…vive nel punto esatto in cui parola, musica e psicologia si dissolvono l’un nell’altra”, e come il Moro rappresenti non tanto la gelosia quanto “l’insicurezza personale amplificata dal pregiudizio sociale e abilmente manipolata…” Se il matrimonio misto nell’opera è già uno scandalo, il malessere psicologico, la voce interiore, il “Male moderno” trasforma e condanna l’uomo, anche se leone ed eroe, alla caduta pur di fronte all’approvazione pubblica. L’insicurezza uccide e fa uccidere.
E questo in ogni tempo (basti pensare ai troppi femminicidi di oggi).
È il tradimento di sé, l’incapacità di ascoltarsi e di rassicurarsi, l’inadeguatezza ad accettare il reale che distrugge: questo è il messaggio di Shakespeare e di Verdi nell’interpretazione del giovane Di Bella.
Osservazioni estremamente positive hanno caratterizzato anche le interviste rilasciate dai protagonisti.
Il direttore Carminati ha dichiarato di sentirsi onorato del suo impatto con quest’opera che comprende tutte le componenti verdiane raggiungendo la vetta più alta nella sua fluvialità.
Per Gregory Kunde Verdi con la drammaticità di quest’opera apre la porta a Puccini.
Elogia inoltre Carminati e la compagnia tutta insieme a Lana Kos che confessa la sua emozione benché abbia interpretato il ruolo di Desdemona già ben 12 volte.
Franco Vassallo si è voluto immergere nel ruolo di Iago, personaggio chiave del male e dell’ingannevole perfidia che tecnicamente prevede una vocalità meticolosa, perfetta e caratterizzata da scale cromatiche.
Infine il coreografo, Lino Privitera, si è dichiarato felice di poter reinserire le parti ballabili che Verdi aveva composto per Parigi, e che non conosceva, e di inquadrarle in una scenografia che non le prevedeva.
Il pienone di pubblico è stato il primo segno del successo di quest’opera verdiana applaudita a lungo anche a scena aperta.
Una sfida dopo quasi un quarantennio di assenza dalle scene catanesi!

Foto e video di Lorenzo Davide Sgroi

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