Marzo 17, 2026 10:07

Graziella La Rosa

Writer & Blogger

Buon compleanno caro “papà” Vescovo

Caro “papà” Vescovo, di solito nel giorno del compleanno è il festeggiato a ringraziare per gli auguri ricevuti ma oggi desidero coglierti in contropiede ed esprimerti i miei più fervidi sentimenti di gratitudine per l’appassionata dedizione e il costante impegno profuso nell’accudire il gregge catanese affidatoti dal Signore e benedico il soffio dello Spirito che gonfiò le vele che dalla tua amata Puglia ti
fece ormeggiare la tua incrollabile ed inscalfibile FEDE nel porto della città di Agata.
Da quel giorno hai seminato senza sosta nei nostri cuori fiori che non conosceranno inverno,
estasi di stelle, tramonti che promettono nuove incantevoli albe; perché sei fermamente convinto che in ogni scorcio di vita, anche in quello che a noi sembra imperfetto, c’è una poesia che ancora non abbiamo finito di leggere.
La tua vita non fa rumore ma si fa sentire, soprattutto quando con instancabile e contagiosa sollecitudine si prodiga, senza risparmio di energie, nel mostrare a tutti le coordinate esatte per vedere il cielo anche da terra,studiando la mappa delle emozioni che conducono alla scoperta del tesoro più prezioso.
Come un novello Robin Hood rubi pezzi di cuore e li restituisci traboccanti di vita e di vertigini per un futuro che non rimane più seduto sulla riva in attesa ma pronto a volare.
Hai un talento straordinario nel saper rendere l’ordinario indimenticabile e credo che in questo ti aiuti il saper guardare la profondità dell’anima e non la sua altezza.
Come i Santi Sposi ci insegni che Dio abita le case semplici, i “si” quotidiani, le scelte fatte nella fatica ma intrise di pazienza, fedeltà e speranza.
Per te ogni cuore è un altare in cui entrare scalzi e consegnarsi riponendo ogni umana armatura e ben educata paura per divenirne custodi in eterno; sottraendolo dalla tirannia del tempo e mettendolo al riparo dalle intemperie del mondo, dalle ingiustizie, dalle offese e dalle crudeli umiliazioni.
Tutti sanno distruggere ma custodire è la più raffinata delle arti e tu nei sei esimio maestro.
Per te le incognite non sono minacce ma domande con cui aprire dialoghi, diversità da accogliere e non soffocare.
Le tue omelie sono un abbraccio che sempre, senza chiedere nulla in cambio, rimane anche quando smette di stringere, perché rinvigorisce e restituisce ossigeno all’anima.
Le braccia si aprono e i cuori si rannicchiano in modo da rendere noi accessibili e i nostri sogni possibili.
Chissà quante notti insonni abitano il tuo bel sorriso,
chissà quante ferite riponi piegate in tasca come lettere mai spedite e quanti volti sofferenti per povertà, malattia e solitudine si accendono quando chiudi gli occhi per riposare.
Le tue orecchie non sentono solo il dolore urlato ma captano anche quello sussurrato.
Con cuore impavido hai rotto i sigilli del “si è sempre fatto così” generando nuove aurore che hanno azzerato le penali del passato, tagliato gli interessi al rancore e concesso infinite rate alla speranza.
Ti sei reso colpevole di troppa bontà dispensando più misericordia di quanta ne consenta qualunque legge degli uomini ed elargendo con infinito amore perdono che non conosce scadenza, perché l’amore non si misura, si china.
La paternità spirituale non solo ti rende perfetto: ti rende autentico.
Ti spoglia e ti riveste, ti spezza e ti ricompone mostrandoti una forza che non sapevi di avere.
Anche quando ti senti fragile e quando dentro ti sembra di andare in frantumi, comprendi che sei fatto di un amore così profondo che ti dona la forza di riscrivere tutto.
Hai seguito un sogno, hai iniziato un cammino e ti sei fatto custode dei tesori che Gesù ti ha affidato senza indugio alcuno, incidendo il mondo in silenzio ma lasciando una traccia che durerà più di qualunque parola scritta perché continuerai a camminare nei nostri passi.

Ad multos annos caro Papà Vescovo per aspera ad astra.

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