Il fuoco si accende col fuoco

Dai naufragi non si salva chi sa nuotare ma solo chi nutre il desiderio ardente di volersi salvare.
Sovente la paura di sbagliare fa inserire il freno, anchilosando ogni manovra che conduce a reinventarsi un nuovo inizio ma la rassegnazione non appartiene ai figli di Dio che sanno inabissarsi per riemergere e tornare a librarsi in volo.
La mentalità della maggior parte dei cattolici di oggi sembra essere scevra di carità politica e orientata esclusivamente a dare in appalto anche i sentimenti di gioia, di stupore, di attesa, di incontri, di libertà e di fiducia nel raccogliere le nuove sfide a cui l’annuncio del Vangelo chiama, coinvolgendo e mai demordendo.
Se adeguatamente dissodato dalla nostalgia il passato può divenire terreno fertile per costruire il futuro recuperando l’ispirazione al Bene e instaurando un dialogo tra scienza e coscienza per apportare un contributo alla conoscenza.
Fede e ragione non sono compartimenti stagni, l’una assaggia l’altra per gustarne il sapore e donare senso.
I cattolici ad intermittenza, non essendo profondamente radicati nella Parola non possono innestarsi con successo nel tessuto sociale e fare rete, perchè non traducono la denuncia in proposte concrete da veicolare nella comunità con coerenza.
La vita non è statica ma estatica, non avanza per divieti e obblighi ma per attrazione e passione per una bellezza anche solo intravista.
Il mondo porta in grembo un altro mondo che deve dare alla luce attraverso una testimonianza credibile e attendibile, amorosa e contagiosa del Vangelo, mettendo in connessione campi diversi del sapere che non vengono colonizzati ma fecondati reciprocamente.
In questa ibridazione fiorisce una creatività costruttiva che innesca relazioni, scelte e cammini che investono con coraggio nella fragilità dei sogni e scommettono sull’inedito.
La Dottrina sociale della Chiesa è uno scrigno che custodisce un tesoro inestimabile e inesplorato, non racchiude un distillato di pensieri e formule ma una sapienza del vivere che trabocca di indicazioni che illuminano il passo evitando di rimanere insabbiati nella palude del non fare o peggio del lasciare fare ad altri.
L’amicizia con Dio è la costante che ci rende costanti nel cammino frastagliato da dubbi, perplessità, titubanze e insicurezze.
Con Dio nel cuore e sulle labbra l’impossibile diviene possibile da gustare e condividere con i compagni di cordata che con noi ad ogni alba, come girasoli, si rimettono sui sentieri del Sole di giustizia.



