Comitati Consultivi Aziendali, quando la partecipazione diventa di facciata

Dovrebbero essere uno strumento di partecipazione civica e un luogo di confronto tra cittadini, associazioni e aziende sanitarie. Nella realtà, però, molti Comitati Consultivi Aziendali delle ASP e delle Aziende ospedaliere sembrano essersi progressivamente allontanati dalla loro funzione originaria, trasformandosi in organismi opachi, poco incisivi e spesso piegati a dinamiche che con la tutela dei pazienti hanno ben poco a che fare.
A sollevare il tema sono il Codacons, l’Articolo 32 – AIDMA (Associazione Italiana Diritti del Malato) e Consaambiente (Associazione Difesa Consumatori e Ambiente), che prendono spunto dai recenti rinnovi dei Comitati Consultivi Aziendali per evidenziare una distanza sempre più marcata tra il ruolo che questi organismi dovrebbero svolgere e quanto accade nella pratica quotidiana.
Questi Comitati nascono per dare voce ai cittadini, raccogliere segnalazioni e contribuire al miglioramento dei servizi sanitari. Non sono organi di governo né centri di potere, ma strumenti di ascolto e partecipazione. Tuttavia, le associazioni affermano che, sulla base di numerose segnalazioni raccolte, in molti contesti tali organismi avrebbero assunto una dimensione del tutto impropria, trasformandosi in luoghi di visibilità personale più che di reale rappresentanza civica.
Le associazioni proseguono segnalando come si assista sempre più spesso a presidenze che si susseguono da un comitato all’altro, a dinamiche che ricordano la politica più che il volontariato e a modalità di nomina che destano più di una perplessità. Prassi che finiscono per svuotare di significato il principio democratico, come votazioni poco trasparenti o nomine per acclamazione, contribuiscono a rafforzare questa percezione.
A rendere il quadro ancora più paradossale, le associazioni dichiarano che vi sarebbero anche comportamenti improntati a una rappresentazione impropria dei ruoli. In alcuni contesti, infatti, taluni presidenti o componenti dei Comitati si presenterebbero o verrebbero indicati con appellativi accademici o professionali, come “professore” o “dottore”, che non troverebbero riscontro in titoli di studio effettivamente conseguiti.
Ma l’elemento che colpisce maggiormente – sottolineano le associazioni – è la crescente tendenza all’autocelebrazione, con fotografie, comunicati e articoli di stampa dedicati agli insediamenti dei Comitati, spesso raccontati come eventi di rilievo, mentre la sanità reale continua a mostrare falle profonde.
Un contrasto che appare evidente agli occhi dei cittadini, costretti ogni giorno a fare i conti con call center irraggiungibili, linee occupate per ore, prenotazioni impossibili e liste d’attesa interminabili per esami e visite essenziali. In questo contesto, le associazioni evidenziano come l’enfasi mediatica sugli insediamenti e sulle cariche rischi di apparire scollegata dalla realtà vissuta dagli utenti, se non addirittura offensiva.
Una sanità che fatica a garantire l’ordinario, ribadiscono Codacons, Articolo 32 – AIDMA e Consaambiente, non può permettersi passerelle autoreferenziali, ma ha bisogno di ascolto, concretezza e risposte operative.
Il rischio – proseguono le associazioni – è quello di trovarsi di fronte a Comitati formalmente esistenti ma sostanzialmente irrilevanti, incapaci di incidere davvero sulla qualità dei servizi e sulla tutela dei diritti dei cittadini. Per questo viene chiesto un cambio di passo, affinché tali organismi tornino a essere strumenti reali di partecipazione e non semplici contenitori di visibilità.
Perché un Comitato Consultivo non è un palcoscenico né una passerella personale, ma un luogo in cui la voce dei cittadini dovrebbe trovare ascolto. Quando questo non accade, a perdere non sono solo i Comitati, ma l’intero sistema sanitario e la fiducia dei cittadini. – concludono Codacons, Articolo 32 – AIDMA e Consaambiente.



