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Città Metropolitana, stipendi, carriera e servizi fermi: proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti

Partecipazione numerosa all’assemblea del personale della Città metropolitana di Catania, convocata per discutere dei ritardi e delle criticità che, secondo le organizzazioni sindacali, continuano a caratterizzare la gestione di aspetti centrali della vita lavorativa. La presenza dei dipendenti è stata letta come il segnale di un disagio diffuso e malessere lavorativo all’interno dell’Ente.
Nel corso dell’incontro sono state richiamate, in primo luogo, le questioni economiche. In base a quanto riferito dai sindacati, non risultano definiti i differenziali stipendiali per gli anni 2023, 2024 e successivi, né vi sono aggironamenti sulla produttività 2024 e sulle annualità future. È stata inoltre segnalata una situazione di stallo per le progressioni verticali in deroga che, pur avendo una procedura valutativa già definita, non risulterebbero concluse nonostante la scadenza indicata al 31 dicembre 2024. Sono state inoltre evidenziate altre criticità. Il welfare 2024 è stato approvato in ritardo. Nessuna comunicazione, sempre secondo quanto emerso, sul welfare 2025.
Nel corso dell’assemblea sindacale è stata inoltre avanzata la proposta di avviare uno stato di agitazione. La sollecitazione, proveniente dalla base dei lavoratori, è stata oggetto di diversi interventi e valutazioni. Successivamente, FP Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Csa hanno fatto proprio tale orientamento, annunciando l’avvio di una mobilitazione formale dopo mesi di sollecitazioni che, a loro avviso, non hanno prodotto riscontri concreti, né gli interventi risolutivi da parte dell’Amministrazione guidata dal sindaco metropolitano Enrico Trantino.
L’assemblea sindacale unitaria indetta dalla RSU della Città Metropolitana di Catania, riunitasi nella sede di Tremestieri Etneo, ha quindi deliberato lo stato di agitazione dei 420 dipendenti dell’Ente, motivando la decisione con il perdurare di una situazione di stallo sul fronte delle misure contrattuali.
«Non siamo più disponibili ad accettare rinvii e promesse disattese», dichiarano congiuntamente Concetta La Rosa (FP Cgil), Danilo Sottile (Cisl Fp), Mario Conti (Uil Fpl) e Stefano Grasso, responsabile provinciale Csa. «Dopo incontri, verbali e impegni formali, lo stato dei fatti è sotto gli occhi di tutti: nessuna risposta concreta, nessun atto conseguente. Lo stato di agitazione è una scelta obbligata, non ideologica».
Le organizzazioni sindacali sottolineano infine come la decisione assunta dall’assemblea rappresenti un segnale di determinazione da parte dei lavoratori, che chiedono il rispetto degli accordi e l’attivazione delle procedure previste. In assenza di risposte ritenute adeguate e verificabili, avvertono, la mobilitazione potrà essere ulteriormente rafforzata.

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