Politically incorrect

“Caso Sicilia”: oggi un’intera classe politica, la premier Meloni su tutti, è indignata ma sino a ieri dov’era?

Sì crede estranea Giorgia Meloni dopo che sulla stampa domina il “Caso Sicilia”.
Si crede estranea, la Meloni, ma, al di là dell’inchiesta, il cui indagato più noto è Totò Cuffaro, dimentica che Fratelli d’Italia nelle vicende che nell’isola con la sanità e (non solo) hanno a che fare ci sta dentro; basti pensare a tutt’altra vicenda, quella di Gaetano Galvagno, pupillo di Ignazio La Russa.
Oggi un’intera classe politica è indignata nell’apprendere quanto rivelato dall’indagine su Cuffaro,
quasi che chi siede all’Assemblea Regionale Siciliana o, da siciliano, siede al Parlamento o al Senato, o, ancora, chiunque faccia politica finanche in una landa o in un caseggiato non si fosse mai accorto di quel che è accaduto e di quanto denunciato, a suo tempo, da Mario Barresi e dal sottoscritto.
Il 4 febbraio del 2023, infatti, “La Sicilia” pubblicava un articolo dal titolo “Figli di … e tanti volti noti nei concorsi-lampo della sanità siciliana …” e i figli dei testimoni di nozze, c’è da aggiungere.
Del resto, è stata una faccenda, questa dei concorsi che, oltre a riguardare personaggi di rilievo del centrodestra (e i rispettivi parenti), sembrerebbe aver coinvolto le Asp delle nove province, tra loro in raccordo.
Quindi, si crede estranea Giorgia Meloni, ma al governo regionale, quando tutto questo era appena iniziato, ci stava Nello Musumeci, attuale ministro del mare e combattente di aria, e alla Sanità ci stava Ruggero Razza, il delfino, attuale deputato europeo di Fratelli D’Italia.
In fondo, se per Benito Mussolini l’Italia era un paese di santi, di poeti e di navigatori, a far il verso al duce ci pensò Ennio Flaiano, Italia sì di santi, di poeti e di navigatori … ma anche di cognati (e quando quest’espressione fu coniata, Francesco Lollobrigida ancora doveva nascere); e la sanità isolana, in senso lato e in senso largo, è tutta una continua spartizione, da Fratelli d’Italia, passando per Forza Italia, proseguendo con Luca Sammartino e Valeria Sudano, adesso nella Lega e domani chissà, sino all’Mpa.
Di che stupirsi? è la terra del familismo, si sa.
Associazione per delinquere, corruzione e turbativa, le contestazioni a vario titolo a diciotto indagati; su sanità e sugli appalti è l’indagine … e ancora non c’è il ponte.
La sanità è spartizione e nelle carte dell’inchiesta si legge chiara, chiara.
“Abbiamo Enna, Palermo e Siracusa”, dice Cuffaro.
“Ma se si fa un quadro complessivo perché il Civico di Palermo se lo devono prendere Forza Italia o Fratelli d’Italia?”, dice Romano, anch’egli indagato.
“A sto punto però … se noi facciamo una battaglia ferma sul Civico, se questa cosa può servire utilizziamola pure … perché noi una casella ce la devono dare a Palermo”, sostiene Cuffaro.
E Romano di rimando: “è giusto che io ti dico quello che faccio. Io intanto a Lombardo gli faccio una chiamata e gli dico ma ti sei preso i direttori. Ho portato ventimila voti”.
Certo, tutti, avendo a cuore la tutela del paziente, ci mancherebbe.
La sanità, perciò: e la dinamica ce la riporta para, para Salvo Palazzolo su “Repubblica”, quasi fosse una novella: “L’inchiesta svela che il lavoro sporco lo avrebbe fatto lo storico segretario di Cuffaro, Vito Raso, consegnando per tempo ai raccomandati le tracce delle prove. Davvero un gran favore per la macchina elettorale di Cuffaro, che aveva già promesso una sostanziosa ricompensa anche al dott. Iacono: ‘ottenne la promessa – scrivono i pubblici ministeri – di conseguire l’incarico di direttore dell’Unità di Anestesia e rianimazione a Villa Sofia”.
Se una scena del genera fosse avvenuta in uno dei tanti concorsi avvenuti nelle nove Asp …?
Oggi tutti indignati e tutte indignate ma sino a ieri, c’è da chiedersi, ancora una volta e una volta ancora, dov’eravate?
Renato Schifani, il presidente, Forza Italia è il suo partito, s’è limitato al minimo sindacale: ha “liquidato” i burocrati indagati.
Da Fratelli d’Italia, lo si è letto, “sconcerto” ed è di Raffaele Lombardo prima la decisione di non partecipare ai vertici di maggioranza: “Se Schifani vorrà ci sentiremo al telefono”; dopo la richiesta di azzeramento della giunta regionale.
Dunque, oggi tutti indignati e tutte indignate ma sino a ieri, c’è da chiedersi ancora una volta e una volta ancora, dov’eravate?
Essere credibile consente di parlare, non avere credibilità consiglia di tacere.

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