Il Teatro Stabile di Catania presenta alla Sala Verga “I ragazzi irresistibili” (The Sunshine boys) di Neil Simon, traduzione di Masolino D’Amico. Regia di Massimo Popolizio. Interpreti: Umberto Orsini e Franco Branciaroli.
Prodotto da Teatro de Gli Incamminati, Compagnia Orsini, Teatro Biondo Palermo, in collaborazione con CTB Centro Teatrale Bresciano, AMAT Associazione Marchigiana Attività Teatrali e Comune di Fabriano.
Neil Simon (1927-1996) – a ragione accreditato come uno dei maggiori scrittori americani degli ultimi cinquant’anni – conta oltre 40 lavori rappresentati sin dal 1961 che toccano le corde più varie, dalle commedie umoristiche degli anni Sessanta ai lavori introspettivi e autobiografici degli anni Settanta e Ottanta puntando l’attenzione sulla cosiddetta classe media americana.
Tra i suoi molti lavori, c’è lo spettacolo in scena alla Sala Verga: I ragazzi irresistibili, in originale The Sunshine Boys, conosciutissimo attraverso i numerosi allestimenti teatrali in tutto il mondo con la sceneggiatura dell’autore.
Ispirato alla vita di una famosa coppia di artisti del vaudeville, Joe Smith e Charles Dale, The Sunshine Boys debuttò a Broadway nel 1972 con la regia di Alan Arkin, e sarebbe restato famoso anche nella versione cinematografica di Herbert Ross con Walter Matthau e George Burns (17975) e in quella televisiva del 1995 con Woody Allen e Peter Falk (1996).
Negli anni successivi questa pièce sarebbe diventata un classico – si evince dalle note di regia – vicino, addirittura, alle suggestioni del teatro di Beckett (Finale di Partita) o di Čechov (Il canto del cigno) superando i limiti del puro intrattenimento.
La storia si incentra su Al Lewis e Willie Clark, due anziani attori di varietà che per numerosi decenni hanno formato un applaudito duo comico. Dopo undici anni di rottura, di incomprensioni nel lavoro con gravi ricadute sulla loro amicizia e conseguente silenzio il sodalizio si interrompe. Per undici anni, però, Willy, che non si è mai rassegnato alla scelta del partner, si rifiuta di mantenere i contatti con Al e non risponde alle sue telefonate, continuando a vivere in una stanza d’albergo di New York nell’attesa di una qualche improbabile scrittura. Il nipote di Willie, Ben, cerca di ricucire la ferita (irreparabile?) invitandoli a riproporre per uno speciale televisivo, dedicato al revival del varietà, il loro sketch più famoso, “Il dottore è dentro”.
Tra comicità brillante e profonda malinconia, mascherata da asprezza e fragilità, i protagonisti accettano con non poche difficoltà di affrontare quella prova che, in realtà, li conduce a prendere coscienza della realtà: il viale del tramonto, il declino inesorabile.
Le incomprensioni si ripresentano e non sono superabili perché intrecciate in un gioco di comicità, malinconia e profonda tenerezza nei confronti di quel mondo del teatro che, quando vede i suoi protagonisti avviati sul viale del declino, mostra tutta la sua umana fragilità.
Umberto Orsini e Franco Branciaroli, con la regia di Massimo Popolizio si ritrovano insieme, tra risate e rimpianti, per celebrare un omaggio al mondo degli attori e alle loro piccole miserie in un raffinato esercizio di stile. Al focoso e tenace Branciaroli, irascibile e testardo si affianca il sobrio, austero e pacato Orsini.
Quando Willie è colpito da un mancamento, all’acredine, ai molti contrasti subentrano l’amarezza e i rimpianti per il sogno degli anni felici ormai tramontato; emerge il timore crescente della solitudine.
Ma di fronte al malore di Willy, entrambi si confortano reciprocamente davanti al destino comune di invecchiare insieme recitando in una casa di riposo per vecchi attori.
Sotto la superficie comica, dunque, il pluripremiato autore riesce ad esplorare nel profondo i sentimenti umani, anche quelli volutamente messi a tacere: la solitudine, l’irrisorietà che accompagna la vecchiaia, il senso della vita guardata dall’ultima sponda.
