Luglio 14, 2026 18:24

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Simona Giurato

Writer & Blogger

“DonneMadonne” Ursula Costa al borgo di Presa

Nell’ambito della rassegna culturale “Un libro fa Presa”, il piccolo borgo di Presa, alle pendici dell’Etna, è stato sede di un evento particolarmente suggestivo: la fotografa Ursula Costa ha esposto nel giardino dell’associazione “Il Borgo di Presa” alcune delle sue bellissime foto, tratte dal volume “DonneMadonne”. All’interno dell’edificio (ex scuola di Presa) è stato poi possibile prendere visione del video che mostrava tutte le foto presenti nel volume.
Ursula Costa, fotografo come lei ama definirsi, nel 2017 ha iniziato una proficua collaborazione con Domenico Dolce a Polizzi Generosa, cui seguono le pubblicazioni “Polizzi, t’amo Polizzi”, “Tutti sognano”, “La sagra delle Nocciole”, “Il Venerdì Santo”. La collaborazione continua con i contributi fotografici di Ursula nelle due raffinate raccolte “Sacro” e “Nero” di Dolce & Gabbana. La Costa nel suo nuovo volume, “DonneMadonne”, ha scelto di rappresentare volti e corpi di donne “velate”, rigorosamente in bianco e nero. A volte il velo era ben visibile nella foto, come nella potente immagine di copertina del volume, in cui una serie di donne in nero sfilano reggendo lanterne luminose; spesso però le donne delle foto erano velate in modo “simbolico”. Era un velo simbolico ad esempio quello portato dalla ragazza che aveva vistosi tatuaggi sulle gambe per volere, così ha raccontato Ursula, del suo fidanzato; e simbolico era anche il velo della donna che si teneva il viso tra le mani per nascondere le lacrime e un dolore che non si può raccontare.
Ursula, parlando di sé, ci ha detto di essere “figlia d’arte” e di dovere tutto ai suoi genitori che definisce “artisti straordinari”; ha aggiunto poi che “la fotografia è il mio filtro, il mio modo di viaggiare, di vedere e essere – attraverso l’obiettivo la strada si fa viaggio, si fa sogno. Quei perfetti sconosciuti da me fotografati, nel tempo diventano amici, affetti, perché ognuno di loro mi ha restituito una memoria, ogni foto che scatto un’emozione che porto con me”.
L’esposizione delle stupende foto della Costa è stata accompagnata da una “chiacchierata” tra donne.
Loredana Pitino, docente e critico teatrale, ha voluto sottolineare che troppo spesso nella letteratura le donne portano il velo; ha citato il caso, forse più conosciuto, della monaca di Monza, ma anche quello della “Lupa” di Verga. Lo scrittore siciliano ci descrive, quasi “dipingendola con le parole”. una donna dagli “occhi neri come il carbone, labbra rosse e carnose, seno vigoroso, alta, pallida e magra”, che alla fine del racconto verrà uccisa, perché la Sicilia patriarcale di fine Ottocento non poteva tollerare la sua carnalità violenta esibita senza pudore.
Anch’io sono intervenuta richiamando l’attenzione sulla storia del velo femminile tra Oriente e Occidente (troppo spesso oggi, nella mentalità comune, si tende ad associare il velo alle teocrazie islamiche) ed ho anche sottolineato quanto in Occidente le donne, pur libere dall’obbligo di velare il capo, siano ugualmente “velate”. L’obbligo di essere magre (la taglia 42, ha sottolineato la dott.ssa Pitino, è anch’essa una forma di velo), di essere sempre giovani e di corrispondere ad un unico standard di bellezza (che porta molte donne, anche giovanissime, a ricorrere ad interventi di chirurgia estetica sempre più invasivi) è un velo invisibile, ma altrettanto potente e dispotico.
Anche gli uomini a volte portano un “velo immaginario”: nella società capitalistica nella quale viviamo sono costretti ad avere successo e soldi se non vogliono essere considerati dei falliti.
La chiacchierata, tutta al femminile, si è conclusa tornando alle foto di Ursula: all’immagine bellissima e potente di una donna con la pelle scura che ride di fronte alle avversità della vita e alle mani femminili che agitano i tamburelli, richiamo non solo alla sicilianità presente in tutta la raccolta di foto, ma anche all’allegria, alla danza e alla libertà.
Perché questo in fondo è il tema delle foto di Ursula e della serata: tutti noi, donne e uomini, dobbiamo liberarci dai veli della costrizione e avere il coraggio di cercare e trovare il nostro vero sé; solo allora, illuminati da una luce interiore, potremo vivere una vita autentica.
La serata si è conclusa con un gradevolissimo evento gastronomico di natura squisitamente siciliana: pane “cunsatu” e vino; perché si sa, in Sicilia, la cultura è sempre legata alla condivisione e alla buona tavola!
Ancora una volta le associazioni “Il Borgo di Presa” e “Pro Loco Presa” sono riuscite nel loro intento!
Grazie al mirabile lavoro degli organizzatori (con il patrocinio del comune di Piedimonte Etneo), tra questi Giovanna Antonelli e Francesco Vasta, non solo il borgo di Presa viene riqualificato, ma con la rassegna “Un libro fa Presa” autori siciliani, artisti e fotografi salgono sul palco e coniugano la passione per la lettura e per la cultura con l’amore per il territorio; quello che sta nascendo è un vero e proprio “salotto letterario” che valorizza il borgo e spinge alla riscoperta di Presa.
Un’iniziativa mirabile che valorizza al massimo le potenzialità della nostra meravigliosa terra.

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