Aprile 19, 2026 16:35

Silvana Raffaele

Writer & Blogger

Hospitality Suite di Roger Rueff debutta in prima nazionale a Catania

In scena al Teatro della Città ‘Vitaliano Brancati’ Hospitality Suite di Roger Rueff: Regia di Francesco Scianna. Interpreti: Francesco Scianna, Sergio Romano, Lorenzo Crovo. Scene e luci: Angelo Linzalata. Costumi: Stefania Cempini. Musiche: Paolo Spaccamonti. Regista assistente: Luca Bargagna.

“Hospitality Suite” è un’opera teatrale scritta da Roger Rueff, nel 1992. L’autore lavorava come ricercatore nel laboratorio di un’industria chimica, divenendo in seguito un pluripremiato scrittore di testi teatrali, copioni televisivi e sceneggiature cinematografiche.
Nel 2005 esordivain Italia.
Il contenuto della pièce e l’impatto sul pubblico vanno oltre gli anni ’90 fino a giungere in profondità ai giorni nostri ancora caratterizzati da incertezze mai risolte e alla ricerca dell’identità, della moralità e delle scelte di vita tra vulnerabilità, ambizioni e illusioni.
La suite numero 2601 di un hotel del Kansas ospita, durante una convention aziendale, tre venditori di una fabbrica di lubrificanti di Chicago che stanno preparando un aperitivo per illustrare ai clienti importanti i prodotti della loro ditta ma soprattutto con il compito di portare a termine una missione: conquistare un cliente molto influente per il futuro dell’azienda: “Big Kahuna”.
Ben presto il dialogo fra i tre colleghi comincia ad esulare dai problemi professionali per scavare nel profondo delle singole personalità, mettendone in luce le diversità e il differente approccio con la realtà.
Differenti sono infatti i percorsi di vita, le età e le esperienze di Phil, Lerry e Bob, immersi i primi due, cinquantenni, nella riflessione sui loro fallimenti e alla ricerca di affermazione e di identità sociale; decisamente sostenuto dalle sue certezze morali e religiose il più giovane: Bob.
Paradossalmente sarà proprio Bob, conversando di religione, a contattare inconsapevolmente, per poi perdere il cliente che Phil e Larry cercano disperatamente di agganciare, ma gli eventi avranno esiti imprevedibili.
È un viaggio, sostiene il regista tra “il tempo, la società e l’essere umano”.
Lo spettatore viene catapultato così sulle tematiche – sempre attuali – del lavoro nella ‘società del profitto’, delle relazioni intime e sociali, delle domande esistenziali che caratterizzano le diverse età della vita, e le improbabili risposte.
Su tutto aleggia il trionfo della tecnica che sembra superare l’uomo “sostituibile con un robot”. La società della tecnica, lo sfruttamento della natura e dell’uomo porterà al disastro.
Scianna riassume nelle poche parole che hanno caratterizzato la sua intervista come la realtà delineata da Rueff si rifletta ancora nella società contemporanea e come sia difficilissimo trovare una logica umana circa le conseguenze della tecnica.
Il dialogo serrato tra i protagonisti finisce per perdere le sue caratteristiche di comunicazione verbale per trasformarsi in un ‘urlo’ di richiesta di aiuto e di angoscia.
Uno spettacolo profondo, questo, uno spaccato della società americana del secolo scorso, ma sempre attuale, che riesce a scuotere le coscienze anche grazie ad un interprete di grande livello come Francesco Scianna.

Foto e video di Lorenzo Davide Sgroi

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