Si archivia con successo l’edizione 2026 della rassegna letteraria “Catania Book Festival”: un bagno di folla ad ogni appuntamento tra dibattiti vibranti, sale sature e un pubblico attivo nel dialogo sociale. La manifestazione si conferma un laboratorio culturale e sociale pulsante, trainato dal carisma di autori capaci di dominare tanto il piccolo schermo quanto le community digitali. Il successo della rassegna è stato suggellato dalla presenza di nomi di spicco del panorama televisivo e influencer letterari di grande richiamo.
Si è riscontrata, infatti, una massiccia partecipazione in auditorium per Riccardo Azzali, autore capace di catalizzare l’attenzione di grandi e piccoli con una proposta che intreccia fisica e filosofia. Al centro della presentazione, il suo romanzo “Il gatto che mi ha spiegato l’universo”(Mondadori), in cui il gatto Epidoro diventa interlocutore e guida del fisico teorico Leonardo Brezzi. “Il gatto diventa un po’ la guida, il Virgilio del protagonista. Non poteva che essere così per chi, come me, ha sempre amato i gatti. Epidoro procede per domande, come accade in quel processo maieutico che fu di Socrate”, ha sottolineato Azzali durante l’incontro. Da questo dialogo surreale prende forma un viaggio nella conoscenza in cui “il sapere non si ottiene con le risposte ma con le domande”. Un approccio che predilige una dimensione profondamente umana: “La fisica è uno strumento umano che cerca di afferrare concetti come il tempo, lo spazio. Da una domanda filosofica arriva una risposta scientifica”.
Calorosa accoglienza della platea anche per Danilo Bertazzi, indimenticato Tonio Cartonio della Melevisione che ha accompagnato il pubblico in un percorso narrativo delicato e coinvolgente, capace di parlare a tutte le generazioni. Al centro, la storia di Pietro, (Pietro e il Mostro delle Fiabe Perdute” RKH Studio) impegnato in un viaggio tra magia e oscurità per salvare le fiabe dimenticate, in un mondo che sembra aver smarrito il valore delle storie.
Il programma serale ha visto protagonista Anna Mallamo: l’autrice messinese, già caso letterario con l’esordio “Col buio me la vedo io” (Einaudi), ha confermato il talento che le è valso il Premio SuperMondello 2025, affascinando ancora una volta pubblico e critica.
Il festival ha dedicato un focus speciale al racconto del territorio. Paolo Girella ha illustrato il progetto “111 luoghi di Catania che devi proprio scoprire” (Emons), descrivendolo come un “romanzo urbano” collettivo. Un’idea condivisa da Florinda Giannino, che ha sottolineato la volontà di reimmaginare gli spazi cittadini per svelarne l’essenza più profonda. In questo viaggio tra le pagine si inserisce anche Ilenia Curiale con “Ti ci devo portare in Sicilia” (Cirnauti): una dichiarazione d’amore alla propria terra che invita a leggere Catania con occhi nuovi prima ancora di attraversarla.
La giornata ha trovato il suo baricentro civile negli incontri dedicati ai diritti, con un focus necessario sulla condizione femminile. Momento di profonda riflessione è stata la presentazione di “Senza spegnere la voce” (Nous) di Giorgia Landolfo, che scava nella drammatica vicenda di Valentina Milluzzo. Il libro mette a nudo una catena di omissioni e silenzi: dalla mancata informazione sui rischi vitali alla presenza di soli medici obiettori nel reparto. Un’opera necessaria che, nelle parole dell’autrice, mira a restituire verità a Valentina, trasformando una tragedia individuale in un monito collettivo che riguarda ogni donna.
Il programma è stato arricchito da una sezione laboratoriale finalizzata al coinvolgimento attivo della cittadinanza. Di particolare rilievo l’esperienza de “Il mio consultorio”, un modulo di riflessione e co-progettazione sui servizi territoriali. L’iniziativa testimonia la missione della rassegna: superare l’approccio puramente teorico per promuovere una vera partecipazione civile.
Riflettori puntati sull’evoluzione sociale con il volume “Gender Is Over”, un’analisi puntuale sulla degenderizzazione della società. Durante l’incontro è emersa la visione della scrittura come “spazio di responsabilità”, dove la chiarezza diventa strumento di inclusione. Il dibattito ha toccato il nodo cruciale del rapporto tra lingua e politica, sottolineando come il mutamento linguistico rispecchi sempre nuovi equilibri di potere. La conclusione è un monito sul dialogo: la crisi comunicativa attuale non nasce dai termini utilizzati, ma da una profonda mancanza di empatia tra le persone.
Il binomio tra diritti ed educazione è stato esplorato nell’incontro “Senza legge”, un dibattito serrato sul perché l’educazione sessuo-affettiva rappresenti oggi una priorità politica. Il confronto ha evidenziato l’urgenza di superare i ritardi del sistema italiano attraverso riforme strutturali che portino la consapevolezza emotiva e relazionale tra i banchi di scuola.
Non solo parole, ma anche immagini: le tre mostre in programma hanno arricchito il festival di nuovi significati. Il festival ha trovato nelle arti visive un potente alleato narrativo attraverso tre percorsi espositivi di grande impatto. L’Accademia di Belle Arti di Catania ha proposto “Resistenza, Responsabilità e Grafica”, un tributo alla memoria collettiva affidato alla forza comunicativa dei manifesti civili. Lo sguardo si è poi spostato sui conflitti contemporanei con “Sotto il cielo di Gaza” (Amnesty International), dove gli scatti di Omar El Qatta hanno dato voce alla sofferenza dei civili. A chiudere il cerchio, l’opera di Fabrizio Spucches, “NoWay!”, una provocazione visiva che scuote l’indifferenza comune sul dramma delle migrazioni tra realtà e finzione.
La giornata ha vissuto il suo atto finale tra il ritmo dei reading e la forza delle performance, suggellando l’identità di una rassegna capace di far dialogare forme d’arte differenti. Il sipario cala, dunque, su un’edizione che ha saputo fondere narrazione e impegno civile, confermando la capacità del festival di intercettare le urgenze della contemporaneità.
Consolidato ormai come laboratorio permanente di idee, il Catania Book Festival si congeda con la forza di chi sa far parlare la letteratura con la vita reale, trasformando ogni incontro in un seme per il dibattito di domani. Un’edizione, dunque, proiettata nel futuro: non più solo un evento, ma un vero presidio di cittadinanza dove i libri diventano lo strumento per decifrare, con sguardo lucido, le complessità del nostro tempo.
