C’era una volta il Natale

Quello dei bambini che corrono con le guance arrossate e creano per i pastorelli del presepe percorsi tra muschio e carta stagnola. Il Natale delle famiglie che si affrettano tra mercatini e luminarie. Le città si accendevano come presepi viventi, e le tavole si preparavano a traboccare di pietanze, come se l’abbondanza potesse scacciare ogni ombra.
Eppure, mentre le luci brillavano, sotto i portici di piazza Europa a Catania si consumava un altro Natale.
Un Natale fatto di coperte tirate fino al mento, cartoni piegati come scudi contro il freddo e mani che stringono bicchieri di tè tiepido distribuiti dalla Caritas. Le file davanti ai centri di carità si allungavano come processioni silenziose e ogni volto raccontava una storia che nessun presepe ha mai previsto. In questo clima sospeso, qualcuno continua a ripetere che la povertà sia una scelta, un difetto di volontà. Una narrazione antica, che Chiara Saraceno definisce per ciò che è: un modo per scaricare sui più fragili il peso della loro stessa fragilità.
Eppure, i numeri raccontano un’altra verità: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, 2,2 milioni di famiglie che non ce la fanno, un esercito di “nuovi poveri” che lavora, paga l’affitto, cresce figli, e tuttavia non arriva a fine mese. Il potere d’acquisto si assottiglia, la precarietà cresce, l’Italia invecchia e si impoverisce. E mentre tutto questo accade, la Manovra 2026 arriva come un panettone amaro: nessun piano casa per i senza tetto, nessun sollievo per salari e pensioni minime, nessun respiro per la sanità. Una legge di bilancio prudente nei conti, esitante nelle risposte. La sanità riceve risorse che non bastano a compensare l’inflazione sanitaria; la spesa militare, invece, raggiunge un record storico. E sotto i portici, intanto, la notte resta lunga.
E i doni sotto l’albero? Gli italiani, interpellati da un sondaggio, hanno espresso desideri che somigliano più a richieste di giustizia che a capricci natalizi:
- Meno tasse – 43%
- La fine del conflitto tra Russia e Ucraina – 24%
- Maggiori investimenti per rilanciare l’economia – 21%
- Ripresa dell’occupazione giovanile – 21%
- Meno scontri e polemiche nel Paese – 16%
- Una lotta efficace alla corruzione – 13%
- Più riforme sociali – 12%
- Stabilità del Governo – 10%
- Che sia l’anno buono per realizzare le riforme – 10%
Sono desideri che non si impacchettano né si comprano e neppure si mettono sotto un albero. Sono desideri, invece, che chiedono visione, responsabilità e cura. Che parlano di un Paese stanco, sì… ma non ancora rassegnato. E allora, mentre i bambini scartano i regali e i pastorelli cantano nelle recite, sotto i portici di piazza Europa qualcuno aspetta un dono diverso: un posto letto, un pasto caldo, una mano tesa. Aspetta che il Natale non sia solo una festa convenzionale, ma un gesto concreto che segni la rinascita dell’amore del Cristo che celebriamo ogni 25 dicembre. Aspetta che la luce non si fermi alle luminarie, ma illumini anche le ombre.
C’era una volta il Natale.
E c’è ancora, ma non per tutti allo stesso modo.
Forse, per comprenderlo davvero, basterebbe fermarsi un istante, guardare oltre le vetrine e ricordare che la dignità risponde al nome di un solo grande marchio, oggi diventato d’élite: il diritto fondamentale di ogni uomo.



