Cronaca

Coronavirus, nuovo decreto: ecco le indiscrezioni

Indiscrezioni giungono dal Mef circa il nuovo decreto “Cura Italia “di Aprile, contenente le misure contro la crisi, che dovrebbe stanziare circa 70 miliardi. In questi giorni ci sono stati febbrili incontri tra il Ministro dell’economia con tecnici e, poi, in videoconferenza con gli amministratori locali. Emerge il fatto che le Regioni, soprattutto al Sud, non vorrebbero utilizzare i fondi Ue a loro assegnati e non spesi, mentre i sindaci rivendicano ancora aiuti poiché hanno difficoltà ad operare nella situazione d’emergenza. Si deve intervenire urgentemente in tutti i campi perché si dovrà stabilire il deficit aggiuntivo in consiglio dei ministri per poi farlo approvare alla Camera e al Senato. Si punta intanto ad un’azione complessiva di raccolta delle risorse nell’ambito del mercato con il prossimo Btp che punta a coinvolgere con nuovi strumenti i piccoli risparmiatori. In questo momento l’Italia si sta muovendo da sola poiché le misure Unione Europea ancora da decidere interverranno in una fase successiva. Appare difficile con il crollo verticale del PIL (vicino al – 10) e un impennata dal deficit (oltre il 6%) rinunciare ai prestiti del Mes senza condizionalità e vincoli. Il decreto in attuazione è cresciuto per le spese degli ammortizzatori sociali e le uscite che sono dovute al sostegno a tutte le categorie in difficoltà per la paurosa crisi economica che si sta vivendo. Infatti la Cassa integrazione ormai generalizzata dal decreto Marzo e la proroga della Naspi possono essere coperte con una spesa complessiva di 15 miliardi. Ci sono poi da coprire l’una tantum degli autonomi che dovrebbe crescere da 600 a 800 euro e le misure di estensione delle tutele a colf, badanti, stagionali e lavoratori discontinui, ribattezzate “redditio di emergenza”. La ministra del Lavoro Catalfo, spalleggiata dal movimento cinque stelle, punta a un’estensione del reddito di emergenza con un la spesa di almeno tre miliardi, mentre nel Pd si continua a preferire interventi più mirati per evitare di ridurre troppo la platea dell’una tantum per gli autonomi. Si punta ad una versione più selettiva di questo bonus agli autonomi per renderlo non universale come nel decreto di marzo. Ma la voce più cospicua del decreto di aprile sarà quella destinata a finanziare le garanzie statali sui prestiti avviate dal decreto liquidità. In tal senso si prova a trovare con le emissioni dei titoli di Stato circa 30 miliardi, che dovrebbero essere divisi in circa 5 miliardi destinati a rafforzare il fondo di garanzia per le Pmi e i 25 necessari per la copertura statale ai prestiti tramite Sace. Ma vi è anche da venire incontro alle lamentele delle Regioni poiché la crisi ha ridotto drasticamente le entrate, mentre le spese crescono per tamponare l’emergenza. Il governo vuole creare un fondo da 5 miliardi, diviso fra Comuni, Province e Città metropolitane (3 miliardi) e Regioni (2 miliardi). Ma i Comuni non si accontentano e vogliono di più poiché le stime parlavano di una riduzione di entrate da oltre 3 miliardi nel primo blocco. Ora che si è allungato il lookdown i sindaci calcolano un fabbisogno di almeno 5 miliardi. Senza contare, poi, che il provvedimento in arrivo ha in serbo la sospensione dei tributi locali che dovrebbe essere estesa sino al 30 novembre.
Poi per finire ci sono le misure per la famiglia i fondi per sanità e Protezione civile e le misure annunciate per aiutare il settore turistico (8-10 miliardi). Una situazione finanziaria davvero drammatica che desta preoccupazione e che non sarà facile risolvere.

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